Ema si pronuncia su Astrazeneca: al momento i «benefici sono maggiori dei rischi»

AstraZeneca non subirà restrizioni, ma ogni Stato potrà decidere come gestire le somministrazioni

Durante la conferenza stampa organizzata dall’EMA, European Medicine Agency, per presentare i risultati dello studio sugli effetti collaterali di Astrazeneca, la dott.ssa Sabine Straus ha spiegato come il vaccino non verrà ritirato né subirà restrizioni, perché, se i benefici sono chiari ed espliciti, gli effetti collaterali più gravi si sono dimostrati molto rari (18 decessi su 24 milioni di vaccinati). «Non si conosce ancora la reale causa che ha portato alle trombosi– ha dichiarato la dott.ssa Straus- perché sono ancora poche le informazioni e i dati che abbiamo a disposizione, ma plausibilmente si può supporre che sia stata una risposta immunitaria dei soggetti al vaccino».

Fino ad ora i casi riportati riguardano donne sotto i 60 anni ma è «difficile trovare fattori comuni»

Durante la conferenza stampa sono state segnalate delle caratteristiche comuni tra i casi segnalati: a riportare effetti collaterali gravi sono state tutte donne di età inferiore ai 60, dopo due settimane. Non si può stabilire però che questi effetti siano specifici: «I dati a disposizione sono pochi- ha ribadito Straus- e bisogna tenere in considerazione che più del 60% delle persone vaccinate sono proprio donne».

I vaccini «estremamente importanti nella lotta contro il Covid-19»

«Abbiamo bisogno di combattere questa pandemia. Questi effetti collaterali sono molto rari– ha dichiarato Emer Cooke, direttrice dell’Ema-. È importante lanciare il messaggio che i vaccini sono estremamente importanti nella lotta contro il Covid-19 e per questo dobbiamo continuare a vaccinarci». È stata poi sottolineata l’importanza di comunicare qualsiasi effetto collaterale al proprio medico, così da poter arricchire gli studi e rivalutare più approfonditamente le possibili conseguenze della somministrazione del vaccino anglo-svedese.

Ogni nazione potrà decidere come gestire le somministrazioni

«Abbiamo analizzato tutti i dati e le risorse disponibili -ha continuato Cooke- e abbiamo concluso che possono accadere eventi gravi in modo molto rare. Ogni stato potrà comunque scegliere a chi somministrare quale vaccino sulla base dello studio che è stato svolto».

Gli studi sono quindi solo agli arbori: si deve ancora capire, ad esempio, se si possano sostituire le seconde dosi di AstraZeneca con altri vaccini, come Pfeizer, ma ad oggi non ci sono ancora conferme o smentite.