Social Run 2019: sport e solidarietà a Pioltello

Il denaro raccolto andrà a beneficio di due progetti di solidarietà in Colombia e Perù

Ben 2.500 euro raccolti e centinaia di persone coinvolte: questi i numeri della Social Run 2019 di Pioltello, che domenica 9 giugno è arrivata alla sua seconda edizione, con la partecipazione di tantissimi giovani che hanno gareggiato in nome della solidarietà. Con loro, anche i ragazzi di Segrate e Cologno.

IL RUOLO DELLE POLITICHE GIOVANILI

I ragazzi sono stati coinvolti prima di tutto grazie agli operatori del Centro Giovani Patchanka di Pioltello, i quali hanno promosso l’iniziativa all’interno di un progetto più ampio chiamato “Come pietre nell’acqua”, finanziato dalla Fondazione romana Con i bambini, e che coinvolge anche i comuni di Segrate e Cologno.
Attraverso la creazione di Social Team, per molti mesi alcuni ragazzi si sono fatti promotori di solidarietà, chiamando a loro altri giovani per radunarsi al Parco della Besozza.

«Come comune di Pioltello siamo orgogliosi di partecipare per il secondo anno alla Social Run, che è parte di un’azione a livello europeo chiamata Social Day – ha spiegato l’assessore Jessica D’Adamo e siamo orgogliosi che siano stati proprio i ragazzi ad aver creato proprio questo, che attraverso il loro strumenti hanno portato avanti una grandissima solidarietà».

UN IMPEGNO PER LO SVILUPPO

Il ricavato andrà a beneficio di due progetti di sviluppo internazionale: uno in Colombia, per sostenere percorsi di scolarizzazione, e l’altro in Perù, per la creazione di bio orti.

«Con la Social Run si sono chiuse le azioni del Social Day che quest’anno hanno coinvolto 500 ragazzi dei comuni di Pioltello, Segrate e Cologno Monzese – spiega Tiziana Micelli, educatrice che segue il progetto fin dal suo inizio – ed è una grande emozione vedere tanti ragazzi impegnarsi per sostenere i progetti di cooperazione internazionale all’interno di un importante progetto che prevede non solo questa gara ma molte altre azioni, dalla prevenzione alla povertà educativa all’educazione alla memoria».

 

Fabio Regis