mercoledì, 12 Maggio 2021

SETTE DOMANDE A…
WALLY FRANCESCHIN

Wally Franceschin è nota a Carugate per essere assessore alle Pari Opportunità, moglie, e mamma di tre figli cresciuti in paese.
Ma prima di tutto questo, Wally è una donna che si è nutrita di letteratura e poesia sin da giovanissima, con qualche racconto e qualche verso infilato nel cassetto semichiuso.  Nascondeva i romanzi dietro ai libri di scuola, perché suo padre le ha sempre spiegato che “la cultura nel grado delle priorità viene dopo il sostentamento, è un privilegio che bisogna possedere per poter andare nel mondo, ma ha valore se finalizzata ad un lavoro, altrimenti è perdita di tempo“.
E’ proprio da lei che è partita l’idea di affidare alla quarta edizione del concorso letterario “Liberi di Scrivere”, un tema così centrale, quotidiano e complesso come la violenza sulle donne, volgendo al femminile il titolo di un libro di Alice Munro “Nemico, Amico, Amante“. La scelta pare abbia pagato, con oltre cento racconti pervenuti da ben 17 regioni italiane. Se poi si pensa che durante l’anno, la Munro ha ricevuto  il premio Nobel per la Letteratura, si può tranquillamente pensare che il successo fosse già nell’aria…
Incontriamo allora Wally Franceschin, che per l’occasione ci ha svelato un curioso retroscena del suo rapporto con “Liberi di scrivere”.

. Il successo di questa edizione del concorso è notevole, avete tra le mani 142 racconti, alcuni arrivati dal carcere di Opera, uno scritto a due mani, altri di ragazzi giovanissimi. A cosa si può attribuire, secondo lei, questo enorme riscontro ?
Sicuramente abbiamo pubblicizzato molto e bene l’evento, credo però che la scelta dell’argomento abbia destato in molti il bisogno, l’esigenza di continuare a parlare di questo tema che sta sulla bocca di tutti, ma non si capisce bene quanto sia stato davvero compreso.
Il fatto che ci siano racconti scritti da detenuti, è una cosa che mi emoziona molto, perché proprio quest’anno abbiamo svolto incontri sulle parole poetiche dal carcere, con i lavori dei laboratori di scrittura delle strutture di Bollate e Opera appunto. Significa che quanto svolto ha lasciato un forte scambio, che continua nel tempo.

.Come mai ha proposto una tematica così forte per un concorso letterario di aspiranti scrittori?
Indubbiamente la scelta è stata un grosso rischio, ma più che altro perché è un tema di vitale importanza che purtroppo rischia di essere inflazionato, e come tale di risultare superficiale, di entrare nella quotidianità senza più la giusta attenzione.
Ho però voluto insistere molto su questo punto, perché con l’assessorato alle Pari Opportunità è da tempo che seguiamo un percorso di sensibilizzazione e approfondimento su questa piaga sociale che è la violenza di genere contro le donne. Ho capito che non é argomento da chiudere in una serata o in un incontro, ma è materia su cui discutere sempre, con costanza, senza lasciarlo cadere. Il concorso letterario si dimostra in questo senso uno strumento di coinvolgimento enorme sulla questione, oltre che un modo per capire come è recepita dalle persone, da chi ha una sensibilità letteraria, da chi sente l’esigenza di scriverne e parlarne.

 

.Si aspetta qualcosa da questi racconti ? Sappiamo che il 67% delle opere sono state scritte da donne, giusto ?
Sì, le donne hanno aderito con ben 96 racconti su 142, e gli uomini con i restanti 46, e questa è un’analisi che legata al tema proposto fornisce già delle indicazioni interessanti.
Ora bisognerebbe capire come, queste donne e questi uomini, hanno deciso di affrontare la questione, quali scelte narrative hanno adottato, se hanno preferito un romanzo thriller, o un racconto in prima persona, la forma del diario o una storia raccontata da terzi. E’ interessante per comprendere il modo in cui i due mondi percepiscono e rielaborano il problema. Ci si concentra sulle donne vittime di abuso, ed è corretto ovviamente, ma commettiamo una mancanza se guardiamo all’uomo solo come carnefice. C’è tutto il mondo degli uomini che amano queste donne colpite da violenza, i fratelli, gli amici, i compagni, i padri. Ricordiamo che molte donne subiscono abusi da perfetti sconosciuti, sebbene aumenti il numero di casi tra le mura famigliari. Sarebbe interessante capire se in qualche racconto di quelli a firma maschile, ci sono anche storie di uomini che hanno sofferto per la violenza subita da una loro compagna, amica, sorella. Pensandoci bene adesso, una cosa forse me la auguro: che ci siano tra questi racconti, storie di donne migranti, punti di vista diversi e di culture differenti sullo stesso problema.

