Gorgonzola: l’inaugurazione dell’opera d′arte per il nuovo Municipio

L'opera "Distacco" dedicata alle vittime del Covid-19 e realizzata dalle artiste Giulia Mainardi e Josephin Capozzi

A Gorgonzola il 26 giugno in piazzetta Camillo Ripamonti è stata inaugurata l’opera d’arte “Distacco” del duo creativo composto da Giulia Mainardi e Josephin Capozzi.

L’installazione, in memoria delle vittime del Covid-19, dialoga con l’edificio Municipale e ricorda la separazione delle persone nel tempo della pandemia. Presenti Giulia Mainardi e Josephin Capozzi, il sindaco Angelo Stucchi, Agazio Montirosso responsabile Lavori Pubblici, Nadia Castelli assessore programmazione e salvaguardia del territorio e la vicesindaca Ilaria Scaccabarozzi.

“Un’opera che ci fa sentire comunità fraterna e solidale”

L’opera d’arte ha vinto il secondo bando concorso indetto dall’Amministrazione comunale per il nuovo Palazzo Comunale in piazza Ripamonti.

«Vogliamo solo ringraziare tutta la comunità che ci ha accolto– hanno dichiarato le artiste Giulia Mainardi e Josephin CapozziCi siamo sentite davvero le benvenute a Gorgonzola, sin da subito. Grazie per lo spazio che ci avete offerto e per la fiducia accordata al nostro progetto».

Un’installazione leggera composta da una base di Corten e il materiale utilizzato sarà l’acciaio inossidabile mentre i petali saranno una fusione di leghe diverse con la presenza di una panchina in un luogo di raccoglimento e di memoria.

AGAZIO MONTIROSSO, GIULIA MAINARDI, ANGELO STUCCHI E JOSEPHIN CAPOZZI

«La paura. Il silenzio. La città deserta. Il suono delle sirene. Volti, unici, inconfondibili, persi nella moltitudine, sequestrati in stanze d’ospedale rese inaccessibili. Volti spenti in un buio che ha avvolto la città, che ha avvolto tutti noi. Uomini e donne che non hanno avuto quell’attenzione irripetibile, quella tenerezza inconfondibile, quella carezza che solo le nostre mani avrebbero voluto offrire loro– ha commentato  il sindaco Angelo StucchiNome, volti, storie: la mia mamma, il mio papà, il mio sposo, la mia sposa, mio figlio, mia figlia, mio fratello, mia sorella, il mio amico, la mia collega. Avremmo desiderato, voluto essere lì nel momento dell’ultimo soffio di vita, ripetendo quel nome, accarezzando quel volto, ricordando quella storia unica, non storia eroica, ma quella storia unica che c’è stata, la mia, la tua storia. Il ricordo, la fotografia, gli oggetti condivisi, oggi ci rievocano quel volto, quella storia unica, sia pure una storia qualsiasi. Quello che è mancato è stato il tempo per dire “tu!” Quante lacrime hanno accompagnato morti solitarie! Chi non ha sentito dire “Mio papà è morto da solo. Hanno portato via mia mamma e non l’ho più rivista! È morto il mio nonno adorato e non ho potuto neppure partecipare al funerale! Mia moglie ha tanto sofferto e io non c’ero a stringerle la mano e io non c’ero per l’ultima carezza!”. Finché il ricordo dura, la singolarità di ciascuno dei nostri morti rimane nella sua originalità: solo chi l’ha vissuta la può raccontare, ma quello che non c’è stato è stato il tempo di dire “tu”. “Distacco” ci permette, soffermandoci davanti ad essa, di poter dire insieme “tu” mamma, papà, sposo, sposa, figlio, figlia, fratello, sorella in un’unica grande ultima carezza – e ha concluso- Oggi possiamo insieme non solo ricordare i settantaquattro nostri concittadini che hanno perso la loro vita per il Covid-19, ma condividere la vita che è stata, ascoltare le loro parole sussurrante nel silenzio del raccoglimento, trovare una consolazione, in un comune abbraccio, perché ci sentiamo unica grande famiglia, che supera il tempo, che ci fa essere lì per potere dire quel “tu” che è mancato. Insieme, diversi come sono questi petali bianchi, abbiamo sconfitto il virus e più ancora sconfitto il demone della solitudine che ci ha divisi, separati, e anche messi gli uni contro gli altri: i sani dai contagiati.Oggi non può mancare la gratitudine per chi allora ha operato e per chi oggi continua ad operare, per guarire, per consolare, per sorreggere nel tempo della malattia e del distacco questi uomini e donne.  Oggi la nostra città ricorda con quest’opera i suoi cittadini vittime della pandemia che ha colpito il nostro Paese e il mondo intero, che oggi diventa monumento per essere memoria viva di chi ci è stato sottratto dal virus Covid-19. Grazie della vostra presenza che ci fa sentire comunità fraterna e solidale».

 

Augusta Brambilla