CASSINA
LA DISCUSSIONE SUL “PESCIOLINO ROSSO” NON SI PLACA. LE DISTANZE TRA LE PARTI RESTANO AMPIE

L’assemblea di mercoledì 10 giugno indetta dall’amministrazione per discutere della “questione Pesciolino Rosso“, l’asilo nido che passerà sotto gestione esterna, non ha forse sortito l’aspetto sperato. Le distanze tra i contrari e i favorevoli non si sono accorciate, e probabilmente ognuno resterà fermo sulle sue posizioni e sulle proprie convinzioni.

La vicenda ve l’abbiamo raccontata tempo fa (qui), a seguito delle importanti accuse lanciate allora dal consigliere di opposizione Andrea Maggio, che incolpava la giunta di voler privatizzare una struttura efficiente senza prima averne discusso in consiglio, né tanto meno con i genitori, e senza badare a possibili ricadute di questa scelta sul livello qualitativo del servizio.  Ai tempi, alle parole del consigliere aveva ribattuto l’Assessore alle Politiche Sociali e alla Famiglia Doriana Marangoni, in difesa di una scelta che tutt’ora definisce “non di privatizzazione ma di esternalizzazione del servizio“.

Anche mercoledì sera il dibattito è ruotato attorno a questi due poli e a questi due schieramenti. Da un lato l’amministrazione e la scelta di interrompere la gestione promiscua tra privato e comunale, e dall’altra i genitori e parte dell’opposizione rappresentata da Fabrizio Di Costanzo, che avrebbe voluto il permanere della situazione ormai consolidata, per garantire certi standard ai bambini, e  non compromettere il lavoro dei dipendenti. Ma il risentimento dei genitori va oltre, come spiega lo stesso Di Costanzo: “L’Assemblea pubblica indetta dalla Amministrazione avviene proprio a seguito delle sollecitazioni subite dai genitori, però guarda a caso a Bando di gara già concluso e decisione già assunta in modo unilaterale dall’ Amministrazione. Scelta che non condividiamo e ancora oggi non capiamo come mai, se non cambierà nulla, se la decisione di privatizzare l’unico Asilo Nido Comunale è stata assunta per continuare a garantire l’eccellenza del servizio, se era una scelta logica, obbligata e la migliore da assumere, non si è mai fatta parola di questa decisione per 10 mesi tenuta nascosta, sia in Consiglio Comunale sia durante i molteplici incontri tenuti dall’Assessore Marangoni con il Comitato dei Genitori, che giustamente si sente snobbato e maltrattato”.

Dal canto suo, l’Assessore Marangoni ribadisce come le radici di questa scelta siano già rintracciabili indietro nel tempo: “Questa scelta è stata fatta perché già nella passata amministrazione, si era notato come la gestione mista comune/privato avrebbe potuto creare problemi di natura legale, proprio perché la normativa vieta la gestione promiscua -ha spiegato Marangoni- forse se si fosse intervenuto prima non si sarebbe arrivati qui. Il sogno sarebbe stato mantenere la gestione completamente comunale, ma per via del patto di stabilità, non abbiamo fondi per poter mettere a stipendio i dipendenti, per tanto questa è la soluzione più adeguata alle esigenze di tutti”. 

Una spiegazione questa, che non sposta di molto il pensiero dei presenti all’assemblea, di cui ancora si fa portavoce Fabrizio Di Costanzo: “La legge cui fa riferimento l’Assessore è la n. 1396 del 1960, che ad oggi però risulta abrogata -spiega- per questo tale motivazione non ha mai convinto né l’opposizione e né il Comitato Genitori, che proprio per queste confuse giustificazioni, per la poca chiarezza e la scarsa trasparenza mostrata in questa occasione, avevano chiesto già in precedenza a gran voce, un incontro immediato con l’Assessore alla partita, ma pare che se non spetta ai genitori decidere, qui non spetta loro nemmeno partecipare per condividere.”.

In conclusione, forse ora si potrà discutere sul metodo, e se una maggiore partecipazione dei cittadini sulla questione fosse possibile, ma se cambieranno o no le cose con la nuova gestione, potrà dirlo solo il tempo. Di sicuro il Comitato Genitori sarà elemento vigile sul futuro dell’asilo.