 

.Nella sua vita, il percorso personale da studentessa ad assessore, ha qualche intreccio con la letteratura ? E secondo lei, letteratura e politica hanno un territorio comune dove incontrarsi ?
Scrivere e leggere sono sempre state costanti nella mia vita. Non nego di essermi cimentata anche con qualche scritto, soprattutto di poesia, anzi, a questo punto devo fare una confessione: alla prima edizione del concorso Liberi di Scrivere, ero stata una delle partecipanti carugatesi ad inviare il proprio racconto, ma se ancora non vendo libri, significa che non era andata tanto bene ! Comunque ho sempre coltivato la scrittura sotto molti aspetti, frequentando corsi di scrittura creativa ed esponendo brevi poesie e racconti in occasioni di eventi inerenti il mondo femminile.
Poi è capitato di iniziare a cimentarmi con una scrittura diversa, rivolta agli altri, ad una causa, ad un lavoro, al servizio di qualcuno. Quindi una cosa così personale come lo scrivere è entrata nella quotidianità, e mi ha fatto capire che ogni cosa passa attraverso la parola e la comunicazione, e che la scrittura come riflessione e consapevolezza, ad un certo punto diventa azione e si fa educazione e sensibilizzazione. E’ questo il forte legame tra letteratura, scrittura e politica: la riflessione che diventa azione concreta al servizio di altri. Ecco spiegato il passo che ho fatto quando ho accettato di diventare assessore alle Pari Opportunità, che sono una cosa fondamentale, queste opportunità, perché è essenziale essere alla pari, non uguali, ma in parità, e la differenza è notevole.

 

.In una società così multimediale e digitalizzata, con e-book e utilizzo di blog a profusione, è ancora fondamentale il ruolo della biblioteca ?
Bhè, assolutamente importante direi. Al di là del fatto che non tutta la popolazione è digitalizzata, esistono altre ragioni per cui la biblioteca è luogo fondamentale: l’integrazione e l’accesso alla cultura gratuito, lo scambio di conoscenze, le relazioni personali. Penso ai migranti, loro in un luogo così possono ricercare la loro cultura di origine nel nuovo mondo in cui vivono, e nel contempo relazionandosi con i loro neo concittadini. Inoltre, da accanita lettrice, il piacere del libro stampato è una cosa insostituibile soprattutto se si tratta di lettura di evasione, mentre non nego la comodità delle informazioni reperibili digitalmente soprattutto per studio, ricerche, approfondimenti. Per quanto riguarda gli e-book o gli audio libri, sono felice di annunciare che i primi racconti selezionati in questa edizione di Liberi di Scrivere, saranno poi trasformati in audiolibro, quindi fruibili da non vedenti così come da persone con disturbi dell’apprendimento, soprattutto ragazzi giovani.

 

.Sappiamo di alcune novità introdotto per questa edizione, può accennarci qualcosa ?
Oltre alla conversione dei brani selezionati in audiolibro, ci sarà anche un premio speciale dato da una giuria popolare, che potrà esprimere la sua preferenza per uno tra i racconti selezionati dalla Commissione Giudicante. Chi otterrà questo riconoscimento sarà premiato e avrà uno spazio web dedicato con intervista, ma ci saranno maggiori dettagli prossimamente.

