MARTESANA INCHIESTA CLEAN CITY
DUE ANNI PER ANTONELLO CONCAS, DUE ANNI E SEI MESI PER RAFFAELE CANTALUPO

Condanna a due anni e 40.000 euro da risarcire al comune per danni morali.
E’ questa la pena per l’ex sindaco pioltellese Antonello Concas, contenuta nella sentenza letta nell’aula del Tribunale di Monza dal Giudice Rosaria Pastore, sentenza che verrà depositata entro 90 giorni.

Quella di oggi è una bella vittoria per la nostra città che si è vista riconoscere il danno subito dal comportamento illecito dell’ex sindaco -ha dichiarato Il sindaco di Pioltello Cristina CarterCi siamo costituiti parte civile nel processo per esprimere una ferma condanna verso un sistema profondamente alterato e corrotto che troppo spesso vede implicati in rapporti dubbi privati e politici che usano il proprio ruolo a fini esclusivamente personali. La condanna di oggi nei confronti dell’ex sindaco ci dà ragione: il Comune di Pioltello ha subito un danno morale, i pioltellesi lo hanno subito“.

Concas, fu arrestato la mattina del 11 dicembre 2013 dalla Guardia di Finanza nell’ambito della maxi inchiesta monzese Clean City, gestita dal GIP Claudio Tranquillo, che vide coinvolte 26 persone, di cui 14 finirono in carcere e 12 ai domiciliari, e tra loro finirono anche l’ex Assessore all’ambiente di Cologno Monzese, Diaco, e l’ex Vicesindaco colognese Cantalupo, quest’ultimo condannato a due anni e sei mesi. 

Secondo il Giudice dell’istruttoria Preliminare, l’ex primo cittadino di Pioltello avrebbe ricevuto una tangente di 20.000 euro dalla Società Sangalli, che lavora nell’ambito gestione rifiuti operando in più di un comune della Martesana.

E’ una bella vittoria -ha concluso la Carrer- perché aldilà degli aspetti penali, questa sentenza ripristina il valore dell’etica a cui chi amministra è chiamato. Concas invece che agire a tutela del bene comune, ha preferito perseguire propri interessi personali, gettando così un discredito e colpendo senza appello la dignità dei cittadini. La fiducia nelle istituzioni è un principio fondamentale che non può e non deve essere messo in discussione da chi usa impropriamente il proprio ruolo”

GABRIELE ROSSI