CASSINA DE’ PECCHI – Assessore regionale con i voti della ‘ndragheta. In manette Zambetti, ex sindaco della città. La sua carriera politica partì dalla martesana

La notizia è di quelle destinata a rimanere a lungo nella memoria dei cittadini della martesana.

Domenico Zambetti, assessore regionale alla casa della giunta Formigoni, è stato arrestato la scorsa settimana con l’accusa di  voto di scambioconcorso esterno in associazione mafiosa (contestato dal 2009) e corruzione.

Le manette sono state chieste dal pm della Dda Giuseppe D’Amico e disposte dal gip Alessandro Santangelo

In dettaglio è accusato di aver comprato 4.000 preferenze, in vista delle elezioni del 2010, da cui il “conto” da 200.000 euro, da due esponenti della ‘ndrangheta. Legati, a quanto si apprende, ai clan Mancuso di Limbadi e Morabito-Palamaradi Africo Nuovo, entrambi saldamente radicati in Lombardia.

A suo carico vi sarebbero intercettazioni telefoniche che risalgono al 2011 che documentano le fasi del pagamento : “…Dove ci sono, mi chiamano ormai. Oh, all’assessore, che gli abbiamo fatto noi la campagna elettorale, hanno speso più di 4 milioni di euro, mamma mia, 4 milioni!» Una quantità di soldi enorme. Ma chi paga?: «Gli investitori», dice al telefono Costantino, noto boss- imprenditore che aveva la figlia Teresa candidata nel Pdl e teneva in pugno l’assessore Zambetti .

«Allora, un po’ il partito, diciamo, se è la sinistra un po’ la sinistra. Se è il Pdl, noi …chi li paga siamo noi contribuenti, e poi gli investitori, i grandi industriali…perché c’hanno il loro tornaconto. Se tu prendi un assessore regionale, in 5 anni guadagna due milioni di euro, ne ha spesi 4, quindi lui non potrebbe mai farlo, no? Io sono stato autorizzato ad organizzare qualsiasi cena, a non badare a spese, nei locali più belli di Milano e io, giustamente mi sono scelto i più bei locali degli amici miei…però, vedi, io adesso prendo il telefono e chiamo l’assessore e gli dico: “Mimmo, devo venire da te”. E lui non può dire di no a me, eh?». Si capisce: perché non solo Domenico Zambetti era ricattato da fotografie e minacciato da lettere delle «famiglie» calabresi. Ma era stato anche registrato dagli stessi boss: «Già, si sente bene quello che c’è sopra la cassetta, che parliamo proprio di soldi e di accordi. Dio ne liberi!». Un capolavoro. Perchè l’assessore è troppo lento nel mantenere gli impegni: deve fare assumere le figlie del boss, deve garantire gli appalti per l’Expo. «Stavolta vado là e…gli dico, “Mimmo, abbiamo lavorato per te, tutti i calabresi hanno lavorato per te, è vero che hai pagato ma noi abbiamo lavorato per te…Io lo rovino, lo rovino quel cornuto, gli spacco il c…».

Una carriera politica intensa quella di Zambetti che ha visto muovere i suoi primi passi proprio in martesana. Segretario della DC a Cassina de’ Pecchi, dove è poi  è stato sempre negli anni ’90 assessosre al bilancio e personale, arrivando ad occupare la poltrona di primo cittadino.

Prima di passare definitivamente nelle fila del PDL, è stato assessore al bilancio della Protezione Civile della Provincia di Milano, poi consigliere regionale nel 2000 e coordinatore regionale dell’UDC e ancora presidente lombardo della DC per le autonomie di Rotondi.

E proprio in martesana il volto di Zambetti era molto noto agli esponenti politici locali, molti dei quali hanno sostenuto la sua campagna elettorale per le ultime elezioni regionali che hanno visto “Mimmo”, come lo chiamavano affettuosamente gli amici, raggiungere quota 11000 preferenze su tutto il territorio lombardo.

Ma se in molti hanno dichiarato di non sapere nulla dei legami di Zambetti con la criminalità organizzata, è stato proprio il Presidente Formigoni, dopo avergli ritirato tutte le deleghe, a dire in queste ore che alle ultime elezioni non lo avrebbe voluto riconfermare in giunta, una decisione revocata quando “Zambetti mi ha ha giurato e spergiurato personalmente – ha detto il  Formigoni – di non avere nulla a che fare con le strane voci che giravano sul suo conto”

A finire in manette altri 18 nomi illustri tra cui Ambrogio Crespi, fratello dell’ex sondaggista di Berlusconi che avrebbe raccolto le preferenze per conto dei clan nella periferia milanese.