 

.Il successo di questa edizione, il numero crescente di blog, l’ uso dei social network, sono tutte forme diverse di una stessa esigenza: raccontare. Secondo lei questo aiuta o no, lo sviluppo di una consapevole comunicazione e di una letteratura?
Bisogna fare delle grandi distinzioni a mio avviso.  I social network sono una grande fonte di parole, ma tutte piuttosto auto referenziali, che mostrano un’importante tendenza al parlare di sé. Tra i blogger il discorso è differente, ci sono esperienze che somigliano solo a grandi vetrine in cui la gente tenta di mettersi in mostra, di sorprendere e stupire, e ci sono di contro pagine interessanti di approfondimento, di racconti e storie che hanno un piacevole valore letterario secondo me. Comunque credo che questa forsennata esigenza di parlare, comunicare, interagire, non sia figlia di Facebook o Twitter, ma che nasca ancora prima, sin dai tempi delle prime reti intranet aziendali, dove tra colleghi ci si mandavano messaggi con interi brani di libri, citazioni e cose simili. Poi si è passati alle mail, con la stessa funzione,  quindi agli sms, alle chat, solo alla fine ai social network. In sostanza, troveremo sempre nuove formule che ci consentano di spiegarci e comunicare, perché sono le nostre principali esigenze.

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SETTE DOMANDE A …
ELISABETTA BUCCIARELLI

Un Premio Scerbanenco 2011 per il miglior romanzo noir italiano, assegnato al libro “Ti voglio credere”, e un Premio Franco Fedeli 2010 per il libro “Io ti perdono”. Spiccano questi due riconoscimenti nel denso curriculum di Elisabetta Bucciarelli, la nota scrittrice di romanzi Noir che quest’anno sarà Presidente di giuria per il concorso letterario Liberi di Scrivere. Fermarsi a queste due menzioni però, tradirebbe la carriera dell’autrice milanese, che non sarebbe la scrittrice conosciuta oggi se non avesse vissuto a pane, teatro e scrittura, ma che allo stesso tempo si è formata su due grandi passioni: l’arte e il cinema. Proprio per il cinema Elisabetta Bucciarelli ha scritto molto sin dai vent’anni, partecipando alla stesura del corto “Fame Chimica” e del docu-film “Amati Matti”, menzione speciale della giuria al 53° Biennale del Cinema di Venezia. Tra i suoi romanzi più celebri tra cui perdersi per conoscere meglio il mondo del noir e il mondo dell’autrice, ricordiamo: “Happy Hour”, “Dalla parte del torto”, “Femmina de luxe”, “Io ti perdono”, “Ti voglio credere”, “Dritto al cuore”, “Corpi di scarto” e “L’etica del parcheggio abusivo”. Dunque conosciamo meglio questa scrittrice che tanto sta dando al romanzo italiano, e… benvenuti nel Noir, una valida alternativa ai telefilm sul crimine…

 

– Come Presidente di Giuria di un concorso letterario, e come autrice di romanzi noir, è obbligo chiederle com’è nata questa passione, con quali libri ha iniziato ad amare la letteratura, e quando ha pensato seriamente di voler scrivere ?

Il noir è ormai solo un’etichetta comoda per catalogare i libri, è un concetto anfibio, a metà tra il giallo e il mainstream. Di fatto dovrebbe essere il punto di vista delle vittime, un plot senza per forza l’indagine, un’atmosfera solida per nulla rassicurante. Ho amato molto Izzo e Malet, loro erano veramente Noir, ma devo a Durrenmatt la spinta a scrivere quello che scrivo. Non a caso era un drammaturgo, perché in realtà la mia vera passione è il teatro, la scrittura drammaturgia appunto. Mi sono formata al laboratorio della Civica scuola d’Arte drammatica Paolo Grassi, ex Piccolo Teatro di Milano, dove i miei innamoramenti iniziali sono stati Shakespeare, Genet, Beckett, Pinter e Muller. A scuola ho un ricordo forte ed emozionante di Manzoni, letto però durante l’estate che precedeva l’anno scolastico in cui avrei dovuto studiarlo. E così è stato per l’Iliade, l’Odissea, la Divina Commedia e le poesie di Leopardi. Forse questo essere in anticipo sugli obblighi della scuola mi ha salvata e mi ha fatto amare anche la letteratura. Ho capito che non avrei potuto fare altro che scrivere e che dovevo attivarmi seriamente per farlo dopo l’esperienza del laboratorio del Piccolo Teatro, avevo vent’anni.

