Chiara Appendino condannata: la solidarietà della collega Cosciotti

Un anno e sei mesi in primo grado per i fatti di piazza San Carlo. Ivonne Cosciotti: «La mia solidarietà»

Il sindaco Ivonne Cosciotti mentre presenta la mostra
Un anno e sei mesi. Questa la condanna in primo grado per Chiara Appendino, sindaca di Torino, imputata per lesioni, disastro e omicidio colposi per i fatti avvenuti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, in occasione della finale di Champion League Juventus – Real Madrid. Un gruppo di ragazzi, come accertato dalle successivi indagini, si aggirava per la piazza spruzzando spray al peperoncino con lo scopo di rapinare gli spettatori giunti in centro per assistere alla partita trasmessa su maxi schermo. Questo ad un certo punto ha provocato un fuggi fuggi e una calca che ha portato alla morte di due donne e al ferimento di 1500 persone. Molti sindaci di tutta Italia, compreso il presidente ANCI Antonio Decaro, hanno espresso la loro solidarietà alla prima cittadina. Un messaggio di vicinanza è arrivato anche dalla sindaca di Pioltello Ivonne Cosciotti.

Ivonne cosciotti: «A Chiara Appendino la mia solidarietà»

«Esprimo la mia personale vicinanza alla Sindaca di Torino, Chiara Appendino, per la condanna relativa ai terribili fatti della partita in piazza del 2017 – ha scritto Ivonne Cosciotti – La condanna dice che doveva prevedere ciò che sarebbe successo. Rispetto il giudizio della magistratura ma mi domando come potesse un Sindaco prevedere quei fatti se tutti gli organi dello Stato non avevano eccepito rischi e fornito personale per l’evento».

Responsabilità e indennità economica

La sindaca di Pioltello ha evidenziato anche il carico di responsabilità che grava su un primo cittadino, non nascondendo la necessità di aprire una riflessione anche sui loro compensi. «Certamente il nostro è un lavoro pieno di responsabilità, di doveri e di attenzioni e non c’è giorno del mio mandato che non abbia passato mille volte nella mia mente quali possibili conseguenze possano esserci in ogni decisione – ha proseguito – E sono tante le notti difficili. Va fatta una riflessione più ampia sui ruoli, le responsabilità e anche lo stipendio percepito che (come forse molti non sanno) è poco più di quello di un impiegato».