Covid-19, test rapidi nelle Rsa lombarde

L'assessore Gallera: «Nelle Rsa e Rsd non entra nessun positivo»

Il Covid-19 può essere pericoloso soprattutto per le persone più fragili, in particolare modo quelle anziane. E la Lombardia ha imparato la lezione a caro prezzo con i morti nelle Rsa durante la prima ondata. Per questo motivo Regione ha approvato gli atti di indirizzo per la gestione degli ospiti positivi e per effettuare screening costanti.

«Il coronavirus si accanisce articolarmente nei confronti delle persone più fragili – ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera – Da mesi lavoriamo per mettere in campo una pluralità di azioni che cerchino di preservare il più possibile le Rsa e le Rsd così che luoghi possano operare in sicurezza nella grave difficoltà che stanno vivendo. Da mesi stiamo lavorando con confronti continui e approfonditi».

Screening e trasferimenti tempestivi

Per individuare tempestivamente positivi ed evitare focolai, è stato stabilito che tutti gli ospiti e il personale delle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) e Rsd (Residenze sanitarie per disabili) devono essere sottoposti a test rapidi ogni 15 giorni. Anche per tutti i nuovi ospiti che entrano nelle strutture deve essere accertata la negatività al Covid. I pazienti che dovessero risultare positivi devono essere tempestivamente trasferiti, motivo per cui sono stati attivati 1500 posti sub acuti.

L’assessore al Welfare ha anche chiarito come nelle Rsa non rientrerà nessuno dei pazienti dimessi dall’ospedale. «Nelle Rsa – ha sottolineato Gallera – non rientra nessuno dei positivi che esce dall’ospedale. I pazienti positivi escono dalla Rsa e vanno in ospedale o nel setting più interessato. I contatti stretti possono rimanere all’interno solo delle strutture che possono mantenerli in sicurezza e possono garantire l’isolamento».