RAGAZZI FUORI DAL COMUNE
SERENA POLLASTRI: CARUGATE, UNA LAUREA E IL MONDO COME CASA

Dall’Europa all’Asia, poi in America e ancora Europa: nonostante i suoi 30 anni Serena Pollastri ha già macinato kilometri, vivendo e lavorando in tre diversi continenti.

Ma la sua storia parte proprio dalla Martesana, da Carugate.
Subito dopo la laurea in Design dei Servizi al Politecnico di Milano, nasce spontaneo in lei il desiderio di mettersi alla prova e capire come si lavora fuori dall’Italia. “Su consiglio del mio relatore ho incontrato Lou, un professore cinese a Milano per pochi giorni per una conferenza. È stato lui ha parlarmi di un progetto un po’ matto: un esperimento di design sostenibile in un’isola rurale a pochi kilometri da Shangai”.

L’incontro con Lou ha segnato una svolta alla sua vita, dandole l’occasione di partire… per non fermarsi più.
Giusto il tempo di fare il visto ed ero già a Shangai, senza casa, senza parlare una parola di cinese e senza conoscere nessuno in città. Inizialmente sarei dovuta rimanere un anno… Ma un anno in Cina non basta!”.

Così è rimasta per tre anni, fino alla sua decisione di trasferirsi in Canada.
Qui è rimasta per due mesi insieme a Paul, il suo ragazzo oggi suo marito, che aveva trovato lavoro in una fattoria. “Guadagnavo il giusto per pagare l’affitto in una casa-comunità vegana e Hare Krishna, lavorando per il blog di ricette del padrone di casa e in tre farmers’ market”.

Nel frattempo però, ancora desiderosa di studiare e specializzarsi, fa domanda per una borsa di dottorato in Inghilterra.Proprio non volevo lasciare Toronto, ma il progetto sembrava troppo interessante. Ho vinto la borsa e sono partita un mese dopo per Lancaster, dove sto ancora lavorando al mio dottorato e al progetto “Liveable cities” (qui)”.
Il punto di approccio di Serena al suo campo è molto particolare: il suo tema è l’uso del linguaggio visuale per ripensare la città in modo partecipato e immaginare scenari di vita alternativi e sostenibili.

Di un altro progetto cui ha collaborato, ha parlato recentemente il “The Guardian” (qui): Serena, insieme al Professor Nick Dunn e al Dr Paul Cureton ha mostrato come le raffigurazioni di “città del futuro” fatte negli ultimi 100 anni abbiamo influenzato il modo di pensare le città e le strategie urbane.

Gli anni vissuti attraverso i continenti l’hanno portata conoscere tre lingue diverse (italiano, inglese e cinese) ma soprattutto ad acquisire tanta consapevolezza. Ha imparato cosa significa essere stranieri in Paesi differenti: “In Cina essere stranieri vuol dire essere diversi: non importa da quanto tempo vivi lì, sarai sempre “laowai”, straniero. Però non lo chiamerei razzismo… è semplice curiosità. In Canada e Inghilterra ci sono così tante culture che si intrecciano che la domanda “Da dove vieni?” serve solo per rompere il ghiaccio. Sui giornali però si legge tutt’altro: secondo alcuni gruppi politici come UKIP e Tory e alcune testate giornalistiche gli immigrati europei, soprattutto romeni, bulgari, spagnoli, greci e italiani rubano il lavoro e i servizi agli inglesi. Sorrido, perché penso che tutto mondo è paese, come in Italia, chi è diverso fa paura. Però a volte fa bene essere dall’altra parte della barricata!”.

Quello che più mi manca dell’Italia sono i miei fratelli e l’aperitivo– racconta- Mentre della Cina ricordo bene gli anziani che alle 5 del mattino ballano e fanno tai-chi con le sciabole nei parchi! Dal Canada vorrei portare in Italia il modo in cui le diversità sono valorizzate invece che temute, e dall’Inghilterra la libertà di espressione, il dibattito in accademia e tutto il verde della regione dove vivo!”.

Con tutti questi spostamenti ho scoperto di essere più resiliente di quanto pensassi, che meno cose ho e meglio è e che viaggiare leggera ti permette di andare più lontano. Mi sa che sono un po’ nomade!”.

Il futuro per Serena è una finestra aperta su un mondo che ormai è diventato la sua unica grande casa: “Mi sono innamorata di tutti i posti dove ho vissuto, quindi se mi dovessero chiedere “Perché non torni?” la mia risposta sarebbe “Tornare dove?”. Le persone a cui voglio bene abitano in tre continenti diversi, e ormai c’è più di un posto che considero casa”.

Se vi siete persi i primi appuntamenti dell rubrica, potete trovare qui le storie di MatteoIman e Roberto.

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