“WEET FLOOR GARAGE BAND”: giovani musicisti con la voglia di ritornare a suonare dal vivo

Già diversi album all'attivo. La storia di un gruppo nato in un garage

Quattro storie di vita e di amicizia che si intrecciano nelle sonorità del gruppo “Weet Floor Garage Band”.  Andrea Staglianò di Brugherio, chitarra e voce, Luca Erba di Carugate, basso e cori, Stefano Crippa chitarra e Fabio Donghi batteria di Cesano Maderno. Una band garage-rock nata nel 2005 che, dopo aver registrato due EP, nel 2011 presenta il primo album autoprodotto “L’effetto del curaro” e partecipa al MEI Supersound, il più grande festival di musica italiana dal vivo per giovani talenti. 

Il rumore della città fatto non solo di suoni ma di domande 

«Ho iniziato a suonare la chitarra con lo scopo di formare una band, non credo che avrei scelto di imparare a suonare uno strumento senza quell’obiettivo – ha dichiarato Andrea Staglianò – Luca, compagno liceale, aveva cominciato a suonare nel garage trasformato in sala prove. Un giorno lo sento raccontare dell’idea di trovarsi a suonare, ho preso coraggio e mi sono proposto. È stato l’inizio della band e della nostra amicizia». Il 27 settembre 2014 viene pubblicato il primo lavoro ufficiale “Profezia in 12 pezzi”, registrato al CRONO Sound Factory di Vimodrone con Simone Sproccati. 

«Il provocatorio album racconta di come media, religione, politica siano soliti creare degli idoli, far credere che qualcuno meglio di noi sappia guidarci, agire nel modo giusto e dirci come fare – ha sottolineato Luca Erba – Lanostra “profezia” è in antitesi: il ruolo della musica è quello di spronare a dare il meglio, non di imporsi e diventare un nuovo idolo, ma essere un incentivo a diventare quindi “profeti di sé stessi”».

 Il 10 aprile 2020 viene pubblicato “La città era piena di rumore” registrato al Toxic Basement Studio da Carlo Altobelli. «Un album intenso, romantico, rock, che racconta il “rumore” di una società sempre più sommersa di stimoli e informazioni in contrasto tra loro, in cui sentirsi vivi o sentirsi persi – ha commentato Stefano Crippa – Il rumore di cui si parla non è soltanto quello “fisico” di una città ma anche e soprattutto quello causato dalle tante domande e dalle poche risposte che si hanno nel vivere tutti i giorni. Le canzoni sono, sia per i temi che per gli arrangiamenti, in contrasto tra loro, proprio a voler creare la confusione di cui parliamo».

Un bel gioco di squadra

«Raccontiamo ciò che viviamo e le canzoni racchiudono le nostre esperienze, le nostre idee, la nostra voglia di sfogarci, cercando di dare un parere, attraverso parole e musica, che susciti delle reazioni e magari delle domande, senza mai pensare di avere la verità in pugno – ha ribadito Andrea Staglianò – Se dovessimo trovare un filo conduttore direi che tutte le nostre canzoni parlano della voglia di rivoluzionare la propria vita e di superare le difficoltà, trovando un modo alternativo, personale e più funzionale di vivere. Il risultato finale è un lavoro che passa attraverso le idee e capacità del singolo, ma anche e soprattutto attraverso un bel gioco di squadra».

Nell’emergenza Coronavirus il bisogno di musica dal vivo, la voglia di non fermarsi e di condividere esperienze insieme li ha portati a esibirsi dal vivo sul tetto del Teatro San Giuseppe di Brugherio «Weet Floor on the Roof Top è stata un’esperienza bellissima. Ci sono state molte presenze che ci hanno seguito come lepersone affacciate sul balcone o in strada – ha concluso Fabio Donghi– In attesa di ritornare a suonare finalmente dal vivo, è appena uscito il nuovo video del singolo “Solstizio”, una canzone a cui teniamo molto»

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina Facebook del gruppo