CARUGATE LUTTO
LA COMUNITÀ PIANGE LA SCOMPARSA DI FRANCO NAVA, “LO ZIO DI TUTTI”

Non dobbiamo avere paura della bontà, e neanche della tenerezza“. Lo ha detto Papa Francesco nel giorno dell’inaugurazione del suo pontificato, e proprio bontà, tenerezza d’animo, generosità disinteressata e assoluta semplicità, sono le cose che la comunità di Carugate ha voluto ricordare dando l’ultimo saluto a Francesco Nava, per tutti solo Franco, spentosi a 79 anni dopo due mesi di malattia lo scorso lunedì 23 gennaio.

Sull’altare della chiesa parrocchiale, non solo l’attuale Parrocco Don Claudio Silva, ma anche i preti che con Franco hanno condiviso anni e anni di campeggi con l’oratorio, durante i quali il carugatese si metteva a disposizione per cucinare e seguire i ragazzi: “Quanti ne avrai rassicurati e coccolati prendendoli sulle tue ginocchia“, ha ricordato la nipote Luisa in una toccante lettera di commiato. La funzione dunque è stata concelebrata da Don Maurizio Rolla, cresciuto nella “Curt di Paisan” dove viveva Nava, l’ex prete dell’oratorio Don Mauro Santoro e il precedente parrocco Don Piero Salvioni.

Appassionato della lavorazione del legno, Franco era attento alla cura dei dettagli più piccoli così com’era attento ai bimbi e ai più fragili, come i ragazzi disabili di Bussero, che accompagnava nelle gite in montagna cucinando e divertendosi con loro, o i ragazzi del centro sociosanitario Vismara Don Gnocchi di Milano, ai quali confezionava regalini in legno per il Natale, regalini che poi preparava anche ad altre associazioni.  Per i suoi pronipoti nutriva un affetto sconfinato, ma qualsiasi bambino passasse dalla corte che si affaccia su Piazza Manzoni, da Franco sapeva di poter ricevere attenzioni e coccole, per una partita a carte, due tiri a palla e “w il Milan“, due frasi dette a voce alta facendo finta di farli scappare: “ti amasso néh“, braccia al cielo e poi giù una risata.

E poi c’era la sua casa, che ha amato costruire in ogni piccolissimo momento, con cura e attenzione e per uno scopo preciso: accogliervi le sue sorelle, i nipoti, la famiglia e tutte le persone che amava, “riunite attorno a quel tavolo lunghissimo che ricordo sempre -ha detto Don Claudio Silvaquasi fosse un’eucarestia. E com’eri orgoglioso Franco, di avere attorno a te, nella tua casa costruita con amore, tutti i tuoi cari”.

Fare le cose per gli altri, rendersi utile al prossimo, stare in compagnia nella più sincera e disarmante semplicità che è propria delle persone davvero buone d’animo, incapaci di pensieri negativi e corrotti. Ecco cosa voleva più di ogni altra cosa Franco Nava, che accoglieva i vicini di casa per una cassoeula, con loro allestiva il presepe nel pozzo della corte e addobbava con orgoglio l’ingresso per il Festone; che in estate prendeva il sole leggendo la Gazzetta dello Sport e girava in paese con “la bicicletta carica di scatoloni e borse“, come ha ricordato sempre la nipote Luisa, che ha poi concluso: Eri lo zio di tutti dicono, e questo condividerti non può che renderci ancora più orgogliosi di averti come zio”.