Biogas Masate: arriva lo stop da Città Metropolitana

È arrivata comunicazione di sospensione in via cautelativa. Il commento dei "No al biogas"

La questione che per tanto tempo ha causato accesi dibattiti è giunta a un punto – sembra – fermo: la realizzazione degli impianti di Biogas a Masate ha infatti ricevuto la risposta negativa di Città Metropolitana alla domanda inoltrata l’8 gennaio 2019 per l’autorizzazione, installazione ed esercizio di impianti di produzione di energia elettrica fino a 300MW termici da fonti rinnovabili (biometano), nuovi impianti e modifiche sostanziali e non sostanziali promosse da BIO-ENERGY ITALIA.

SOSPENSIONE IN VIA CAUTELATIVA

La Città Metropolitana di Milano ha inviato comunicazione di sospensione in via cautelativa fino alla definizione delle necessarie modifiche normative, dell’emanazione di un regolamento comunitario specifico o della necessaria modifica legislativa relativa alla cessazione della qualifica di rifiuto.
«Gli impianti che producono biometano partendo da rifiuti, quali per esempio l’umido domestico o gli scarti verdi, non possono essere autorizzati al momento per la produzione di biometano (ma possono essere utilizzati per la produzione di biogas) – hanno dichiarato i portavoce di Città Metropolitana – in quanto mancano gli specifici decreti attuativi che servono a normare l’intero processo produttivo: non è infatti chiaro quale sia il punto dove il prodotto in ingresso, ovvero un rifiuto, cessi di essere tale e possa quindi essere considerato un nuovo prodotto.»

LA RISPOSTA DEI “NO AL BIOGAS”

I Comitati No Biogas Masate e Inzago, Comitato Civico di Gessate e Davide Facchinetti, tecnico comitati, hanno commentato: «Questo concetto è stato ben evidenziato con un apposito quesito posto al ministero da parte della VI Commissione Ambiente della Regione Lombardia, presieduta dal leghista Riccardo Pase e sulla scorta del quale si è espresso anche il Consiglio di Stato con la sentenza n 1229 del 28 febbraio 2018, che non permette più alle Autorità competenti di autorizzare la cessazione della qualifica del rifiuto caso per caso. Considerando quindi che tutta la normativa per l’incentivazione del biometano e la sua immissione in rete presuppone che il biogas cessi la qualifica di rifiuto a seguito del suo trattamento per diventare a tutti gli effetti un prodotto (il biometano), non è un caso che la provincia di Mantova abbia recentemente bocciato un progetto analogo a quelli previsti a Masate».

«Non ci stupisce più di tanto – hanno continuato – l’aver appreso che Città Metropolitana ha recentissimamente inviato comunicazione di sospensione in via cautelativa del procedimento autorizzativo, sino alla definizione delle necessarie modifiche normative in relazione alla domanda (…) per l’autorizzazione all’installazione di un impianto di produzione di biometano da FORSU (…). Per chi non ricordasse, questo è il secondo progetto di Impianto  biogas/biometano  nel territorio di Masate sulla strada provinciale ex SS5258 Villa Fornaci/Pozzo d’Adda, ubicato a poca distanza dall’altro di Energa, per il quale  il Comitato Nobiogas Masate aveva già chiesto agli Enti preposti (in primis Comune di Masate) di non procedere con autorizzazione  per la sua installazione nella raccolta firme  della primavera 2018.»

«Ci aspettiamo a breve che la medesima sospensiva sia emanata anche a carico dell’altro analogo procedimento relativo alla società Energa – hanno concluso – Pur essendo soddisfatti di questa  attenzione alla legislazione in essere,  cui  anche Città Metropolitana dimostra, attenendosi a quanto espresso dal CdS n 1229/2018, noi Comitati  avanziamo delle perplessità sul  fatto che, in mancanza di una normativa nazionale che permetta di autorizzare una certa tipologia di impianto, la nostra Città Metropolitana, a differenza di quanto effettuato dalla provincia di Mantova, emetta un provvedimento sospensivo in luogo di un diniego al procedere, che a nostro avviso sarebbe invece più adeguato in un caso come questo. Non vorremmo che un provvedimento come questo fosse solo l’ennesimo favore fatto dai burocrati di C.M a tutto vantaggio dei soggetti privati proponenti che avranno quindi molto tempo a disposizione per sistemare le innumerevoli criticità connesse ai loro progetti, in attesa che l’autorità competente emani un regolamento comunitario specifico e/o modifichi la legislazione relativa alla cessazione della qualifica di rifiuto. Noi Comitati guardiamo al  nostro futuro con un atteggiamento molto positivo e fiduciosi che tutti agiscano nel rispetto  dell’etica e della legalità. Non per questo saremo meno vigili.»   

  

Augusta Brambilla