Carugate, ampliamento Carosello: una petizione per dire “no”

Il comitato che si oppone all'ampliamento ha già inviato una petizione alle istituzioni europee. Partita anche la raccolta firme per dare maggiore forza al documento

L’opposizione all’ ampliamento del Carosello parte da Carugate e arriva diretta a Bruxelles. Il comitato “Basta ampliamento dei centri commerciali” ha infatti redatto una petizione che è già stata consegnata al Parlamento Europeo e alla Commissione per le Petizioni. Questa mattina, Sabato 5 ottobre, gli esponenti del comitato hanno iniziato la raccolta firme al mercato di Carugate, per dare maggiore peso al documento. Se le istituzioni europee dovessero ritenere ricevibile la petizione, i cittadini potranno firmarla direttamente online.

L’AMPLIAMENTO

Dell’ ampliamento del Carosello si (ri)parla da aprile 2019, quando Carugate in Movimento ha sollevato la questione denunciando la presentazione di un’istanza di Eurommercial nell’ambito della procedura di variante al Piano di Governo del Territorio: «Con grande sorpresa-avevano detto-abbiamo rilevato, tra le osservazioni presentate […], l’istanza, protocollata in data 27/12/2018, dalla società Eurocommercial Properties Italia srl, proprietaria del centro commerciale Carosello, finalizzata alla realizzazione, all’ampliamento e alla rigenerazione strutturale e funzionale dell’insediamento commerciale esistente»

TRAFFICO E COMMERCIO

Per il comitato l’ «ennesima colata di cemento» avrebbe gravi conseguenze innanzitutto sulla viabilità e, di conseguenza, sull’inquinamento atmosferico. «La nostra zona – hanno scritto in un comunicato – è attraversata da un gruppo di reti stradali e ci troviamo al centro della pianura padana, nell’area metropolitana di Milano, che risulta la più inquinata d’Europa, con il 70% delle emissioni causate dal traffico veicolare. Con un ampliamento di queste dimensioni – hanno sottolineato – i livelli di inquinamento sono destinati ad aumentare».

Per il comitato, inoltre, un ampliamento del carosello porterebbe inevitabilmente ad un «aggravio della crisi per il commercio di vicinato» già messo a dura prova.