LA VITA DAVANTI A SE
UNA GRANDE STORIA TRA DELICATEZZA E DUREZZA, FIRMATA DAL FRANCESE ROMAIN GARY

Avevo nove o dieci anni e rotti, e avevo già bisogno anche io come tutti quanti, di qualcuno da detestare“. (Momo)

La banlieu francese, un piccolo orfano arabo cresciuto da una vecchia prostituta ebrea in una fatiscente palazzina di periferia.
L’amore materno che non guarda in faccia i legami di sangue ma si nutre della cura e della responsabilità. La formazione del piccolo Momo tra strani avventori, amici e riflessioni.

Un romanzo toccato dalla grazia” ha scritto Stenio Solinas su questo libro firmato dal romanziere, viaggiatore ed eroe di guerra francese Romain Gary.

Ed è proprio così, “La vita davanti a sé“, la storia di Momo, piccolo orfano di origine arabe, è davvero una vicenda che va a toccare con grazia un po’ tutte le corde del lettore.
Infastidisce con la crudezza di alcune atmosfere così perfettamente disegnate da farci sentire l’odore e il brivido di certi contesti della periferia parigina, ma intenerisce e lascia sospesi tra i pensieri, quando racconta la vita attraverso il linguaggio semplice e ingenuamente ironico e acuto del piccolo Momo, che dice: “la mia ignoranza è finita verso i tre o quattro anni, e certe volte non ne sento al mancanza“.

Il romanzo si può inserire senza forzature nei romanzi di formazione, ma senza i grandi patimenti dell’adolescenza, delle turbe nei rapporti interpersonali e amorosi.
Qui si parla della “vita davanti” che si ritrova un bimbo arabo, nato da una madre che faceva la prostituta, e che ora vive a pensione da Madame Rosa, un tempo regina dei marciapiedi di Pigalle, e ora chioccia con “gli incidenti sul lavoro” delle giovani passeggiatrici parigine.  Gli amici di Momo sono pochi e adulti, come il vecchio signor Hamil, arabo e suo istitutore, avventori della pensione, un travestito senegalese descritto con un’immensa poesia, e poi migranti e pochi bambini come lui che frequentano la pensione e vivono il quartiere della balie da dove lui ha sempre visto il mondo da quando è nato e dove non è mai stato “abbastanza giovane per evitare le scocciature”.

La pietà e la tenerezza verso gli anziani, la gratitudine verso le persone, l’amore che non segue i legami familiari ma trova vie traverse per realizzarsi e riempire la vita, e ancora i grandi temi dell’esistenza (ad esempio l’eutanasia) affrontati con inconsapevolezza e ingenuità dal piccolo protagonista, che arriva ad affermare: Se Madame Rosa fosse stata una cagna, a quest’ora l’avrebbero già risparmiata, ma la gente è sempre molto più gentile con i cani che con le persone umane, che non si possono far morire senza sofferenza“.

Il romanzo è davvero una piccola gemma della letteratura francese contemporanea, e interessante è la sua origine.
Mandato in stampa nel 1975 da un certo Emile Ajar, vinse anche un prestigiosissimo riconoscimento letterario. Ma solo nel 1981 si scoprì che l’autore di questo capolavoro era Romain Gary, morto suicida nel 1980.

Lo consigliamo davvero come lettura intensa, piacevole, tenera ma che si trasforma ogni tanto in un forte pugno allo stomaco.