SETTE DOMANDE A…
WALLY FRANCESCHIN

Wally Franceschin è nota a Carugate per essere assessore alle Pari Opportunità, moglie, e mamma di tre figli cresciuti in paese.
Ma prima di tutto questo, Wally è una donna che si è nutrita di letteratura e poesia sin da giovanissima, con qualche racconto e qualche verso infilato nel cassetto semichiuso.  Nascondeva i romanzi dietro ai libri di scuola, perché suo padre le ha sempre spiegato che “la cultura nel grado delle priorità viene dopo il sostentamento, è un privilegio che bisogna possedere per poter andare nel mondo, ma ha valore se finalizzata ad un lavoro, altrimenti è perdita di tempo“.
E’ proprio da lei che è partita l’idea di affidare alla quarta edizione del concorso letterario “Liberi di Scrivere”, un tema così centrale, quotidiano e complesso come la violenza sulle donne, volgendo al femminile il titolo di un libro di Alice Munro “Nemico, Amico, Amante“. La scelta pare abbia pagato, con oltre cento racconti pervenuti da ben 17 regioni italiane. Se poi si pensa che durante l’anno, la Munro ha ricevuto  il premio Nobel per la Letteratura, si può tranquillamente pensare che il successo fosse già nell’aria…
Incontriamo allora Wally Franceschin, che per l’occasione ci ha svelato un curioso retroscena del suo rapporto con “Liberi di scrivere”.

. Il successo di questa edizione del concorso è notevole, avete tra le mani 142 racconti, alcuni arrivati dal carcere di Opera, uno scritto a due mani, altri di ragazzi giovanissimi. A cosa si può attribuire, secondo lei, questo enorme riscontro ?
Sicuramente abbiamo pubblicizzato molto e bene l’evento, credo però che la scelta dell’argomento abbia destato in molti il bisogno, l’esigenza di continuare a parlare di questo tema che sta sulla bocca di tutti, ma non si capisce bene quanto sia stato davvero compreso.
Il fatto che ci siano racconti scritti da detenuti, è una cosa che mi emoziona molto, perché proprio quest’anno abbiamo svolto incontri sulle parole poetiche dal carcere, con i lavori dei laboratori di scrittura delle strutture di Bollate e Opera appunto. Significa che quanto svolto ha lasciato un forte scambio, che continua nel tempo.

.Come mai ha proposto una tematica così forte per un concorso letterario di aspiranti scrittori?
Indubbiamente la scelta è stata un grosso rischio, ma più che altro perché è un tema di vitale importanza che purtroppo rischia di essere inflazionato, e come tale di risultare superficiale, di entrare nella quotidianità senza più la giusta attenzione.
Ho però voluto insistere molto su questo punto, perché con l’assessorato alle Pari Opportunità è da tempo che seguiamo un percorso di sensibilizzazione e approfondimento su questa piaga sociale che è la violenza di genere contro le donne. Ho capito che non é argomento da chiudere in una serata o in un incontro, ma è materia su cui discutere sempre, con costanza, senza lasciarlo cadere. Il concorso letterario si dimostra in questo senso uno strumento di coinvolgimento enorme sulla questione, oltre che un modo per capire come è recepita dalle persone, da chi ha una sensibilità letteraria, da chi sente l’esigenza di scriverne e parlarne.

 

.Si aspetta qualcosa da questi racconti ? Sappiamo che il 67% delle opere sono state scritte da donne, giusto ?
Sì, le donne hanno aderito con ben 96 racconti su 142, e gli uomini con i restanti 46, e questa è un’analisi che legata al tema proposto fornisce già delle indicazioni interessanti.
Ora bisognerebbe capire come, queste donne e questi uomini, hanno deciso di affrontare la questione, quali scelte narrative hanno adottato, se hanno preferito un romanzo thriller, o un racconto in prima persona, la forma del diario o una storia raccontata da terzi. E’ interessante per comprendere il modo in cui i due mondi percepiscono e rielaborano il problema. Ci si concentra sulle donne vittime di abuso, ed è corretto ovviamente, ma commettiamo una mancanza se guardiamo all’uomo solo come carnefice. C’è tutto il mondo degli uomini che amano queste donne colpite da violenza, i fratelli, gli amici, i compagni, i padri. Ricordiamo che molte donne subiscono abusi da perfetti sconosciuti, sebbene aumenti il numero di casi tra le mura famigliari. Sarebbe interessante capire se in qualche racconto di quelli a firma maschile, ci sono anche storie di uomini che hanno sofferto per la violenza subita da una loro compagna, amica, sorella. Pensandoci bene adesso, una cosa forse me la auguro: che ci siano tra questi racconti, storie di donne migranti, punti di vista diversi e di culture differenti sullo stesso problema.

