Il coronavirus e la battaglia dei centri diurni per disabili

C'è chi chiude, chi presta servizio a domicilio, chi rimane aperto per metà. Ecco come CDD SFA e CSE stanno affrontando l'emergenza per non abbandonare chi in questo momento ha più bisogno di assistenza

Lombardia bloccata, lavoratori in smart-working e studenti a lezione via Skype, ma chi davvero fatica a ottenere aiuto e indicazioni precise su quali alternative efficaci applicare ai servizi offerti solitamente, sono le strutture per l’accoglienza come CSE – Centro Socio Educativo – CDD – Centro Diurno-Disabili – e SFA – Servizio di Formazione all’Autonomia – su cui, da diversi giorni ormai, permangono molti punti interrogativi a cui i centri sono costretti a trovare risposte velocemente e in accordo con i comuni, ma senza aver ricevuto delle vere e proprie disposizioni da parte delle istituzioni.

La situazione

Nella Città Metropolitana di Milano, dopo la decisione di tenere aperti i centri in gestione al Comune, il 7 marzo è stato dato il via libera per prestare il servizio di assistenza a domicilio, lasciando che siano le famiglie a prendere accordi con gli educatori a seconda delle singole esigenze. Così è avvenuto anche a Segrate, dove la Cooperativa Sociale il Melograno, ha avviato il servizio Educatore a domicilio per garantire a bambini e ragazzi con disabilià l’assistenza educativa necessaria per tenersi in pari con il programma anche a scuole chiuse. In altre provincie invece i centri hanno scelto di rimanere aperti, ma si sono ritrovati davanti a diverse situazioni – per certi versi rischiose – da dover gestire in autonomia. La Cooperativa Sociale il Sorriso di Carugate, ha raccontato sui social il periodo difficile che sta attraversando: «Anche da noi il virus si è fatto sentire: siamo in pochi a frequentare la Cooperativa perché c’è chi ha paura e chi sta a casa in via precauzionale. Molte attività non possono essere svolte perché ad esempio palestre, biblioteche e piscine sono chiuse: al mattino entriamo e improvvisiamo qualcosa da fare per non annoiarci e passare una buona giornata». Proprio i meno indipendenti – persone a cui bisognerebbe garantire maggiore tutela in questo momento di emergenza – si ritrovano a dover fare i conti con regole di comportamento e norme igieniche, che se per la maggior parte delle persone possono al limite creare fastidi e incovenienti, per loro costituiscono delle vere e proprie sfide da affrontare ogni giorno. A questo si aggiunge il fatto che limitare i contatti sociali, chiudendo i centri, per qualcuno già poco integrato, potrebbe portare a un’ulteriore emarginazione.

Non arrendersi

In fondo però, è questo l’importante: non arrendersi e mantenere il buonumore. In un periodo di confusione e di allarme, è meglio sapersi adattare accendendo la creatività.

Così ad esempio le regole del Ministero della Salute vengono tradotte in Comunicazione Aumentativa Alternativa: «Qualcuno di noi fa fatica ad attenersi a queste norme… nonostante ciò la nostra Cooperativa adotta tutti i mezzi per rendere queste regole semplici» – ha scritto la Cooperativa Sociale il Sorriso.

Oppure ci s’inventa un metodo alternativo per porgere il saluto, come accade in Casa Filippide:

#1mqdifelicità il difficile è ritrovare un ritmo di vita, nuovi piccoli laboratori, sostituire lo sport con veloci camminate all'aperto in piccoli gruppi ma la voglia di stare insieme c'è tutta e così nascono piacevoli momenti!

Gepostet von Casa Filippide am Donnerstag, 5. März 2020