RAGAZZI FUORI DAL COMUNE
MARCO PEZZOLI, DA CARUGATE ALL’ AFRICA, DOVE GESTISCE UNA GELATERIA

Eccomi, come al solito in un ritardo tutto africano”. In fondo 5 anni di vita in Zambia devono pur avere qualche effetto collaterale. Così comincia a raccontarsi Marco Pezzoli, trentenne originario di Carugate che vive a Kitwe, in una regione chiamata Copperbelt, al confine con lo stato della Repubblica Democratica del Congo. Al momento è responsabile di una gelateria artigianale nella città in cui vive, ma la sua storia all’estero è iniziata da un grande amore per il viaggio e per il continente Africano.

Viaggiare è sempre stata una mia grande passione” racconta. E così, durante gli anni dell’Università visita l’Europa, da Madrid a Oslo, da Parigi a Stoccolma. Ma la sua vera occasione arriva dopo la laurea in Scienze umane dell’ambiente, del territorio e del paesaggio. “A quel punto scopro che c’è la possibilità di esercitare il servizio civile all’estero. Così mi appassiono all’idea, scelgo un’associazione di appoggio e faccio domanda per lo Zambia”.

Neanche il tempo di rendersi conto di quello che sta accadendo, che Marco si ritrova in una nuova realtà. “Non avevo mai lasciato casa per più di tre settimane consecutive in vita mia, partivo ora per stare in Zambia oltre 10 mesi a condividere le mie giornate con una decina di ragazzi e ragazze accolte in una casa famiglia e a lavorare con bambini disabili nelle baraccopoli di Ndola”.

Dopo quei mesi in Zambia, Marco torna a casa, ma la sua visione del mondo è cambiata rispetto a prima. “Ci si ammala per forza di cose, il Mal d’Africa non dà scampo. Torno in Italia che sono un’altra persona”. Così si iscrive ad un Master in Relazioni d’aiuto in contesti di povertà, per poter continuare a seguire quella che ha capito essere la sua vocazione. “L’ho fatto per ancorarmi a casa e alla mia famiglia per un anno, ma per lo stesso lasso di tempo non ho pensato ad altro che a tornare laggiù, dove ogni singola sera andavo a dormire soddisfatto, realizzato e col sorriso sulle labbra”.

Mentre sta per portare a termine lo stage del Master che sta svolgendo in Mozambico, Marco riceve un’email inaspettata dal responsabile dell’associazione con la quale era partito per lo Zambia nella sua prima esperienza. “Mi dicono che hanno in progetto di aprire una gelateria solidale a Ndola, il cui ricavato andrà interamente a sostenere i progetti dell’Associazione stessa. Un lavoro in Zambia, in un ambiente e insieme a persone che già conosco, tempo indeterminato, minimo due anni… un sogno che si avvera!”. Dopo Ndola, Marco diventa responsabile del punto vendite della gelateria a Kitwe, dove si trova ora.

Un punto di vista particolare quello di Marco, uomo bianco in una nazione africana. “Io qui in Zambia sono un “bianco”. Punto. Sono bianco e come tale vengo giudicato, con i pregiudizi e le conseguenze che ognuno può immaginare. Il popolo zambiano è estremamente pacifico ed accogliente e questo sicuramente aiuta nei rapporti interpersonali. Dal mio punto di vista questo è in un certo senso comprensibile, io mi sono sempre sentito e mi sento ancora in parte responsabile per tutto quello che l’Africa ha subito a causa “nostra” Difficoltà c’è e ci sarà sempre purtroppo”.

La varietà linguistica della terra in cui vive Marco è incredibile, e non è facile imparare gli idiomi locali. “Questa zona geografica è culla della lingua Bemba (o Cibemba), una lingua se vogliamo simile all’italiano se non altro per il fatto che “si legge come si scrive”, a differenza dell’inglese per esempio. Vivendo qui ormai da oltre 4 anni ne ho imparato qualche parola, niente più; se avessi tempo di approfondirne lo studio quotidianamente non credo che farei fatica ad impararla in modo sufficiente da comunicare. Ancora meno ho imparato della lingua Tumbuka, la tribù d’origine della mia compagna. Una curiosità, nel solo Zambia si contano oltre 72 lingue ufficiali, oltre ovviamente all’inglese”. Oltre alle differenze linguistiche con l’Italia, ci sono quelle culturali in genere. “L’impatto culturale più forte credo sia stato… l’impatto culturale stesso! Vivo in un mondo totalmente diverso dal nostro italiano, un mondo che non riuscirò e non potrò mai capire fino in fondo, a prescindere dal tempo che vivrò in questo Paese. Ma credo sia giusto così, “il mondo è bello perchè è vario” si dice, e se questa varietà si potesse facilmente comprendere ed interiorizzare allora tutto il mondo così bello non lo sarebbe più”.

L’Africa ha cambiato la vita di Marco, convinto che sarebbe così per chiunque provasse questa esperienza. “Potendo portare qualcuno in Zambia dall’Italia…io qui non ci porterei una persona, ma 60 milioni! Tutti, dal primo all’ultimo e soprattutto i bambini. Nessuno, per qualsivoglia motivo, dei più disparati, ne rimarrebbe indifferente e non rimanere indifferenti di fronte ad un’esperienza già di per se è un ottimo motivo per intraprenderla”.

Nel futuro tornerà in patria? “Tornare a vivere in Italia, ad oggi, non rientra nei miei piani a breve termine. Alla domanda rispondo con una contro-domanda: perché? Quando qualcuno riuscirà a darvi una sola risposta veramente valida davvero comincerò a pensarci”.