Lello Gurrado: ieri giornalista, oggi autore di romanzi gialli

Lo scrittore di Cernusco, giornalista di lunga esperienza, racconta i suoi romanzi fra droga, immigrazione e bullismo

A soli 22 anni – era il 1965 – Lello Gurrado è stato uno dei più giovani a entrare nelle schiere dei giornalisti del Corriere della Sera. Da allora la sua carriera, passando attraverso numerosi periodici e quotidiani, è durata più di mezzo secolo. Lello Gurrado oggi vive a Cernusco sul Naviglio e ha scritto diversi romanzi. L’ultimo, Quattro bravi ragazzi. Storie di ordinario bullismo, uscirà il 6 febbraio per Baldini+Castoldi.

Negli scorsi mesi Lello Gurrado ha partecipato – in qualità di membro della giuria – a Liberi di Scrivere, il concorso letterario della Biblioteca di Carugate.

L’ASCESA NEL CORRIERE

Tutto è cominciato dallo sport: «Era la cosa più semplice da cui partire e poi – scherza – lo facevo per andare gratis allo stadio». Il giovanissimo Lello Gurrado avanzò nella carriera giornalistica fino agli anni nella cronaca e a quelli come inviato speciale che lo scrittore oggi ricorda come «uno dei mestieri più belli e affascinanti. Dovevo avere sempre la valigia fatta, pronto a partire». Come quella volta nel ’74, quando venne spedito a Roma, per conto di Rizzoli, a intervistare tutti i segretari di partito, oppure, ancora, la volta in cui nel ’78 gli venne ordinato «ovunque approdino, tu sarai lì» e dovette correre a Città del Capo, dove rimase alcuni giorni ad attendere l’arrivo di Ambrogio Fogar e Mauro Mancini, i due esploratori italiani naufragati al largo delle isole Falkland e salvati da un mercantile greco solo dopo 74 lunghissimi giorni.

Di quando era redattore capo al Corriere d’Informazione – l’edizione pomeridiana del Corriere della Sera –  ha raccontato: «La mattina si arrivava in redazione alle 6.00; alle 9.00 avevamo la prima pausa e il mio collega aveva già finito il primo pacchetto di sigarette, così scendeva al tabacchi a comprarle. Io chiamavo i miei figli, allora erano piccoli, era una nostra specie di rito. All’improvviso sentii il mio capo urlare di mettere giù i telefoni. Aldo Moro era stato rapito».

Le notizie allora viaggiavano con tempi diversi rispetto al presente e le difficoltà date dalla mancanza di mezzi come Google e gli smartphone rendeva tutto molto più difficile e rischioso. Eppure, oggi come allora, le notizie dovevano essere mandate in stampa fresche. Come quando, il 12 dicembre del ’69, per colpa della fretta, venne equivocata la causa della strage di Piazza Fontana e si pensò all’esplosione di una caldaia. Lello Gurrado riporta alla memoria la frenesia del momento: «Quel giorno non sarei dovuto essere in redazione, è stata solo una combinazione. Il direttore di allora arrivò come un razzo in redazione e ci spedì tutti al lavoro».

LA SCELTA DI FARE LO SCRITTORE

Con l’arrivo di internet e dell’informazione di massa, Lello Gurrado ha preferito abbandonare il mondo dell’informazione.

«Il giornalismo sta attraversando un momento buio e, – rassicura – senza fare discorsi politici, il giornalismo è ormai privo di obiettività, da entrambe le parti». Lo scrittore ricorda quando pubblicò il suo primo romanzo – Mestieraccio – nel 1979. Lavorava ancora al Corriere d’Informazione e, immerso in quel frenetico ambiente lavorativo, pensò di scrivere una satira del mestiere di giornalista.

«Intendevo il “mestieraccio” in un senso affettuoso, oggi lo intendo in modo più dispregiativo. Un tempo si pensava solo a dare la notizia, potevi stare in redazione, seduto con Zucconi da una parte e Mosca dall’altra, due che la pensavano in senso opposto nella stessa stanza, ma non importava, l’importante era la notizia. Quello che manca è il rigore nel dare l’informazione, di cui oggi siamo drogati».

Il passaggio dai quotidiani ai libri è avvenuto in parte per queste ragioni, ma Lello Gurrado con gli anni ha anche cominciato a sentire l’esigenza di dare più spessore alla cronaca, di approfondirne i fatti e i temi in quanto specchio della società. Il tema della droga, di cui Gurrado si è occupato in qualità di giornalista, è stato centrale nei suoi primi romanzi Gli sdrogati (1985) e Mamma Eroina (1986), e nel caso di Don Mazzi: sono un prete da marciapiede (1999) la vicenda gli era risultava particolarmente vicina, essendo stato uno dei primi giornalisti a recarsi a San Patrignano.

IMMIGRAZIONE E BULLISMO

Negli anni successivi l’autore nei suoi libri ha parlato di immigrazione, un argomento con cui ha riscosso molto successo grazie al libro Fulmine (2014), la storia di un ragazzo che dalla Puglia emigra al nord, seguito a breve distanza di tempo da Lampa Lampa (2017), su un giovane gambiano che sbarca a Lampedusa in cerca di una via per l’Europa. Questi ultimi racconti sono stati apprezzati soprattutto dai ragazzi. Non è raro infatti che lo scrittore venga invitato nelle scuole a parlare di sé e dei suoi romanzi. Il successo tra i più giovani e le presentazioni nelle scuole sono la ragione per la quale Lello Gurrado ha cominciato a scrivere di una problematica sociale non ancora da lui affrontata: il bullismo. Quattro bravi ragazzi, il suo nuovo libroè un giallo con una struttura classica, un genere che era già stato sperimentato in precedenza dallo scrittore. Nel libro ci sono tre omicidi, un commissario – detto il “Cerbero” – e moltissimi messaggi per sensibilizzare ragazzi, e famiglie e docenti sul problema del bullismo.

Nelle prossime settimane, l’autore sarà impegnato in un ciclo di presentazioni tra scuole, biblioteche e librerie che coinvolgerà anche la Biblioteca di Gorgonzola e l’Itsos di Cernusco.