– Ora presiede la giuria di questo concorso, ma lei ha mai partecipato a eventi simili ? Se sì, quali erano i temi e com’era andata ?
Tra le varie esperienze come giurata ricordo in particolare un premio letterario molto prestigioso per la qualità dei promotori, uno tra tutti Luigi Bernardi, editor e scrittore, il premio si chiama Lama e Trama e si svolge a Maniago. Sono stata scrupolosa e coscienziosa, con la consapevolezza di avere sotto gli occhi e tra le mani la fatica e le emozioni di tanti partecipanti.

– Il suo nome si lega al genere letterario dei romanzi noir, un aspetto particolare rispetto ai filoni più commerciali. Com’è nato il suo interesse per questo mondo?
Credo che il genere, di cui il noir fa parte, imponga allo scrittore delle gabbie forti e precise. E’ nelle forzature che trovo la mia libertà maggiore. Per questo scrivere una storia che abbia delle regole mi concede la possibilità di poter esprimere anche tutto ciò che sento e devo. Le rabbie e i conflitti, la ricerca della verità e le ingiustizie di cui siamo tutti vittime. Sembra un paradosso ma non lo è.

– In generale quanto è importante per lei, che vengano organizzati concorsi letterari su scala nazionale ? quanto contribuiscono alla scoperta di nuovi scrittori e quanto può, un giovane che sogna di diventare scrittore, contare su questi eventi ?
Mai come in questo momento esistono concorsi a premi per esordienti o aspiranti scrittori. Troppi e troppo spesso organizzati solo a fini di lucro. Più che scoprire nuovi talenti offrono la possibilità di raccogliere idee, pensieri e opinioni su temi precisi e importanti. Sono spaccati sociologici più che letterari. Poi capita che qualche autore colga l’occasione di un successo per proseguire, ma lo farebbe ugualmente anche senza concorsi letterari. Alcune competizioni, invece, hanno proprio l’obiettivo di fare scouting ma sono quelle che hanno in giuria editor, agenti o case editrici come il Premio Calvino per esempio. Sono un’altra categoria di concorsi ed è un bene che esistano.

– Dover giudicare dei racconti, che emozioni le da ? Si aspetta di trovare qualche nuovo talento ? O comunque, che aspettative ha su questo concorso ?
Questo è un buon concorso, sia per la qualità dei giurati tutti di alto profilo, sia per il tema proposto, la violenza contro le donne declinata in molti modi differenti, un argomento importante e necessario su cui occorre interrogarsi in continuazione. Mi aspetto di trovare idee, opinioni, riflessioni dense. Spero di leggere testi scritti da donne ma anche da uomini, e mi auguro che si possa aprire un dibattito, magari sui modelli femminili e maschili che dobbiamo superare e sostituire.

– Reiner Maria Rilke in “lettere ad un giovane poeta”, consigliava all’ aspirate scrittore: “Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore, confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere ?”. Lei cosa si sente di dire a chi si appresta a consegnare in busta chiusa il suo racconto e il suo sogno, vedendo in questo concorso nazionale, una possibilità ?
I sogni vanno seguiti sempre e farlo è già un atto psicomagico. La scrittura è democratica, è di tutti e tutti hanno diritto di esprimersi per suo tramite. Ma il consiglio è soprattutto di leggere, tanto, sempre. Di continuare a cercare le parole giuste per chiamare le cose e i sentimenti e di farlo nei libri dei bravi scrittori. Leggere poesie, soprattutto, tutte le sere prima di dormire.

