PESSANO CON BORNAGO – A una settimana dal voto, Cavalli e Caridi litigano al mercato: prima la tempesta poi la stretta di mano. E Cavalli sporge denuncia: “La sinistra mi diffama”

A una settimana dal voto, si scaldano gli animi. A Pessano con Bornago, giovedì mattina al mercato, alcuni passanti hanno assistito a un battibecco piuttosto vivace tra il candidato sindaco del centrodestra Massimo Cavalli e il sindaco uscente Giuseppe Caridi.

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I due, presenti con i gazebo per volantinare e fare propaganda in vista dell’approssimarsi delle elezioni (manca una settimana al voto), hanno iniziato a litigare, alzando le voci, davanti ai passanti che curiosi si sono fermati per cercare di capire cosa stesse succedendo.

La quadra della situazione è stata trovata venerdì mattina quando Massimo Cavalli, candidato sindaco nella Lista Per Cambiare Cavalli sindaco (Pdl e Lega Nord), si è recato alla stazione dei Carabinieri di Gorgonzola per sporgere denuncia per diffamazione, dopo essere venuto a conoscenza di alcune voci circolanti in paese sul suo conto. Secondo alcuni informatori, infatti, qualcuno del centrosinistra starebbe invitando gli elettori incontrati nei bar del paese a non fidarsi di Cavalli “perché ha fatto fallire un’azienda, nello specifico la Simac”.

Riteniamo che un comportamento del genere sia scorretto e sleale, a maggior ragione per la falsità di questa affermazione – si legge in un comunicato – La ditta Simac, infatti, fondata dal padre di Massimo Cavalli, non è mai fallita, ma è stata venduta in seguito alla morte del fondatore, per l’impossibilità di proseguirne la complessa gestione. All’epoca dei fatti, inoltre, Massimo Cavalli era minorenne e non possedeva ne quote ne cariche. Rivangare dolorosi fatti legati alla perdita del padre, in età adolescenziale, del candidato, sono sintomatici della bassezza morale di chi, privo di idee e di programmi, adotta la calunnia quale unica arma per screditare un candidato non comprabile e non ricattabile, che evidentemente getta nel panico i poteri forti del nostro paese. Un candidato che ha fatto della sua specchiata moralità e delle sue capacità manageriali il cardine della sua campagna elettorale”.

Caridi, dal canto suo, protagonista del litigio con Cavalli, minimizza l’accaduto. “Cavalli è un uomo pubblico – commenta – e una persona che si espone pubblicamente deve sapere che questi episodi possono accadere. Quando mi sono candidato, mi davano del mafioso perché calabrese, Tremolada è stato accusato di azioni illegali, ma nessuno di noi ha sporto denuncia. Non so chi sia stato a diffondere queste voci, ma, purtroppo, quando ci si espone pubblicamente queste cose succedono“.

Caridi minimizza anche l’episodio al mercato, ma non manca di criticare quanto detto durante la presentazione della lista Per cambiare (leggi l’articolo di Fuori dal Comune): “E’ stato un semplice scambio di vedute, normale sotto campagna elettorale, tra l’altro finito con una stretta di mano e un caffè. Certo, se mentono dando dati e informazioni false, non possiamo tacere. Hanno dato numeri non veri: non abbiamo mai speso 34mila euro per i fuochi d’artificio di Sant’Antonio, ma 3mila, al posto del falò, che ci costava il doppio. Poi, non possiamo certo prevedere quali saranno le condizione meteo e sapere quando ci sarà la nebbia. E quando dicono che abbiamo speso soldi per mandare gli assessori in Senegal per supervisionare il nostro progetto di Cooperazione Internazionale, non sanno che non sono certo andati nell’hotel di lusso, anzi: hanno scelto una casa tra la gente del posto, dentro c’erano persino i topi, tanto che un assessore di un Comune vicino al nostro si è sentito male. La realtà è che non sanno le cose, perché non hanno mai vissuto questo paese, non ci sono mai stati: il nostro programma è ricco di contenuti e progetti realizzabili, non di propaganda e ideologia”.

Intanto, Massimo Cavalli ha deciso di sporgere denuncia, per il momento contro ignoti, ma ha assicurato di essere pronto a ripetersi, portando nomi e cognomi ai Carabinieri nel caso in cui questi episodi dovessero verificarsi nuovamente: “Abbiamo deciso di adottare il pugno di ferro – hanno concluso Pdl e Lega – perché riteniamo questi episodi inaccettabiliInvitiamo caldamente tutti i partecipanti alla campagna elettorale a isolare gli elementi antidemocratici che con affermazioni calunniose inquinano il sano confronto dialettico”.

E.D.