Alberto Cotta “Tananai”, la piccola peste della musica indie italiana

Un cantante emergente, uno stile deciso e originale: così Alberto Cotta, originario di Cologno, racconta il mondo con la sua musica e le sue canzoni

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Irriverente, graffiante, malinconico ma non troppo: è lo stile di Alberto Cotta, in arte “Tananai”, che sa raccontare in musica le emozioni, belle e brutte, che tutti proviamo. Originario di Cologno Monzese, Alberto è un artista indipendente, che scrive i testi, compone la musica, arrangia e produce le sue canzoni.

E’ di pochi mesi fa il debutto live sul palco del Magnolia di Milano, dove ha raccolto un successo che non si aspettava. «Quando mi hanno proposto di esibirmi ho accettato con entusiasmo. Essendo un artista emergente, ero pronto all’idea che il pubblico non fosse numeroso – ci racconta Tananai – E invece la sala era piena, c’erano tantissime persone e, la cosa che mi ha colpito di più, è che conoscevano le mie canzoni».

L’INDIFFERENZA A COLAZIONE

Solo due singoli, ma già entrati nella classifica Scuola Indie di Spotify, dedicata agli artisti indipendenti. Con la sua canzone d’esordio, Volersi male, Tananai ha subito messo in chiaro il suo stile originale e un po’ sfacciato: una canzone d’amore, quell’amore che passa anche dal farsi male, cantata dentro un carrello della spesa.

Anche il secondo singolo pubblicato, Ichnusa, che compare nella selezione Spotify Indie Italia, parla d’amore. O meglio, di un amore finito, con i sentimenti e i rimpianti che lo accompagnano, passando da “l’indifferenza versata a colazione nel latte e caffè” a un invito a cena, desiderato e mai fatto, perché il frigo è vuoto.

«Scrivo le mie canzoni seguendo il flusso dei pensieri, lasciandomi ispirare da quello che vedo e succede intorno a me – spiega Tananai – Parlo dei sentimenti, dell’amore, delle cose della vita quotidiana: sono le cose cose che capitano a tutti, quello che è originale è il mio modo di parlarne».

Così come è originale il suo nome d’arte, “Tananai”, che suona un po’ esotico, ma in realtà racconta un aspetto personale della vita di Alberto. «E’ il nomignolo con cui mi chiamava mio nonno quando ero piccolo e vuol dire “piccola peste”. Con questo nome ho voluto renderlo partecipe della mia musica, perché l’ho perso quando avevo sette anni ed è l’unico della famiglia che non ha saputo cosa avrei fatto da grande».

Un nomignolo in cui Alberto si riconosce anche oggi. «Sì, sono cresciuto, ma faccio ancora arrabbiare le persone intorno a me: diciamo che sono una “piccola peste” di un metro e ottanta!».

DA “NOT FOR US” A TANANAI

Il nome d’arte e la pubblicazione dei primi singoli sono l’inizio del nuovo progetto musicale di Alberto, che in realtà si occupa di musica da quando aveva 14 anni.

Il suo esordio vero e proprio è stato nella musica elettronica, dove si è fatto conoscere con il nome “Not for us”, canzoni in inglese e un album pubblicato con la Universal. Un altro genere, un’altra storia, un altro capitolo della sua vita personale e professionale.

«Mi sono trovato a scrivere pensieri in italiano e ad accompagnarli in musica: è quello che mi riesce meglio, e oggi mi sento più libero di esprimermi così», racconta Alberto della sua svolta musicale. «Non sembrava il caso di mantenere lo stesso nome per fare cose completamente diverse, anche per rispetto verso l’altra parte di me. L’approccio alla musica è molto diverso, sono due parti della mia personalità che coesistono, ma hanno bisogno di spazi separati per esprimersi».

Nell’ultimo anno e mezzo Alberto-Tananai ha scritto diverse canzoni. «I miei progetti per il futuro sono pubblicare quello che ho pronto e far conoscere la mia musica».

In cantiere ci sono anche altre esibizioni live: per sapere dove ascoltare Tananai seguite gli aggiornamenti sulle sue pagine Facebook e Instagram.