La Teatroterapia per esprimere il proprio potenziale creativo

L'associazione TeatroInbolla spiega la Teatroterapia. Espressione corporea, extraquotidiano e maschere che cadono. Vanno anche in scena, ma non chiamateli attori

foto di Valentino Mazzucco

Pensate all’interpretazione, al personaggio, a un copione, alla maschera e al costume. Pensate alle prove estenuanti, alla dizione e all’impostazione. Tutto questo non ha niente a che fare con TeatroInBolla, associazione che organizza laboratori di teatroterapia per adulti e bambini in martesana.

Come si incastra la terapia con il teatro? In quali contesti opera la teatroterapia? Alla fine si va in scena? La redazione di Fuoridalcomune.it ne ha parlato con Salvatore Ladiana – fondatore di TeatroInBolla – e Marsil Yakoub, drammaturga e teatroterapeuta. Entrambi si sono formati alla scuola di teatroterapia di Milano, ma a un certo punto hanno deciso di andare oltre, di staccarsi dai classici protocolli per concentrarsi anche sulla messa in scena.

LA TEATROTERAPIA

La teatroterapia utilizza la mediazione teatrale per raggiungere il benessere individuale. «Terapia spesso fa pensare al binomio diagnosi-cura. In realtà – ha detto Salvatore Ladiana – questa dovrebbe essere intesa come cura del sé. La Teatroterapia – ha proseguito – permette di tirare fuori un potenziale creativo che ogni essere umano ha, spesso inconsapevolmente».
I training teatrali devono avvenire in un ambiente protetto, che permetta ai non-attori di esprimersi in maniera completamente libera, senza il timore del giudizio degli altri e soprattutto di sé stessi. Da qui il termine bolla, a indicare uno spazio – il setting – dove poter staccare la spina, e dove poter, riprendendo un’espressione spesso utilizzata da Marsil e Salvatore, “tradire il quotidiano”.

IN SCENA ALLA FINE CI VANNO

Oltre a uno per bambini e uno annuale per adulti, TeatroInBolla ha un laboratorio permanente, composto da allievi che fanno teatroterapia da anni e che vanno in scena.
«Ci prestiamo soprattutto per tematiche sociali – ha detto Marsil Yakoub – come la giornata contro la violenza sulle donne». Per il futuro vorrebbero però fare il salto. «Quest’anno – ha infatti aggiunto Salvatore Ladiana – stiamo accarezzando l’idea di mettere in scena qualcosa di unico e originale».

I TESTI

La drammaturga di TeatroInBolla è di Marsil Yakoub. Sono infatti suoi i testi che interpretano le non-attrici durante i training e le performance. Ma interpretare un testo non proprio non toglie peculiarità alla teatroterapia? Non avvicina questa disciplina al teatro classico? «Fondamentale è introdurre la non attrice a quelle emozioni attraverso il pre-training – ha spiegato Marsil Yakoub – Con le giuste tecniche il testo risuona come un eco, e chi interpreta si sente investito della tematica che alla fine riesce a calzare in modo incredibile».

IL CARCERE

Salvatore Ladiana racconta di amare le strade in pendenza, di voler alzare sempre un po’ l’asticella. Forse è questo approccio mentale che lo ha portato nel 2015 a condurre un laboratorio di teatroterapia nel carcere di Bollate. Non in un reparto qualunque, ma al “settimo”, dove ci sono detenuti condannati per reati sessuali. «Lavorare con il corpo insieme a chi ha violato il corpo non è facile. Nel momento in cui entravo in carcere cercavo di resettare completamente. La scommessa è stata coinvolgere una donna detenuta. Questo è stato un valore aggiunto».
Su questa esperienza è stato realizzato un reportage radiofonico premiato nel 2016, in occasione della rassegna destini incrociati, organizzata dal coordinamento di teatro in carcere.