La didattica a distanza raccontata con un cortometraggio da due studenti (VIDEO)

Sirio Moretti (studente della Martesana) e Riccardo Nava hanno condensato in pochi minuti preoccupazioni e aspettative degli studenti

Un cortometraggio che è un breve spaccato della didattica a distanza. Un cortometraggio dove si sogna di tornare a scuola e che gli adulti facciano tutto il necessario perchè ciò accada. Sirio Moretti (studente della Martesana) e Riccardo Nava, che frequentano l’istituto tecnico ad indirizzo cinematografico Albert Steiner di Milano, hanno usato i mezzi che conoscono per raccontare la loro esperienza, che è poi l’esperienza dei loro coetanei che da quasi un anno a causa dell’emergenza sanitaria hanno abbandonato le loro aule per seguire le lezioni davanti ad uno schermo.

Un tema, quello della didattica a distanza, che sta iniziando a porre interrogativi anche nel mondo dei “grandi”, in particolare sulla sua sostenibilità nel lungo periodo. E così, mentre gli studenti organizzano sit-in di protesta in tutta Italia dopo la decisione di molte regioni di posticipare l’ingresso a scuola (in Lombardia, eventuale zona rossa permettendo, gli studenti delle superiori torneranno in classe il 25 gennaio), l’opinione pubblica inizia a riflettere sulle priorità in tempi di pandemia.

Tra gli studenti che hanno protestato contro il rinvio del ritorno a scuola ci sono anche Sirio e Riccardo, che hanno però deciso di lasciare anche una traccia, un corto che, visto il successo che sta riscuotendo tra i loro coetanei, incarna i sentimenti di molti.

Il cortometraggio è arrivato anche in prima serata in Rai, nella trasmissione “Le parole della settimana” condotta da Massimo Gramellini. In trasmissione (qui dal minuto 36) i ragazzi hanno raccontato del successo del cortometraggio e del desiderio di tornare a scuola. «La cosa che mi ha colpito maggiormente è la popolarità che ha avuto (il video, ndr) – ha detto Sirio Moretti – Una cosa che mi ha stupito è che molte persone, soprattutto adulti, mi hanno fatto i complimenti». «Io ho avuto molta difficoltà a studiare in DAD (didattica a distanza, ndr) – ha aggiunto Riccardo Nava – Mi manca stare in classe e avere rapporti con i coetanei».