Nuovo Dpcm: sport, ristorazione e cultura i settori più colpiti

Ecco le principali novità

Sono valide da oggi, Lunedì 26 novembre, le nuove disposizioni contenute nell’ultimo Dpcm (qui la versione completa) firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un nuovo decreto, l’undicesimo dall’inizio della pandemia, che il Governo ha ritenuto necessario per contrastare l’impennata  dei contagi.

«L’Italia proprio nei momenti difficili riesce sempre a dimostrare la propria coesione e la propria forza – ha dichiarato il Premier in conferenza stampa – Se in questo mese di novembre rispetteremo tutti queste nuove regole riusciremo a tenere la curva epidemiologica sotto controllo. Riusciremo così – ha sottolineato – ad allentare le nuove misure ad affrontare dicembre e ci auguriamo le festività natalizie con maggiore serenità».

Le principali novità 

Scuola

Per gli istituti secondari didattica a distanza al 75% (l’Ordinanza di regione Lombardia prevede didattica online completa per le superiori).

Lavoro

Ulteriore incremento dello smart working nella pubblica amministrazione e raccomandazione di utilizzarlo il più possibile anche nel settore privato.

Ristorazione

Bar, gelaterie, pasticcerie e ristoranti devono chiudere alle 18.00 tutti i giorni della settimana. Dopo questo orario rimane consentito l’asporto fino alle 24 e la consegna a domicilio.

Ai tavoli potranno sedere al massimo 4 persone, a meno che si tratti di un nucleo familiare più numeroso.

Vietato consumare cibo e bevande per strada dopo le 18.00.

Pelestre e piscine

Chiuse palestre, piscine, centri benessere e centri termali.

Cinema teatri e musei

Sono chiusi i cinema e i teatri, mentre rimangono aperti i musei.

Altre chiusure

Sono inoltre chiuse al pubblico le sale gioco, le sale bingo e i parchi divertimento.

Fiere e congressi

Sospese tutte le fiere. Congressi e convegni potranno essere svolti solo con modalità a distanza.

Spostamenti tra Comuni e Regioni

Nessun blocco agli spostamenti, ma resta caldo l’invito a non allontanarsi dal proprio comune di residenza, se non per necessità lavorative o sanitarie.