VIMODRONE
5 MARZO A TEATRO PER UNA RIFLESSIONE SULLA DONNA E LA PARITA’ DI GENERE

“Mi piace parlare della Giornata Internazionale della Donna come una ricorrenza e non come una festa”. Sono queste le parole di Osvalda Zanaboni, Assessore alle Pari Opportunità del comune di Vimodrone, che sottolinea l’importanza di celebrare questa giornata con profonda consapevolezza del passato, con coscienza di quelle che sono state le lotte delle donne per denunciare lo squilibro tra i sessi, le manifestazioni per ottenere una tutela in campo lavorativo o la libertà di disporre del proprio corpo.

Per tutto questo, l’amministrazione vuole contribuire a dar valore all’ 8 di marzo, attraverso lo spettacolo “Che mi capiate o no”, che si terrà questa sera 5 marzo alle ore 21.00 presso l’Auditorium di Via Piave. L’esibizione teatrale e musicale, progettata da Luca Rodella e Sara Zanobbio, racconta di una donna, Cecilia, e delle sue difficoltà nel vivere un amore malato, violento e pauroso. Un tema questo, delicato e presente, ma anche silenzioso nell’odierna società, che vede la donna ancora troppo spesso violata nel corpo e nella psiche.

Secondo i dati Istat del giugno 2015 infatti, sono 6 milioni e 788 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale. “Niente deve essere dato per scontato, né da parte della società né tantomeno da parte della donna ma anzi, bisogna ricordarsi ciò che ancora si deve ottenere –continua Osvalda ZanaboniLa dignità della donna deve essere ricordata tutto l’anno e queste iniziative, da parte del Comune di Vimodrone, sono a favore sia di una maggiore sensibilizzazione, sia volte a trasmettere più consapevolezza nei giovani verso l’eguaglianza di genere”.

Ci piace allora ricordare tutti gli esempi che i giovani hanno, di donne capaci di rompere barriere sociali, rivestendo ruoli comunemente immaginati come esclusivamente maschili. Tra tante Marie Curie, premio Nobel per la Fisica e per la Chimica e Maria Montessori, scienziata e pedagogista, una delle prime donne a laurearsi in Italia o l’astrofisica Margherita Hack, e recentemente il successo di Samantha Cristoforetti, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea. Donne che hanno concretizzato il pensiero di Rita Levi-Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1968: “Le donne che hanno cambiato il mondo, non hanno mai avuto bisogno di dimostrare nulla se non la loro intelligenza”.

STEFANIA DALLA CASA