A Gessate successo di pubblico per “lo zio” Beppe Bergomi

Tanti ragazzi e tifosi alla presentazione del libro "Bella Zio" dedicato al grande campione

Beppe bergomi bella zio
Foto di passioneinter.com

Si è tenuta presso il Cineteatro San Giovanni Bosco giovedì 27 marzo alle 21.00 la presentazione del romanzo “Bella Zio”, scritto da Andrea Vitali con la collaborazione di Samuele Robbioni, che racconta la vita e le imprese sportive di Beppe Bergomi.

Tra i tanti cittadini presenti erano numerosi i ragazzini e i tifosi interisti che hanno amato e amano ancora oggi lo stile sobrio e pacato di un uomo educato e di altri tempi.

«Un libro che è la narrazione del mio percorso di uomo e di giocatore, che parla dei miei genitori e della mia famiglia e della passione sempre viva per la squadra nerazzurra che porto nel cuore – ha esordito Beppe BergomiValori veri come la passione, l’amicizia, la lealtà, l’impegno e il coraggio si sono intrecciati, negli anni, con gli incontri che ho avuto nella carriera sportiva e che mi hanno reso l’uomo che sono e l’atleta che sono stato».

Samuele Robbioni, consulente in psicologia sportiva, ha sottolineato che «diventare campioni è possibile solo attraverso la realizzazione di sé stessi, dei propri ideali e delle proprie ambizioni. Ambire significa avere un sogno e azione è allenarsi e studiare per centrare un obiettivo. È importante essere consapevoli delle proprie capacità e sapere che i limiti possono anche crescere con te».

Beppe Bergomi ha avuto ascesa sportiva precoce che lo ha portato a diciott’ anni, con la maglia della Nazionale Italiana, a salire sul podio più alto da campione del mondo ai Mondiali di calcio del 1982 al Santiago Bernabeu di Madrid contro la Germania.

«Sono una riserva del difensore, come mi ha comunicato mister Bearzot, e per me ha un significato particolare. Alle 5 del pomeriggio dell’11 luglio entro in campo per marcare quel biondo di Karl-Heinz Rummenigge, una vera forza della natura con più di 100 goal segnati – ha continuato Beppe Bergomi – La vera sfida di quel mondiale è stata la capacità di valorizzare il talento dei giocatori che si avevano a disposizione. Così abbiamo vinto. Una vittoria che ci ha fatto sognare e che ha regalato a tutti noi e all’Italia intera momenti unici e indimenticabili. Alla meta non si arriva mai da soli e alla fine scopri che l’obiettivo di squadra valorizza anche il tuo personale».

Le parole conclusive sono state ancora del campione del mondo. «La fatica, a differenza del sacrificio fine a se stesso, ha sempre davanti a sé una meta a cui ambire. Nella mia carriera ho sempre fatto pochi sacrifici e tante rinunce consapevoli, che si chiamano scelte. Il mio augurio per le giovani generazioni è di saper trovare un equilibrio tra sconfitte e vittorie, di essere consapevoli delle proprie capacità per essere in grado di migliorarsi, di avere passione per ciò che si fa e di inseguire i propri sogni».

Augusta Brambilla