La storia di Mattia e mamma Monica: vivere con il diabete a scuola

La famiglia ha iniziato alla scuola elementare di Masate un percorso per permettere a tutti i bambini come Mattia di essere al sicuro anche tra le mura scolastiche

Due occhi grandi che parlano da soli e che arrivano prima delle parole. Tante, di getto, quasi con la preoccupazione di non riuscire a raccontare tutta la sua storia: è Monica Perrello, la mamma di Mattia Napolitano, bimbo di 7 anni di Masate, al quale è stato diagnosticato, nel 2017, il Diabete Mellito di Tipo 1.

LA STORIA DI MATTIA

«Mattia è nato il 13 febbraio 2012 all’ospedale Sacco di Milano dopo un percorso travagliato e una gravidanza difficile, un dono di Dio arrivato dopo dieci lunghi anni di matrimonio– ha esordito Monica -. A cinque anni inizia a bere, dimagrire e fare tanta pipì. Lo porto in farmacia per la misurazione della glicemia capillare e scopro che i valori sono altissimi: 668 mg. La corsa in ospedale al San Raffaele e la diagnosi di Diabete Mellito di tipo 1, determinato dalla distruzione delle beta cellule che producono insulina e che sono presenti nelle isole di Langheras del pancreas con il conseguente accumulo di zuccheri nel sangue».

Un duro colpo alla normale vita di una coppia felice: «ci crolla il mondo addosso e ci chiediamo il perché di tutto questo. Come un mantra, però, ci ripetiamo che dobbiamo essere forti e combattivi per il nostro piccolo angioletto, anche se il nostro cuore trasuda dolore e sconforto».

La routine di Mattia è fatta di quattro dosi di insulina al giorno, di glicemie capillari, di controlli con nuove regole, orari da rispettare, alimentazione sana e tanto sport. «Il nostro primo pensiero è stato quello di informarci e cercare di imparare il più possibile per riuscire a gestirlo tra le pareti domestiche – hanno sottolineato Monica e Stefano Napolitano -. Ora Mattia frequenta la seconda A della scuola primaria di Masate, classe coesa e composta da compagni sensibili e attenti, insegnanti splendidi e personale scolastico scrupoloso e presente».

Le nuove tecnologie digitali sono venute in supporto di Mattia «che porta sul braccio un sensore glicemico che trasmette i parametri dell’insulina su di un cellulare master, in dotazione alle maestre, che ci permette di controllarlo da remoto – ha spiegato Monica -. Questo dà la possibilità di intervenire, rapidamente, in caso di iper o ipoglicemia, con le misurazioni glicemiche e le correzioni di zucchero. Solo i genitori e il suo simpaticissimo infermiere Giuseppe Raviele, che gli somministra tutti i giorni la dose pasto, possono fare le iniezioni di insulina. Gestire il diabete di un bambino insulinodipendente è più complicato di quello che si possa pensare perché necessita di piccole attenzioni, che devono passare inosservate nella vita di tutti i giorni, per non sovraccaricarlo di emotività e di ansia».

VIVERE CON IL DIABETE A SCUOLA: L’IMPEGNO DI MAMMA MONICA

Monica guarda al futuro di Mattia e di tante altre famiglie che, come la sua, lottano ogni giorno con coraggio e determinazione «mi sto impegnando con tutta me stessa affinché tutte le scuole possano prepararsi per accogliere bambini diabetici perché, purtroppo, ancora oggi, non si conosce la gravità della malattia. Ho voluto fortemente il corso di formazione per le insegnanti e il personale della scuola primaria di Masate, che si è tenuto nel mese di ottobre, con il supporto medico e infermieristico dell’Associazione Sostegno 70, di cui noi facciamo parte, con l’obiettivo di conoscere la malattia e imparare a gestire le esigenze di un bambino diabetico, senza nessun rischio e pericolo per la sua vita».

Le parole conclusive sono affidate ai ringraziamenti e alla speranza «che Mattia possa crescere in una società migliore, senza discriminazione, e che possa fare tutto ciò che desidera. Noi saremo sempre al suo fianco, con discrezione, cercando di renderlo sereno e indipendente. Un ringraziamento a tutte le persone che hanno condiviso questo ambizioso progetto di vita e, soprattutto, alla dirigente scolastica, Marta Marchetti, che ci ha permesso di compiere questo passo e ha dato un segnale di fiducia e di positività a tutte le famiglie di bambini diabetici».

 

Augusta Brambilla