BRUGHERIO
POETRY (QUASI) SLAM: QUANDO LA POESIA COINVOLGE CENTINAIA DI SPETTATORI

Quasi un centinaio di persone, dai più anziani ai giovanissimi, e persino qualche bambino:
numeri quasi incredibili se si tratta del primo poetry slam della Martesana.

La serata di Venerdì 21, organizzata dai gruppi di lettura “Ghirlande” presso la Biblioteca Civica di Brugherio, ha richiamato tante persone appassionate di poesia, tra cui anche il Sindaco Marco Troiano e l’Assessore alla cultura Laura Valli.

La serata si è aperta con la voce e la chitarra del cantautore Pier Tironi, che tra una fase e l’altra della gara ha proposto come intermezzo artistico alcuni suoi componimenti musicali. È stata poi presentata la giuria composta dal gruppo di lettura della Biblioteca, che aveva già letto e valutato i componimenti poetici, ed è stata sorteggiata quella popolare tra i presenti.
7 spettatori si sono così improvvisamente trovati a ricoprire il ruolo del giudice di gara. I voti delle due componenti sono state di volta in volta sommati, sino ad arrivare al punteggio finale che ha portato alla classifica.

Dopo una prima fase di riscaldamento, che ha permesso ai concorrenti di prendere confidenza con il palco e il pubblico, si è entrati nel vivo della gara.

Le parole si sono staccate dal foglio sul quale erano scritte, e hanno preso vita grazie alla voce del loro autore: è chiaro quanto possa valere un sospiro, un grido, una pausa. Il panorama tematico che si è presentato al pubblico era variegato: dalla sofferenza del popolo afghano, alle riflessioni di un pendolare milanese la mattina lungo la tangenziale, fino a viaggi onirici e profondi percorsi emotivi.

Ogni poeta, con la propria voce e il proprio corpo, ha saputo comunicare con il pubblico in modi diversi, qualcuno usando l’ironia, qualcun altro con toni forti da far venire i brividi. È stato interessante notare come i voti dati dalla giuria popolare a volte assomigliassero e a volte si allontanassero da quelli della giuria di lettori: questo perché la dimensione oratoria talvolta valorizza l’espressività del poeta, che diventa quasi un attore, altre volte invece danneggia la poesia.

Alla fine della gara, sono stati individuati nella classifica i quattro finalisti: Elena Gerasi, Ada Crippa, Marco Sangalli e Roberta Galbani, che hanno recitato per il pubblico, ormai in confidenza con loro, il terzo e ultimo componimento in gara.

“Così è, se mi pare (e piace)”, poesia ricca di richiami letterari classici e moderni, ha permesso a Marco Sangalli all’unico uomo finalista di vincere l’ambito premio, cioè un buono acquisto libri di 150 euro.
Menzioni speciali sono state poi riservate dalla giuria di lettori per le opere di Ada Crippa, Mariella Bernio, Elena Gerasi e Roberta Galbani.

Mario Bertasa, maestro cerimoniere della serata, ha concluso infine ringraziando il numeroso pubblico, incredibilmente coinvolto e partecipe. Bertasa rivolgendosi ai talentuosi poeti eliminati, ha ricordato come nell’Ottocento, la giuria fiorentina di un concorso letterario ricevette una lettera infuocata da un poeta che avevano eliminato, un certo giovane di Recanati.

Per essere solo la prima edizione, il “Poetri (quasi) slam Ghirlande” è riuscito molto bene– ha detto il Sindaco Troiano, molto soddisfatto del pubblico che questo evento ha saputo attirare- Dai gruppi di lettura nascono sempre idee nuove e molto apprezzate, questa è una delle più riuscite. In particolare è tanto raro quanto bello vedere insieme tutte queste persone legate da una passione comune come la poesia, unite per ridare importanza alla cultura”.

L’orgoglio del Sindaco è certamente dovuto anche alla vittoria del brugherese Marco Sangalli, 28enne che nella vita di tutti i giorni lavora in un’agenzia pubblicitaria. Qui sotto riportiamo per i nostri lettori appassionati di poesia, il componimento che tra echi danteschi e leopardiani intrecciati all’ironia dell’autore, ha tanto colpito pubblico e giuria permettendo a Marco di vincere la finale.

 

Così è, se mi pare (e piace)
Una poesia dimenticata in un libro di Pirandello

E vo recitando quella canzone
E parmi ahimè ch’inver non son pago
(Com’avessi in ventre la gran tensione
Ch’ottengo quando da mesi non cago) 

E mi sovvien l’eterno
Mio lamentar, e mi vien a noia.
Allor cerco governo
Ne lo grande sconfiggitor di Troia 

Le cui verba m’incisi tra le spalle
Chè fusser monito remedio e cura
Allor che mi smarrissi ne la valle
A metà de la mia selva oscura 

Ei che discese ne l’orrido Averno
(Non nell’amaro che conchiude il pasto
Ma veramente intendo l’inferno)
E che sconfisse il destino nefasto 

Ei ch’attraversò quelle lande vuote
Di spirti corretti e d’anime chiare
Chè così vuolsi là dove si puote
Ciò che si vuol e più non dimandare

(Che sta a significar,
lo scrivo da me e lo spiego per voi,
Caròn non ti crucciar
Ma bada punto a li fatti tuoi) 

La quistion che fe’ cotanto elucùbro
Or dirovvi. E d’ovvietà è sostanza
Come il sol è dorato e il sangue rubro
Ed ha a che spartir con la speranza

Che parmi in verità
Possa guastar l’esistenza umana
Più che la viltà
Di una vergine che si fa puttana: 

A chi sperando vive
Il proverbio parla chiaro e forte
E a quei color prescrive
Col cul sul cesso d’incontrar la morte

Ciò ben conobbe Ulisse il giusto
Che Circe maga e Calipso regina
Trombar non sdegnò e pure con gusto
(con Penelopé a serbar la vagina) 

Né dove Eracle le colonne pose
Restar potè, ma proseguir cocciuto
Volle e anelar a mète ambizïose
Ché fatto non fu a viver come bruto 

Ch’a attender soltanto il goder futuro
Si passa senza tener nulla in mano
Fin giugner anzitempo ne l’oscuro
A l’algido tumulo di lontano

Indicar come morto
Che ancor sia vivo
Pertanto senza torto
I’ t’avverto e ti scrivo. 

E se mi vuo’ ascoltare
Fa’ ‘l bravo, e tace:
così è, se mi pare
e assai mi piace.