RAGAZZI FUORI DAL COMUNE
DAVID BORGHETTI 25 ANNI, TRADUTTORE, DA COLOGNO A PRAGA VIA PARIGI

Si dice che i bambini nati da genitori di nazionalità diverse abbiano una marcia in più. Certamente per David avere la madre francese e trascorrere sin dall’infanzia dei periodi nel Paese d’oltralpe è stata una fortuna, che lo ha aiutato nel suo percorso prima scolastico e poi lavorativo.

Dopo 5 anni al liceo scientifico Leonardo da Vinci di Cologno Monzese, città in cui abitava, David Borghetti sceglie di studiare Interpretariato e Comunicazione, e proprio in università ottiene una borsa di studio nell’ambito del programma Erasmus per trascorrere circa un anno a Parigi. “All’epoca ero motivato dal fatto di vivere nella capitale francese, città che ho sempre apprezzato e di confrontarmi con il sistema universitario francese, oltre che di immergermi in un ambiente che fosse al 100% francofono” spiega David.

Dopo la prima laurea, sceglie di proseguire con una magistrale in Traduzione specialistica alla IULM, durante la quale svolge uno stage di 4 mesi presso un’agenzia di traduzione, sempre a Parigi. E poi l’ultima esperienza parigina di 8 mesi, conclusa da poche settimane presso un’altra agenzia di traduzione.

David si è trovato a vivere per molti mesi a Parigi, ed era nella città francese anche in quel tragico 7 gennaio che tutti ricordiamo, giorno dell’attentato alla sede della rivista satirica Charlie Hebdo. “Dal mio punto di vista è importante precisare una cosa in relazione ai fatti di gennaio. Non bisogna dimenticare che gli attentati sono avvenuti in Francia, a Parigi, e per poterli spiegare e capire meglio bisogna inserirli nel contesto sociale e culturale francese. Per la Francia, laicità e libertà di espressione sono due elementi fondativi dell’identità nazionale. La libertà di espressione, anche nelle sue forme più estreme, è sempre stata difesa e rivendicata, ed è proprio quello che fanno i giornalisti e vignettisti di Charlie Hebdo, ci ricordano che in Francia si può ridere di tutto – anche della religione – e che i cittadini francesi sono liberi – o meno – di ridere con loro”.

Di quei giorni David ha un ricordo chiaro: “Ricordo la tristezza per le vittime e per gli attentati a quei valori di libertà d’espressione, laicità e tolleranza che condivido in quanto francese in parte, proprio nella città che li ha visti nascere e svilupparsi. Non ricordo invece un sentimento di paura o di pericolo imminente, quanto piuttosto una situazione surreale, dove c’erano auto della polizia ad ogni angolo di strada o fuori da ogni fermata della metro, oppure dove veniva lanciato un allarme bomba ogni dieci minuti negli angoli più diversi di Parigi. A parte questo non ho sentito il clima da “guerra civile” che è stato forse trasmesso dai media internazionali”.

fdcborghetti01E poi, l’11 gennaio, David era con altre migliaia di persone nel centro di Parigi a manifestare contro la violenza del terrorismo: ”Ricordo in quel momento, la mattina prima di andare alla manifestazione, un po’ di paura nel pensare che gli atti di terrorismo non fossero finiti e che la manifestazione potesse essere presa di mira, ma sentivo la necessità di manifestare. La sensazione è stata quella di partecipare ad un avvenimento storico nel vedere Place de la République riempita da centinaia di migliaia di persone venute da ogni angolo della Francia e non solo. Non è stata solo una manifestazione di orgoglio patriottico, ma soprattutto una rivendicazione dei valori di cui ho parlato prima. Mi è capitato ad esempio di incontrare nel fiume di persone anche diversi italiani, residenti a Parigi o semplici turisti, venuti come me a manifestare la loro solidarietà verso le vittime e a difendere la libertà d’espressione”.

Oggi David ha 25 anni e conclusa l’esperienza in Francia, si è lanciato in un nuovo progetto sempre nel campo della traduzione ma in un’altra città, Praga. “Se devo pensare alle motivazioni che mi hanno spinto a lavorare e cercare lavoro all’estero credo che siano molteplici. Prima di tutto, al momento di cercare uno stage per fare un po’ di esperienza lavorativa durante gli studi, avevo notato che in Francia gli stagisti ricevevano per legge una retribuzione mensile minima, cosa che non accadeva ad esempio in Italia e che non accade tuttora in Inghilterra. Ma non basta una questione economica per giustificare questa scelta. C’era la volontà di rivivere, almeno in parte, la bella esperienza dell’Erasmus e soprattutto il tentativo di  fare la differenza rispetto “alla concorrenza” degli altri studenti di traduzione, con un esperienza di lavoro all’estero. Ho visto lo stage in un paese che non fosse l’Italia, come un “acceleratore” di carriera, come un qualcosa da aggiungere al CV che potesse fare la differenza. Non ho mai visto questo allontanamento dall’Italia come una scelta obbligata o un distacco doloroso dalle mie radici”.

David, in virtù della sua doppia nazionalità, ma anche come tanti altri ragazzi della sua generazione, non si sente né francese né italiano, bensì cittadino europeo. “Sono inoltre fermamente convinto che per i giovani europei ormai il campo di ricerca di un lavoro non può essere più solo l’Italia o la propria nazione di appartenenza. Bisogna ragionare ormai in un’ottica europea, personalmente penso all’Unione Europa come un unico insieme avente l’inglese come lingua franca e dove le distanze sono ridotte. Anche qui a Praga quindi, sebbene sia una città totalmente nuova per me, non mi sento del tutto uno straniero in quanto cittadino dell’Unione Europea, ad un’ora d’aereo da Milano”.

Probabilmente Praga non sarà l’ultima meta per David che spera di provare sulla sua pelle nuove esperienze che gli permettano di crescere ancora: “Aldilà di tutto, ho scelto questa nuova esperienza perché cerco sempre di mettermi alla prova e di impormi nuove sfide, spinto dalla curiosità e dalla voglia di conoscere un Paese o una cultura diversa, convinto che queste esperienze mi possano arricchire personalmente e professionalmente”.