COLOGNO
MOSTRA D’ARTE SUL TIBET: LA DISTRUZIONE DEL MANDALA EMOZIONA E FA RIFLETTERE

Tutto è destinato a finire, ma anche a rinascere, a rigenerarsi. Forse è questo un modo semplice di tradurre la filosofia buddista che sta dietro alla costruzione e distruzione dei Mandala, disegni geometrici creati con pazienza e giorni dai Monaci, e poi spazzati via, alla fine del loro corso, e distrutti, a testimonianza di come nulla nel mondo sia permanente, e come dalla distruzione si apra sempre una via per la rinascita.

12386642_10207863548128393_1050316871_nQuesto concentrato di meditazione e filosofia buddista, che è anche pregno della storia di un popolo, quello Tibetano, ha avuto corpo giovedì 10 dicembre nella cerimonia di chiusura della “Collezione Metafisica”, mostra d’arte del maestro Guido Bolzani allestita per una settimana nella Sala Pertini di Villa Casati. Ed è proprio durante i sette giorni di esposizione che i Monaci hanno composto lo splendido Mandala con sabbie colorate. “Tutto nasce e tutto muore per poi ricominciare da capo -ha commentato l’Assessore ala Cultura Dania Perego, presente alla Cerimonia con il Sindaco Angelo Rocchi Una bellissima filosofia tibetana che testimonia come il vero piacere nelle cose sia da trovare nel lavoro costante per la loro realizzazione e non solo nel risultato finale”.

Un’iniziativa artistica quella presentata in Villa Casati, che con il patrocinio di Regione Lombardia ha attirato un folto pubblico di visitatori, interessati alla cultura buddista, alla storia del popolo tibetano e non di meno alla qualità estetica delle opere esposte, tanto che cinque dei quadri messi in mostra sono andati venduti. Un successo per l’arte dunque, in un momento economico come questo, a maggior ragione se il ricavato andrà in beneficenza per sostenere i villaggi per bimbi tibetani creati in India dal Dalai Lama.

Una testimonianza forte quella dei Monaci presenti a Cologno anche durante la serata di chiusura, che ha gettato alcune chiavi di riflessione sul significato di identità, di appartenenza culturale, di pace, che vengono da un popolo la cui indipendenza è ormai un ricordo lontano risalente a prima del 1949. Fino ad allora e dal 1911, il Tibet era uno stato indipendente, prima di essere inglobato nella Repubblica Popolare Cinese. Oggi il Governo del Dalai Lama, massima autorità religiosa della regione, è in esilio in India, e il Tibet è ancora una provincia della Cina, una delle meno rappresentate tra l’altro nel parlamento, e difatti l’autonomia della Regione Autonoma Tibetana è praticamente inesistente.

Forse per questo, il forte spirito indentitario espresso dalla filosofia dei Monaci, ha molto colpito anche il Sindaco Angelo Rocchi: “E’ un popolo che non smette di lottare per difendere la propria identità e il proprio territorio, con dignità e tenacia -ha detto il Primo Cittadino- mostrando un trinomio artistico, culturale e religioso che è modello esemplare. L’Europa dovrebbe farsi un esame di coscienza ragionando in questo senso, e dovrebbe ripensare ai suoi rapporti con la Cina, dato che siamo invasi da un commercio sregolato che sta distruggendo il nostro, basta pensare al grande centro per la vendita cinese che sta sorgendo tra Carugate e Agrate”. 

12380114_10207863547568379_268746274_nIl popolo tibetano come esempio dunque, un esempio sul quale l’Assessore Dania Perego tiene a rimarcare un aspetto: “La lunga lotta di questo popolo per la propria identità culturale e politica, è ancora oggi una lotta pacifica -ha sottolineato- Un forte esempio per tutti i popoli, soprattutto in tempi come questi dove sembra stia diventando la normalità uccidere in nome del proprio credo”.

Alla cerimonia di chiusura, con la rottura del Mandala, era presente anche l’ Assessore alla Cultura Identità e Autonomie di Regione Lombardia, Cristina Cappellini, che si è detta contenta di aver partecipato ad un evento così importante ed affascinante.