Eni e Coldiretti in collaborazione per il biometano. L’opinione dei “No Biogas”

Nasce il primo patto per la coltivazione del biogas agricolo e la valorizzazione degli scarti

Eni e Coldiretti hanno sottoscritto il primo accordo di collaborazione con l’obiettivo di sviluppare nel settore trasporti la filiera nazionale del biometano avanzato, prodotto da rifiuti, valorizzando gli scarti e sottoprodotti ottenuti dall’agricoltura e dagli allevamenti. Il protocollo d’intesa è stato firmato a Lodi al Parco Tecnologico Padano dal Presidente di Coldiretti Ettore Prandini con Giuseppe Ricci, Direttore Generale di Eni Refining&Marketing alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Guido Guidesi.

UNA PRIMA RETE DI BIOMETANO AGRICOLO

«L’obiettivo è la creazione della prima rete di rifornimento per il biometano agricolo “dal campo alla pompa” per raggiungere una produzione di 8 miliardi di metri cubi di gas “verde” entro il 2030 e aiutare l’ambiente – hanno dichiarato Eni e ColdirettiÈ necessario passare da un sistema che produce rifiuti e inquinamento verso un nuovo modello economico circolare in cui si produce valorizzando anche gli scarti con una evoluzione che rappresenta una parte significativa degli sforzi per modernizzare e trasformare l’economia italiana e europea, orientandola verso una direzione più sostenibile in grado di combinare sviluppo economico, inclusione sociale e ambiente».

Guido Guidesi ha rimarcato come «ricerca e agricoltura si incontrano nel Parco Tecnologico Padano di Lodi, luogo dedicato proprio ai pilastri dell’innovazione, che avvia un processo di sinergia tra soggetti che potranno contribuire a fare di Lodi una capitale della ricerca e dell’agricoltura anche grazie al supporto della nuova università veterinaria».

I COMITATI “NO BIOGAS”

Pronta la replica dei Comitati No Biogas di Masate, Basiano e Inzago e Comitato Civico di Gessate nelle parole di Davide Facchinetti: «Siamo perfettamente d’accordo sul fatto che la filiera del biometano “agricolo” possa rendere più sostenibile la mobilità in un’ottica di economia circolare e spero che con questo accordo si possa cercare di sostenere il reddito della piccola e media azienda agricola che mai prima d’ora aveva sofferto una crisi degli introiti così rilevante. È infatti vero che valorizzando gli scarti e i sottoprodotti ottenuti dall’agricoltura e dagli allevamenti a km zero è possibile ottenere quasi sempre dal processo di produzione del biometano un output energetico superiore agli input, cosa che non avviene quasi mai con gli impianti di trattamento rifiuti situati di norma a distanze superiori ai 15 km rispetto a dove i rifiuti vengono prodotti».

LA QUESTIONE ECONOMICA

«Quello che il Presidente di Coldiretti non spiega – ha continuato Facchinetti è che i mini impianti per il biometano, che possono secondo lui arrivare a coprire fino al 12% del consumo di gas in Italia, sono ancora anti-economici da realizzare perché con il decreto Gentiloni solo gli impianti di grossa taglia possono risultare economicamente vantaggiosi, dato l’elevato costo dell’impianto di trasformazione da biogas a biometano. La paventata riduzione delle emissioni di gas serra è ovviamente possibile solo se si riesce a produrre biometano utilizzando meno energia nel processo di quella che ricaveremo da esso. Proprio per questo troviamo molto più utile che siano stanziati degli incentivi atti a modificare leggermente gli impianti già in uso presso le aziende agricole, affinché  possano essere proficuamente alimentati anche con una piccola frazione di FORSU, che nella stragrande maggioranza dei casi potrebbe essere reperita a km zero. Dato inoltre che con essa l’agricoltore potrebbe incrementare a costo zero la produzione di energia da immettere in rete (già incentivata) la FORSU potrebbe inoltre essere smaltita anche a costo quasi zero con enormi vantaggi a livello locale. Ma forse è proprio per questo che di questa tipologia di incentivo i politici non hanno mai parlato…».

 

Augusta Brambilla