Elena Criscuolo: una storia di eccellenza, protagonista una giovane ricercatrice di Segrate

Vincitrice del premio della Fondazione Carlo Erba, la ricercatrice si è da poco confermata la miglior giovane virologa d’Italia

elena criscuolo segrate

Ci sono giovani ricercatori che non trovano spazio in Italia e scelgono di andare all’estero. E ce ne sono altri che, con impegno e passione, riescono a portare avanti le loro ricerche nel nostro Paese e a scrivere storie di eccellenza. Come Elena Criscuolo, ricercatrice di Segrate, che è stata recentemente premiata come miglior giovane virologa d’Italia.

«Spesso si sente dire che in Italia ci sono poche opportunità per la ricerca scientifica – ha confermato Elena Criscuolo – questo in parte è vero, ma c’è anche chi, come me, ha la fortuna di rimanere per proseguire le proprie ricerche e raccogliere i frutti di tanti anni di lavoro».

IL PREMIO

Elena Criscuolo lavora al laboratorio di microbiologia e virologia del San Raffaele guidato dal professor Massimo Clementi, dove porta avanti il suo progetto di ricerca su virus e anticorpi. Progetto che l’ha portata a vincere il prestigioso premio assegnato ogni anno dalla Fondazione Carlo Erba.

«La Fondazione Carlo Erba elargisce diversi premi, tra i quali i riconoscimenti “Cecilia Cioffrese”, uno dedicato agli studi sulle malattie oncologiche e uno per le ricerche sulle malattie virali, che è quello che ho vinto io – ha spiegato Elena Criscuolo – I premi vengono riservati a giovani ricercatori under 32».

LA SUA STORIA

Per Elena tutto è iniziato all’Università Vita-Salute San Raffaele, dove si è laureata e, nel 2016, ha conseguito un dottorato di ricerca, durante il quale ha iniziato a lavorare al progetto di cui oggi continua a occuparsi. «Il progetto a cui mi ero avvicinata durante il mio dottorato ha dato risultati importanti, grazie ai quali mi è stata concessa l’opportunità di continuare questo lavoro».

I buoni risultati ottenuti con le prime ricerche le hanno permesso di continuare i suoi studi presso il laboratorio di microbiologia e virologia del San Raffaele, che hanno come obiettivo intervenire contro i virus prima che attacchino il nostro corpo.

«Il nostro laboratorio si occupa di virus, e in particolare cerchiamo di capire come i virus infettano le cellule bersaglio – ha spiegato la ricercatrice – soprattutto se gli anticorpi, che il nostro corpo produce naturalmente, possono bloccare i primi passaggi dell’infezione virale».

L’oggetto di studio della ricercatrice sono i virus erpetici, in particolare l’Herpes Simplex, «di cui tutti, probabilmente, abbiamo esperienza!».

«Sappiamo anche che una volta che il virus è entrato nel corpo, poi resta “per sempre”: rimane in latenza e basta uno stimolo, come lo stress, perché si manifesti di nuovo – ha sottolineato Elena Criscuolo – I farmaci per combatterlo esistono, ma il problema è che agiscono quando l’infezione è già avvenuta».

«Con le mie ricerche sto cercando di capire se si può intervenire prima che il virus si sia riattivato, nei primi passi che fa per infettare la cellula bersaglio. L’obiettivo è capire cosa avviene in queste primissime fasi e se il nostro corpo può attaccare il virus con qualcosa che produce naturalmente, ovvero gli anticorpi».

A lungo termine queste ricerche potrebbero portare a un vaccino. «Ma, stando con i piedi per terra e pensando ai prossimi due/tre anni, il mio progetto di ricerca è cercare di capire quali sono i passaggi chiave iniziali dell’infezione virale per bloccarla, perché sono meccanismi molto complicati».

LA RICERCA COME RETE DI COLLABORAZIONE

La storia di Elena è una storia eccellenza, ma spesso si sente parlare di fuga dei cervelli. «E’ vero che in certi Paesi ci sono più fondi per la ricerca. Senza andare tanto lontano basti pensare alla Svizzera – ha dichiarato Elena – Però è vero che la minore disponibilità di fondi in Italia fa sì che il ricercatore impari fin dall’inizio a gestire il budget e sia più focalizzato sugli esperimenti importanti che gli permettono di portare avanti i suoi progetti. Andando all’estero, alle volte, si è obbligati a cambiare il proprio campo di ricerca, e quindi ad abbandonare il progetto originario».

Un altro lato positivo è che la “poca disponibilità” di fondi porta i ricercatori e i centri dove lavorano a collaborare tra di loro e a fare rete, generando così un circolo virtuoso di scambio delle conoscenze.

«Il nostro laboratorio è in contatto con tutti gli altri laboratori italiani – ha confermato Elena Criscuolo – Inoltre, al San Raffaele sono presenti ricercatori che lavorano in vari ambiti: ci siamo noi virologi, ma anche i neurobiologi e chi si occupa di terapia genica, come per esempio il professor Naldini. Quindi se c’è un problema o si ha bisogno di un consulto basta uscire dal proprio laboratorio e bussare alla porta accanto»

DA SEGRATE ALLA MONGOLIA A BORDO DI UNA PANDA

Se per lavoro è rimasta in Italia, nella sua vita privata Elena ha fatto un’esperienza speciale all’estero: insieme a tre amiche ha partecipato al Mongol Rally, un rally internazionale a scopo benefico. La gara prevede di arrivare a Ulan-Bator, in Mongolia, a bordo di un “vecchio” veicolo, che deve affrontare tutto il viaggio.

 

«E’ stato un progetto molto interessante, in cui io e le mie amiche ci siamo messe davvero in gioco – ha ricordato Elena – Oltre alla gara, per partecipare al progetto è necessario devolvere dei fondi per la causa, e io e le mie amiche ci siamo date un gran da fare per raccogliere questi fondi. L’impegno è andato oltre le nostre aspettative, ma il viaggio è stato un’esperienza pazzesca!».

Partite da Segrate con una vecchia Panda, «ma proprio vecchia – ha sottolineato Elena – non era neanche 4×4», le ragazze hanno attraversato la Slovenia e la Polonia per poi raggiungere la Russia e la Mongolia.

«Abbiamo visto luoghi che non avremmo mai pensato di visitare e il viaggio in macchina ci ha portato a stretto contatto con le popolazioni che incontravamo. Spesso dovevamo fermarci per chiedere aiuto per riparare la macchina o indicazioni sul percorso – ha continuato Elena – Era bello vedere come lungo le strade la nostra cultura occidentale si trasformava via via in quella russa e poi in quella kazaka e mongola, che è un mix tra la Cina e la Russia. Ci abbiamo messo tre settimane, è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta, insieme alla nostra Panda».

LA PASSIONE PER IL CANTO

Archiviato il viaggio in Mongolia, nel tempo libero Elena coltiva anche la passione per il canto.
Forse non potrete incontrarla nel suo laboratorio di microbiologia nei panni di ricercatrice, ma potrete assistere alle sue esibizioni sul palco con le Jubilant Gospel Girls e i loro concerti di musica gospel.