E DOPO?

Non hai detto una parola. Ti alzi  senza degnarmi di uno sguardo, i jeans  penzolanti, ti volti e corri, corri sempre più velocemente, cercando di rivestirti, sei ridicolo sai ?  ridicolo e vigliacco, scappa  scappa … anch’io vorrei farlo ma non posso, qualcosa mi blocca lì a terra forse il dolore, forse la rabbia  mista all’odio immenso che sento per te e allora non voglio muovermi per non distrarmi, voglio concentrare il  pensiero solo su di te per alimentare questo mio odio, sentirlo crescere e riversartelo addosso fino a seppellirti, come tu hai appena fatto con me.

Non ti ho visto bene in viso, non saprei riconoscerti, e’ tutto così buio intorno, ma le tue mani e il tuo odore,  quelli sì che saprei riconoscerli, ne sono certa, anche tra cent’anni. Per cui attento a te, non passarmi mai più vicino, non sfiorarmi nemmeno se vuoi farla franca.

E tu mi avrai guardata? Mi sapresti riconoscere? Mi avevi già studiata  e scelta , o sono capitata, sfortunata, al momento giusto per te?  Dettagli che non  saprò mai  e che mi angosciano, e l’angoscia mi soffoca.  Ho un bisogno  assoluto di risposte, di certezze assurde, dato il momento, manco di logica, lo so,  ma  continuo a fare di te l’unico ossessivo oggetto dei miei pensieri,  per  non smettere neanche per un momento di odiarti.  Dove sei? Avevi un’auto nelle vicinanze o stai ancora correndo? Verso una casa dove qualcuno, ignaro, ti aspetta ? una madre ? una moglie? dei figli?  E che farai appena arrivato? li bacerai, da bravo figlio,marito,padre?  Domanderai,  “che hai fatto di bello oggi a casa, a scuola? io sono stanco, una doccia e poi a dormire…”  O vivi solo in una baracca sporca, dove rientrerai  tranquillo e domani neanche ti ricorderai di quello che hai fatto stanotte?  Oppure te ne vanterai con altri miserabili come te?

Una doccia, oh!  quanto vorrei sentire l’acqua scorrermi addosso, lavarmi fino a strapparmi la pelle.

Singhiozzi infantili mi scuotono il petto, ho il respiro affannato ma gli occhi sono asciutti, secchi,  neanche una lacrima.

Non riesco a distogliere il pensiero da te  eppure  so che dovrei cominciare a occuparmi delle mie condizioni fisiche. Le ossa sembrano intere, meno male, per il buio non distinguo,  ma al tatto scopro ecchimosi e graffi un po’ ovunque.  La mente è fredda, lucida, un violento desiderio di vendetta l’attraversa e mi scende in  gola provocandomi conati di vomito, sento battiti dolenti in varie parti del corpo. E’ come avessi  tanti cuori che battono disordinatamente.  Chissà se anche il tuo batte con ritmi diversi dal solito, sogghigno al  pensiero del tuo “cuore” e così mi accorgo che mi fa  male una guancia e ho il labbro spaccato.  E se avessi contratto qualche terribile malattia ? Ci penserò domani, ora sarebbe inutile.

Domani… mi fa paura pensarci, la mente si rifiuta, e allora devo ancora concentrarmi sul presente.  Il cellulare … telefonare chiedere aiuto, ecco dovrei cercare la borsa… forse nella colluttazione si è aperta, il contenuto si sarà  sparso chissà dove…o sei riuscito anche a derubarmi ?

Mi accorgo di  non avere  fretta di cercare aiuto,  ma di volere assolutamente

imprimere nella mia mente ogni particolare di questa follia, non devo tralasciare

o perdere nulla  e perché ciò avvenga devo farlo ora, subito, finchè sono sdraiata

e dolorante, su questa strada che conosco bene, che non mi aveva  mai fatto paura ma che

domani non so se riuscirò a percorrere nuovamente. Dopo, soccorsa  e protetta, al sicuro nella mia casa, rischierei  di perdere i dettagli e che il ricordo di te svanisca per lasciar posto solo alla violenza fisica subita, alle possibili conseguenze, mentre io voglio stare concentrata su di te, immaginarti spregevole più di quanto potrai mai essere per odiarti e attraverso il mio odio sempre più grande, arrivare a entrarti nella mente e perseguitarti all’infinito.

Il ricordo di me deve diventare l’incubo della tua esistenza. Non ti darò scampo.

Non so quanto tempo è passato dalla tua fuga,  un minuto? un’ora?

Ho freddo e sono stanca. Mi muovo lentamente, e ogni movimento mi strappa un gemito.

Ora penso al dolore di parenti e amici quando si saprà, e penso a te, amore mio.  Che sarà di noi? Riusciremo a superare questa prova tremenda? Tu ad avvicinarmi con l’amore di ieri, io a permetterlo senza ricordare e, istintivamente, cercare di scappare? Potrai perdonarmi?  Assurdo, perché mi viene in mente di aver bisogno di perdono?  IO sono la vittima e per questo avrò il coraggio, ti denuncerò, spero ti trovino presto, e ti mettano in galera per tanto, tanto tempo, e che ogni giorno sia per te carico di dolore, come i prossimi che aspettano me, lo so, dovrò sopportare visite e interrogatori imbarazzanti,  sguardi ora critici, ora ironici, commenti crudeli,  “però quella gonna corta, in giro di notte, da sola…” e poi il processo, lungo, snervante, gli interrogatori del  tuo avvocato che cercherà per te tutte le attenuanti possibili, e per farlo  getterà ombre su di me, insinuando dubbi, “era consenziente, il pentimento è venuto dopo..”. E se gli crederanno te ne andrai libero, ridendo di me e della mia vita sospesa, o, peggio, distrutta. La cronaca lo ha raccontato tante volte.

Il pensiero che tu possa cavartela, accresce la mia rabbia., mi scopro cattiva, di una cattiveria feroce, assoluta,  ti odio talmente che credo potrei anche ucciderti, perché sai, maledetto bastardo, tu hai violato il mio corpo che, col tempo, guarirà, ma hai ferito, forse irrimediabilmente, la mia anima e nemmeno la pena più dura potrai mai punirti abbastanza per questo.

E finalmente, piango.