– Infine le chiedo un consiglio per chi sta ultimando i suoi racconti e si appresta a consegnarli: Il tema proposto dalla commissione della Biblioteca Civica di Carugate in sintonia con l’ Assessore Walli Franceschin, è stavolta di grandissima attualità e coinvolge diverse problematiche legate alla violenza di genere. Ecco, un racconto che muove da situazioni reali, da storie sentite o lette sui giornali e infarcite di dettagli, come dovrebbe fare per slegarsi dalla cronaca giornalistica per assumere un aspetto più letterario?
La vita reale va metabolizzata, tenuta a distanza, elaborata. Deve trascorrere un tempo perché le nostre piccole storie private possano diventare la storia di tutti e trasformarsi in scrittura per gli altri, narrazione. Questo concorso non chiede ai partecipanti di essere scrittori ma di sperimentarsi con le parole per provare a raccontare. Anche l’autobiografia è una forma letteraria, purché sia universale nei contenuti. Un consiglio tecnico potrebbe essere di non scrivere in prima persona, privilegiando la terza, di non utilizzare il tempo presente ma l’imperfetto o il passato prossimo, operazioni entrambe capaci di mettere spazio tra il “nostro ombelico” e la pagina bianca. Più difficile, ma assai efficace, provare a stare dalla parte dei cattivi e ho il sospetto che nelle trame dei racconti del nostro concorso potrebbero essercene molti.

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CARUGATE – Al via la quarta edizione di “Liberi di Scrivere”, concorso letterario nazionale per aspiranti scrittori

scrivere-LETTERA“Liberi” e “Scrivere” sono due termini che da soli evocano un mondo di possibilità.

Insieme però, costituiscono uno dei punti di forza della Biblioteca Civica di Carugate.

Il concorso letterario biennale “Liberi di Scrivere” è, infatti, giunto alla sua quarta edizione con una breve e gloriosa storia alle spalle che ha portato nomi importanti del panorama letterario e non solo, a presiederne la giuria.

L’ edizione attuale proporrà ai partecipanti una sfida attuale e complicata come quella sul tema della violenza di genere, argomento sostenuto dall’ assessore carugatese  alla Cultura e alle Pari Opportunità, Wally Francheschin, e poi messo a punto dalla Commissione Biblioteca Civica e Attività Culturali.

Nemica, Amica, Amante. Storie di violenza sulle donne: paura, silenzio, rinascita”.

E’ questo il titolo del quarto capitolo del fortunato concorso letterario nazionale, aperto a tutti i maggiorenni che consegneranno a mano o con raccomandata con ricevuta di ritorno, entro e non oltre le ore 18.00 di mercoledì 30 ottobre 2013, le loro 15.000 battute spazi inclusi (questo il limite fissato per la lunghezza delle opere), sino ad ora rimaste chiuse in un cassetto.

La commissione giudicante di quest’anno è davvero ricca di nomi importanti a partire da Elisabetta Bucciarelli, nota scrittrice di romanzi Noir, che presiederà la giuria avvalendosi dell’ apporto di un’ esperta in criminologia come Cinzia Mammoliti, di scrittori come Cristina Obber, Mauro Raimondi e Mirfet Piccolo, di giornalisti ed esperti di cinema come Alberto Figliolia e Giorgio Bacchiega, oltre al supporto di esponenti del settore Cultura della Provincia di Milano come Cristina Borgonovo e Paola di Andrea.

Nel dettaglio, le opere dovranno pervenire in duplice copia cartacea in busta sigillata priva di riferimenti e dati personali, che saranno invece contenuti in una seconda busta sigillata (inserita nella prima) insieme al file di testo su supporto cd-rom.

I primi tre romanzi considerati meritevoli, si aggiudicheranno un premio in denaro rispettivamente di 500, 300 e 200 euro e le premiazioni ufficiali avverranno già nelle prime settimane del 2014 in una cerimonia pubblica. Verrà inoltre consegnato un premio popolare assegnato dai cittadini e i racconti , sia premiati che fuori classifica, verranno pubblicati e distribuiti nei luoghi di ritrovo del territorio.

La violenza sulle donne è un tema delicato che spesso fugge dalle discussioni plateali proprio per la fragilità dell’ argomento, ma proprio questo fattore di shock ha svegliato molte coscienze e molte sensibilità, perché non provare dunque a mettere per iscritto queste storie e iniziare a scriverne, se a parlarne si fa ancora fatica ? Il 4° concorso letterario “Liberi di scrivere” ne fornisce l’occasione, peccato sprecarla !

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