 

.Nella sua vita, il percorso personale da studentessa ad assessore, ha qualche intreccio con la letteratura ? E secondo lei, letteratura e politica hanno un territorio comune dove incontrarsi ?
Scrivere e leggere sono sempre state costanti nella mia vita. Non nego di essermi cimentata anche con qualche scritto, soprattutto di poesia, anzi, a questo punto devo fare una confessione: alla prima edizione del concorso Liberi di Scrivere, ero stata una delle partecipanti carugatesi ad inviare il proprio racconto, ma se ancora non vendo libri, significa che non era andata tanto bene ! Comunque ho sempre coltivato la scrittura sotto molti aspetti, frequentando corsi di scrittura creativa ed esponendo brevi poesie e racconti in occasioni di eventi inerenti il mondo femminile.
Poi è capitato di iniziare a cimentarmi con una scrittura diversa, rivolta agli altri, ad una causa, ad un lavoro, al servizio di qualcuno. Quindi una cosa così personale come lo scrivere è entrata nella quotidianità, e mi ha fatto capire che ogni cosa passa attraverso la parola e la comunicazione, e che la scrittura come riflessione e consapevolezza, ad un certo punto diventa azione e si fa educazione e sensibilizzazione. E’ questo il forte legame tra letteratura, scrittura e politica: la riflessione che diventa azione concreta al servizio di altri. Ecco spiegato il passo che ho fatto quando ho accettato di diventare assessore alle Pari Opportunità, che sono una cosa fondamentale, queste opportunità, perché è essenziale essere alla pari, non uguali, ma in parità, e la differenza è notevole.

 

.In una società così multimediale e digitalizzata, con e-book e utilizzo di blog a profusione, è ancora fondamentale il ruolo della biblioteca ?
Bhè, assolutamente importante direi. Al di là del fatto che non tutta la popolazione è digitalizzata, esistono altre ragioni per cui la biblioteca è luogo fondamentale: l’integrazione e l’accesso alla cultura gratuito, lo scambio di conoscenze, le relazioni personali. Penso ai migranti, loro in un luogo così possono ricercare la loro cultura di origine nel nuovo mondo in cui vivono, e nel contempo relazionandosi con i loro neo concittadini. Inoltre, da accanita lettrice, il piacere del libro stampato è una cosa insostituibile soprattutto se si tratta di lettura di evasione, mentre non nego la comodità delle informazioni reperibili digitalmente soprattutto per studio, ricerche, approfondimenti. Per quanto riguarda gli e-book o gli audio libri, sono felice di annunciare che i primi racconti selezionati in questa edizione di Liberi di Scrivere, saranno poi trasformati in audiolibro, quindi fruibili da non vedenti così come da persone con disturbi dell’apprendimento, soprattutto ragazzi giovani.

 

.Sappiamo di alcune novità introdotto per questa edizione, può accennarci qualcosa ?
Oltre alla conversione dei brani selezionati in audiolibro, ci sarà anche un premio speciale dato da una giuria popolare, che potrà esprimere la sua preferenza per uno tra i racconti selezionati dalla Commissione Giudicante. Chi otterrà questo riconoscimento sarà premiato e avrà uno spazio web dedicato con intervista, ma ci saranno maggiori dettagli prossimamente.

 

.Il successo di questa edizione, il numero crescente di blog, l’ uso dei social network, sono tutte forme diverse di una stessa esigenza: raccontare. Secondo lei questo aiuta o no, lo sviluppo di una consapevole comunicazione e di una letteratura?
Bisogna fare delle grandi distinzioni a mio avviso.  I social network sono una grande fonte di parole, ma tutte piuttosto auto referenziali, che mostrano un’importante tendenza al parlare di sé. Tra i blogger il discorso è differente, ci sono esperienze che somigliano solo a grandi vetrine in cui la gente tenta di mettersi in mostra, di sorprendere e stupire, e ci sono di contro pagine interessanti di approfondimento, di racconti e storie che hanno un piacevole valore letterario secondo me. Comunque credo che questa forsennata esigenza di parlare, comunicare, interagire, non sia figlia di Facebook o Twitter, ma che nasca ancora prima, sin dai tempi delle prime reti intranet aziendali, dove tra colleghi ci si mandavano messaggi con interi brani di libri, citazioni e cose simili. Poi si è passati alle mail, con la stessa funzione,  quindi agli sms, alle chat, solo alla fine ai social network. In sostanza, troveremo sempre nuove formule che ci consentano di spiegarci e comunicare, perché sono le nostre principali esigenze.