La storia di Angelo, disabile senza aiuti. L’appello della sorella «Ridategli dignità»

Abbandonato dalle istituzioni, il quarantasettenne con la sindrome di Down è in casa da più di un anno, e la sua situazione è in peggioramento

Quarantasette, quaranta, uno e mezzo. Questi i numeri che descrivono al meglio la situazione di Angelo, colognese di 47 anni con la sindrome di Down, bloccato a casa, senza supporto adeguato, da più di un anno, dopo averne trascorsi una quarantina a esercitarsi e divertirsi con l’aiuto di personale preparato.

LA VICENDA DI ANGELO

La sua storia è la storia di tutti i disabili distribuiti sul territorio italiano che sono stati abbandonati dai servizi, soli e vulnerabili, privati dell’autonomia e degli svaghi necessari a condurre una vita dignitosa, spesso – come in questo caso – figli di genitori ormai anziani, che vivono con ancor più difficoltà la loro gestione.

Angelo ormai è sempre triste e poco reattivo – lo ha raccontato sorella, Michela Cavallaro, che se ne occupa a casa sua a Carugate – e più il tempo passa più rischia di perdere le competenze che in questi lunghi anni aveva acquisito presso il Centro Socio Educativo di Cologno, dal quale è stato dimesso per incompatibilità di età e servizi offerti, in quanto Angelo, ormai, necessitava di un Centro Diurno Disabili.
Decisione accettata di buon grado da Michela, che si è subito rivolta ai CDD, che però sono risultati pieni e hanno potuto solo iscrivere Angelo nelle liste d’attesa – liste che, ormai, sta cercando di scalare da un anno e mezzo. La soluzione potrebbe trovarsi nei comuni limitrofi, ma rimane il problema del trasporto intercomunale, di cui il Comune di Cologno sembra non volersi fare carico.

LA SOLIDARIETÀ CORRE SUL WEB

La sorella ha cercato di dare voce ad Angelo e alla situazione che sta vivendo anche creando un gruppo Facebook dedicato – preoccupata che il tempo trascorso a casa, senza stimoli adeguati e intrattenimento da parte di personale preparato possa portarlo a un serio declino cognitivo – e sono tantissimi gli amici e non che si sono sentiti toccati dalla sua situazione e che hanno espresso solidarietà al simpaticissimo Angelo.

«Tenerlo occupato è faticoso – ha affermato la nipote – ma non è la fatica ciò che ci spaventa di piú: quello che ci terrorizza come persone, a prescindere da ogni schieramento politico, è il mancato riconoscimento di un diritto. Un diritto umano.»

La speranza è quindi che le istituzioni si muovano al più presto nella direzione giusta, per garantire ad Angelo l’autonomia e l’inclusione che merita.