PIOLTELLO
PER IL VENERDI’ SANTO SEGGIANO DIVENTA UN PAESINO DELLA SICILIA

Pietraperzia, antico paesino in provincia di Enna, dista da Pioltello 1464 chilometri, e per raggiungerlo in auto ci vorrebbero oltre 14 ore traghetto compreso. Ma la forza della tradizione e della fede religiosa di alcuni uomini, che con la migrazione interna degli anni “50 e ancora “60 e “70, lasciarono la Sicilia alla volta del nord, rende la distanza un piccolo dettaglio.

Ogni anno infatti, da quegli anni, il Venerdì Santo a Seggiano è vissuto all’insegna della più famosa e ricercata tradizione pasquale della provincia ennese: la processione de “Lu Signori Di Li Fasci” (Il Cristo delle fasce), che anche domani 3 aprile alle ore 21.00, partirà come da programma dal Santuario di Seggiano, e vedrà tra i volti noti anche il Sindaco Cristina Carrer, e la Consigliera Regionale Maria Teresa Baldini. 

A portare qui questa traduzione -ha spiegato Enzo Falzone, residente a Cernusco ma membro dell’associazione “lu Signuri di li fasci Seggiano di Pioltello”fu mio nonno Antonino Cammarata, che insieme ad altri compaesani di Pietraperzia migrati dalla Sicilia a Pioltello, pensò allora di riproporre questa antica processione anche qui. Così questa ricorrenza, anno dopo anno, è diventata sin dagli anni “60 un punto di riferimento per i tanti migranti siciliani di Pioltello.”

Insomma, la nostalgia di casa, di certi profumi, di certe tradizioni legate a mille ricordi, è qualcosa che spesso chi abbandona il proprio paese, ha bisogno di superare ricreando nella nuova città le condizioni lasciate lontano.

Nel caso della Processione de Lu Signori Di Li Fasci però, non era sufficiente ricreare un’atmosfera simile, perché l’evento è di quelli così particolari e intensi, che l’unica via era riproporlo integralmente e in tutta la sua complessità.

Il consiglio è quello di prendere parte alla processione di domani sera, così da assaporarne le suggestive sfumature, ma proviamo comunque a darvi un paio di idee su cos’è questa importante manifestazione religiosa.

In occasione del Venerdì Santo, una trave a forma di croce alta 8.50 metri e pesantissima dato che realizzata interamente in legno di cipresso, viene prima esposta per l’adorazione del Corpo di Cristo, e poi viene issata per la Processione. Sulla trave, ai piedi di Cristo, viene posta una sfera con lampade colorate, sotto la quale si posiziona un cerchio di ferro, cui i fedeli legano un capo delle fasce bianche di lino (li fasci). Quando la pesantissima trave viene alzata, le decine di partecipanti devono tenere l’altra estremità delle fasce, in modo che l’enorme crocifisso resti in equilibrio durante il percorso, e simboleggiando metaforicamente l’unione del popolo a Cristo durante la sua morte.

I rituali nel momento del bacio al Corpo di Cristo, l’urna portata a spalle, le giaculatorie e le litanie di Pietà e Misericordia, sono tutti aspetti dell’antichissima tradizione, che vengono riporti anche nella versione pioltellese, che si configura a questo punto come intenso momento religioso e spirituale, ma anche come evento culturale.