Caso camici, la difesa di Fontana: «contro di me polemiche sterili e strumentali»

Il governatore è intervenuto questa mattina in Consiglio Regionale, dove il M5S ha presentato una mozione di sfiducia

La vicenda legata alla fornitura di camici sanitari in Regione Lombardia continua ad allargarsi. Negli scorsi giorni il Presidente Attilio Fontana è stato ufficialmente iscritti nel registro degli indagati e oggi, lunedì 27 luglio, è intervenuto in Consiglio Regionale per offrire la propria versione dei fatti e rispondere a quelle che ha definito «polemiche sterili, inutili e strumentali», sollevate dalla «stampa faziosa».

Il caso camici, riassunto

L’intera vicenda ruota attorno al coinvolgimento di Fontana nella fornitura di camici sanitari, affidata all’azienda Dama S.p.A., di proprietà di Andrea Dini, cognato del governatore. Nonostante il conflitto di interessi, l’operazione fu inizialmente registrata come una semplice fornitura, che prevedeva dunque un pagamento nei confronti dell’azienda in questione. A un mese di distanza dall’assegnazione della fornitura, tuttavia, Dini scrisse una mail ad Aria – la centrale acquisti della Lombardia – per informare la Regione della sua decisione di aver trasformato la vendita in una donazione.

Negli scorsi giorni, tuttavia, è emerso che, poco prima della comunicazione di Dini, Fontana si sarebbe recato di persona presso la società che amministra il suo patrimonio per effettuare un bonifico da 250mila euro alla società del cognato. Secondo le ricostruzioni della stampa nazionale, Fontana sapeva dell’inchiesta di Report e aveva chiesto a Dini di rinunciare al pagamento. Secondo quanto sostiene il governatore lombardo, invece, il bonifico rappresenterebbe un semplice risarcimento nei confronti del cognato.

Qualunque sia la realtà dei fatti, entrambe le versioni contraddicono le precedenti dichiarazioni pubbliche del Presidente Fontana, che nelle scorse settimane aveva ribadito più volte di non sapere nulla della procedura attivata per la fornitura di camici e di non essere intervenuto in nessun modo.

La difesa di Fontana

Alla seduta del Consiglio Regionale di oggi, il Movimento Cinque Stelle ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Fontana, unita alla richiesta di dimissioni. Il Presidente della Regione è intervenuto in aula per rispondere alle accuse e offrire la propria versione dei fatti sulla vicenda dei camici. Un discorso di oltre un’ora, che ha raccolto gli applausi della maggioranza e le critiche delle opposizioni.

«Ho riflettuto molto sulla possibilità di intervenire oggi in quest’aula – ha esordito Fontana –, per la preoccupazione di offrire un’ulteriore cassa di risonanza a polemiche che ritengo sterili, inutili, strumentali, oltre che lesive della mia persona e del ruolo istituzionale che ho l’onore di ricoprire. Alla fine – ha proseguito il governatore – ho deciso di intervenire non solo per ristabilire la realtà dei fatti, ma soprattutto per cambiare pagina».

Per quanto riguarda la vicenda relativa alla fornitura di camici, Fontana ha sostenuto di essere stato al corrente dell’attività di negoziazione già dal 12 maggio scorso, ben prima delle inchieste promosse da Report.

«Sono tutt’ora convinto che si sia trattato di un negozio corretto – ha sottolineato il governatore -. Ma, poiché il male è negli occhi di chi guarda, ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento e di considerare quel mancato introito come un ulteriore gesto di generosità».

«La magistratura sta ipotizzando una diversa ricostruzione relativa al mio coinvolgimento», ha proseguito Fontana. «Per cui voglio solo dire che avevo considerato di alleviare l’onere dell’operazione, partecipando personalmente alla copertura di una parte dell’intervento economico. Si è trattato di una decisione spontanea e volontaria – ha proseguito –, dovuta al rammarico di constatare che il mio legame di affinità aveva solo arrecato svantaggio ad un’azienda legata alla mia famiglia».

Nessun riferimento, infine, ai conti in Svizzera e ai trust alle Bahamas, questioni che sono finite sotto la lente della procura proprio negli ultimi giorni e che hanno alimentato le critiche nei confronti del governatore lombardo.