«Lavora, ne**o»: gli insulti razzisti ai braccianti della Straberry

Le intercettazioni telefoniche del fondatore Guglielmo Stagno d'Alcontres e le testimonianze dei braccianti hanno portato alla luce una situazione vergognosa

Clima di terrore all’azienda di Cassina Straberry, sequestrata per lo sfruttamento dei braccianti immigrati che lavoravano al suo interno. A raccontarlo, in un’intercettazione, è stato lo stesso Guglielmo Stagno d’Alcontres, messinese classe 1988, proprietario della start-up che vendeva fragole, coltivate e raccolte a Cassina, per le vie di Milano a bordo di un’Apecar.

Straberry, insulti razzisti ai braccianti immigrati

«Stamattina appena ho visto uno che parlava, dopo un secondo l’ho mandato a casa, non è che gli ho dato una seconda possibilità, vai a casa! E appena vedo uno con il cellulare io lo mando a casa. È il terrore a far rispettare le regole. Questo dev’essere l’atteggiamento, perché con loro devi lavorare in maniera tribale, come lavorano loro, devi fare il maschio dominante». Queste le parole pronunciate al telefono dal 31enne fondatore dell’azienda, che, poi, si definisce «orgoglioso» dei «metodi coercitivi» utilizzati, anche se «sono più orgoglioso di avere inventato la Straberry».

Un vicenda vergognosa, portata alla luce anche dai racconti dei braccianti, testimoni di umiliazioni a carico di sé stessi e dei propri compagni di lavoro. «Ne**o», «animale» e insulti razzisti erano all’ordine del giorno. Turni massacranti per 4,5 euro all’ora, senza alcuna speranza di ottenere il rispetto di chi, questo lavoro, lo offriva. 9 ore al giorno sotto il sole per documentarne solo 6,5, spintoni e vessazioni a ogni richiesta di ottenere il pagamento del salario.
Una situazione che ha portato la Procura di Milano al sequestro dell’attività e a indagare 7 persone, due amministratori, due sorveglianti della manodopera, due dipendenti amministrativi che reclutavano i braccianti e un consulente che compilava le buste paga.