Lezione di arabo a scuola: scoppia la polemica, Malcangio presenta un’interpellanza

Le risorse utilizzate dalla primaria di Cernusco dovevano essere dedicate all'apprendimento della lingua italiana. «È un caso di inclusione al contrario»

Una bambina di origine egiziana, una classe di seconda elementare, una madrelingua araba: questi i soggetti protagonisti della vicenda che sta tenendo banco a Cernusco, e per la quale il consigliere della Lega Paola Malcangio ha presentato un’interpellanza al sindaco.

LA VICENDA

Sarebbero di alcuni genitori dei bambini di una classe II dell’Istituto Montalcini le segnalazioni riguardo delle “lezioni di lingua araba” tenutesi in aula a maggio grazie al supporto di personale madrelingua: pronuncia delle parole, scrittura dei propri nomi.
Un’iniziativa volta a semplificare l’integrazione di una bambina di origini egiziane – ma nata in Italia e in grado di parlarne la lingua – insegnando ai suoi compagni qualcosa del suo Paese d’origine.

LA POLEMICA

Iniziativa che, però, non ha incontrato il favore di alcuni genitori, e neanche quello del consigliere della Lega Paola Malcangio, soprattutto perché l’idea non era stata presentata anticipatamente alle famiglie e perché sembra sia stata realizzata grazie all’utilizzo di risorse economiche riservate sì alla mediazione linguistica, ma per l’apprendimento dell’italiano di alunni appena arrivati in Italia, con quindi evidenti difficoltà di comprensione della lingua.

LA RISPOSTA DEL DIRIGENTE SCOLASTICO

Il dirigente ha risposto alle domande del consigliere e dei genitori affermando: «Non si tratta di un progetto, ma di un’iniziativa didattica, finalizzata all’inclusione, assunta nella sua autonomia dal team docente mediante l’attivazione delle risorse istituzionali presenti sul territorio. Ne consegue che non vi è alcun “progetto” specifico della classe, trattandosi di un servizio generale del territorio a disposizione di tutti gli allievi e di tutte le classi; per lo stesso motivo non vi è alcuna delibera del Collegio docenti né del Consiglio d’Istituto, entrambe non necessarie, e il verbale di questo tipo di assemblee di classe (in cui è stata rappresentata l’iniziativa), per consolidata prassi viene redatto dal rappresentante dei genitori. Peraltro, tale bella iniziativa di mediazione culturale e facilitazione linguistica si inquadra nel protocollo di accoglienza del nostro Istituto».

L’INTERPELLANZA: «UN’INCLUSIONE AL CONTRARIO»

Dopo un’attenta analisi delle documentazioni, il consigliere Malcangio ha quindi deciso di presentare al sindaco un’interpellanza, chiedendo di fare luce su diverse questioni poco chiare, ribadendo la sua totale apertura a iniziative di questo tipo, purché siano realizzate con risorse dedicate, in modo trasparente e senza tralasciare le culture degli altri alunni (sono infatti più d’uno i bambini di origine straniera nella classe in questione).

«Io mi sono fatta un’idea: – ha affermato Paola Malcangio la scuola aveva a disposizione soldi pubblici del Distretto (per più Comuni, quindi) destinati esclusivamente all’apprendimento della lingua italiana per alunni stranieri neoarrivati e a progetti di mediazione per alunni con marcate difficoltà di comprensione. Non essendoci un caso rientrante in queste fattispecie, per non perdere la possibilità di fruire di risorse, è stata costruita un’iniziativa di inclusione al contrario: far apprendere le prime parole di arabo a bambini italiani. Colti di sorpresa dalle domande dei genitori e dalle mie perplessità riprese dalla stampa, si è cercato di “trasformare” l’iniziativa in tutti i modi: prima integrazione, poi mediazione linguistica, poi mediazione culturale fino ad arrivare a iniziativa interculturale, quindi, in ogni caso, non finanziabile dal Distretto. E il Comune, intanto, che fa? Mette a disposizione risorse per una cosa e poi ne paga un’altra? Chi autorizza la spesa? Chi la rendiconta? Questo me lo dovrà dire il Sindaco, rispondendo all’interpellanza che ho presentato.»