Riapertura scuole: Conte insiste sul 7 gennaio, ma le Regioni protestano

Nonostante le numerose richieste di rinvio, Azzolina tira dritto: «È arrivato il momento di tornare in classe»

La riapertura delle scuole, prevista per questa settimana, potrebbe essere a rischio. Nelle scorse ore, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribadito la volontà del Governo di riaprire gli istituti questo giovedì, il 7 gennaio, con un massimo del 50% delle lezioni in presenza. Una decisione che riguarderebbe all’incirca due milioni e mezzo di ragazzi, ma che in questi giorni ha sollevato aspre critiche non solo dalle Regioni, ma anche da alcuni consulenti del Comitato Tecnico Scientifico e dai sindacati.

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Lo scontro Governo-Regioni

Alla base della preoccupazione di tanti governatori – sia di centrodestra che di centrosinistra – ci sarebbe il rischio di un nuovo aumento dei contagi, che deriverebbe non solo dal ritorno in classe degli studenti, ma anche dall’affollamento dei mezzi pubblici.

«Sono molto perplesso sull’opportunità di riaprire le scuole dal 7. A dicembre in Veneto si è registrato il 50 per cento di morti in più rispetto all’anno precedente», ha commentato il Presidente del Veneto Luca Zaia. «Con i dati in crescita – ha aggiunto l’assessore alla Scuola del Lazio, Alessio D’Amato -, faccio un appello al governo a riflettere bene sulla riapertura delle scuole superiori. Devono restare chiuse in tutta Italia».

Critico anche Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Salute, che pochi giorni fa ha detto chiaramente che «non ci sono le condizioni» per un rientro in classe. Contrari anche i sindacati, che hanno chiesto al Governo di posticipare di almeno due settimane la riapertura degli istituti, così da avere il tempo necessario per «fare i test sia agli studenti che al personale scolastico».

Nonostante le forti pressioni, però, il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina tira dritto sulla riapertura del 7 gennaio e assicura che non ci sarà nessun rinvio.

«Posso confermare la volontà del governo di riaprireha dichiarato oggi il Ministro -. Avremmo voluto farlo a dicembre, ma abbiamo rimandato su richiesta delle Regioni. Ora è arrivato il tempo di tornare in classe. La scuola è un servizio pubblico essenziale, non si può continuare a sacrificare i ragazzi né pensare che la didattica a distanza possa sostituire quella in presenza».

Possibili scenari

Al netto delle dichiarazioni di Azzolina e dei governatori delle Regioni, la riapertura delle scuole il 7 gennaio sembra ancora un’ipotesi tutt’altro che definitiva. A confermarlo è il Ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che in un’intervista ha spiegato che il ritorno in classe sarà legato all’andamento dei contagi nelle singole Regioni.

Alcuni governatori, infatti, tra cui De Luca (Campania), Emiliano (Puglia) e Zaia (Veneto), starebbero pensando di emettere un’ordinanza di rinvio della riapertura delle scuole.