CERNUSCO
IN MIGLIAIA PER SALVARE L’UBOLDO. FOTO E CRONACA DI UN EVENTO ECCEZIONALE

Ieri mattina, 18 ottobre, è accaduto che oltre un migliaio di persone abbiano sfilato dietro lo striscione dell’orgoglio cernuschese per il proprio reparto di maternità. Un successo senza precedenti per una manifestazione in città.

Vania Gambino è una mamma che ha partorito 9 mesi fa a Cernusco; Giovanna Benenati, è una futura mamma che vorrebbe partorire all’Uboldo, e Francesca Regina è un’ostetrica dell’ospedale cernuschese.
Loro tre sono state le promotrici di questa manifestazione che in poco meno di due ore ha radunato oltre mille persone da svariati paesi della zona, da Cernusco ovviamente, sino a Cologno, Pioltello, Carugate e Brugherio.

IL CORTEO E LE PAROLE DEI MEDICI DELL’UBOLDO
Nel corteo, donne incinte, mamme, papà, cittadini, medici, infermiere, ostetriche e volti noti della maternità cernuschese, come il ginecologo Dottor Gimmi ad esempio, che non ha usato mezzi termini per definire la situazione: “E’ una scelta dissennata che intacca un lavoro di equipe lungo anni, formatosi giorno dopo giorno grazie alle sinergie messe in campo da un gruppo collaudato che ora verrà smantellato, ed è un danno per l’ospedale e per la cittadinanza. Si parla spesso di malasanità, ma questo è un clamoroso caso di politica, di malapolitica, di scelte senza logica e senza riflessione

I posti di lavoro
La Dottoressa Previdi invece, ginecologa dell’Uboldo, ha sottolineato anche l’aspetto occupazionale, che sino ad ora è passato in secondo piano ma è tutt’altro che irrilevante: “Dopo la riunione con il Primario Dottor Losa, è parso chiaro a tutti che il personale in esubero, infermieristico e medico, sarà trasferito a Melzo, e chi ha incarichi provvisori, resterà senza lavoro”.
La Dottoressa ha inoltre precisato, insieme ad un’infermiera del reparto, Anna Bellavia, come parte del bacino di utenza dell’ospedale di Cernusco, sia composto da donne straniere poco abbienti, che spesso raggiungono l’Uboldo a piedi da paesi come Pioltello: “Ne abbiamo moltissime di mamme incinta che arrivano da noi a piedi perché non hanno mezzi né risorse economiche –hanno raccontato- e dubitiamo seriamente che riuscirebbero a raggiungere Melzo nelle stesse condizioni”.

Il lavoro di gruppo, i parti e i cesarei
La Caposala di Ostetricia, Angela Zollet, ha precisato come “Noi non siamo qui per denigrare il lavoro svolto da Melzo, non spetta a noi giudicare una realtà che non conosciamo. Noi siamo qui per dare il giusto valore ad un lavoro di gruppo che negli anni ha costituito l’eccellenza in questo reparto, e che ora rischia di venire disgregato e perso. Una realtà come la nostra, relativamente piccola, che nonostante i pochi investimenti riesce nel tempo a tenere numeri altissimi di parti, e di contro pochi cesarei, ha un curriculum che si commenta da solo”.

La dispersione verso i grandi ospedali
Un argomento importante sollevato da tutti i medici, ostetriche ed infermiere, è quello della dispersione: “Se la Regione crede che accorpando i reparti, Melzo aumenterà le nascite, si sbaglia di grosso –hanno tuonato la Dottoressa Previdi e il Dottor Gimmici sarà invece una forte dispersione verso Vimercate, San Raffaele e Monza, perché il nostro bacino di utenza volgerà in queste direzioni e non verso Melzo”.

L’accusa di Comincini alla regione
Su questo aspetto della dispersione, il Sindaco Comincini ha lanciato un’accusa nemmeno troppo velata: “Esiste una legge nazionale che fissa a 1000 il numero dei parti necessari per tenere aperto un reparto maternità, e a quel numero si dovrà puntare -Ha spiegato- Credete che Melzo raggiungerà quei numeri ? Il nostro ospedale potrebbe farcela vista la partenza da oltre quota 600, ma Melzo no. Allora, forse la Regione si sta muovendo per arrivare tra qualche tempo a chiudere anche Melzo e lasciare così tutta l’utenza rivolta a ospedali come il San Raffaele, e la Martesana priva di riferimento proprio ?”.

LE PAROLE DEI CITTADINI E DELLE ORGANIZZATRICI
Io sono a Cernusco da 55 anni, tutti i miei figli sono nati qui e da quando esiste la maternità, ha sempre reso orgogliosi noi cittadini, e aiutato centinaia di mamme”. Queste sono le parole della signora Alberta, settantenne, che mentre guarda passare il corteo scuote la testa in segno di disappunto.

Io ormai sono vecchia e certo non devo più partorire –ha raccontato la signora Maria, 80 annima sono lucida per capire che è una scelta sporca ed è un male per la città”.

Mentre distribuivano fogli per la raccolta firme (qui la pagina Facebook), Vania, Giovanna e Francesca, hanno commentano così l’idea di una protesta pubblica e formale: “Le mamme devono poter scegliere dove partorire –ha detto Vaniae qui a Cernusco il clima è più che familiare e siamo trattate come se fossimo delle figlie”. Francesca, che da ormai una vita è ostetrica all’Uboldo, dice: “Siamo amareggiate e arrabbiate per le scelte assurde che la politica sta prendendo a livello regionale. Hanno stabilito dei criteri e dei parametri, e noi rientriamo esattamente in ognuno di questi, ma pare non bastare. E’ sbagliato verso di noi e scorretto verso i cittadini”. 

LUVARO E COMINCINI
A chiusura di percorso sono arrivati gli interventi del Dottor Luvaro, facente funzione di Primario fino a un mese e mezzo fa, prima dell’insediamento del Dottor Losa, assente spesso chiamato in causa dai dipendenti presenti al corteo.

Luvaro, accolto da un applauso scrosciante, si è rivolto ai politici: “ Questa partecipazione dimostra che questo Ospedale è, ed è sempre stato, un fiore all’occhiello della sanità e della maternità. Quelle in atto adesso sono scelte politiche, ed è la politica che ha deciso di chiudere questo reparto nonostante funzioni a pieno regime. Ringrazio tutti per aver partecipato e mi appello ai politici per fermare questa scelta scellerata e sbagliata”.

Il Sindaco Comincini ha chiuso il suo intervento lanciando l’appuntamento per ripetere la manifestazione sino al palazzo della Regione a Milano, ma prima ha messo l’accento su una cosa:
Sono commosso di vedere così tante persone qui, a Cernusco non c’è mai stata una manifestazione così tanto partecipata –ha commentato il Sindaco- Prima l’ASL e poi la Regione, hanno fatto un errore gravissimo. Non è campanilismo il mio, è qualcosa di più profondo: lo stato ha fatto una scelta nel 2010 per garantire qualità e sicurezza al servizio maternità, e il primo criterio per la sicurezza delle donne è il numero di parti eseguiti. Fino a prova contraria, oltre 600 sono di più dei 400 di Melzo, e ciò significa qualità e sicurezza meglio garantite qui all’Uboldo”.

Emozionante il passaggio del corteo sotto il reparto di Maternità dell’Uboldo, dove infermiere e ostetriche in servizio hanno salutato dalle finestre e ringraziato per un istante i presenti alla manifestazione, che hanno accolto le dipendenti con applausi scroscianti.

La mobilitazione pare davvero essere “appena nata“, ma destinata a crescere…