CARUGATE – La modella Marina Ferrari e cinque colleghe “plus-size” con la Jonas Onlus contro l’anoressia (sulle passerelle e non). Guarda i video

E’ di Carugate, ha 34 anni e non passa inosservata. Marina Ferrari è mora, alta, di professione è modella “plus size”, definizione che, sebbene includa la parola “plus”, indica semplicemente delle donne con taglie normali, comuni, insomma come la maggior parte delle donne. Ma non è  questo che rende Marina speciale. Marina è speciale perché ha deciso, insieme ad altre cinque colleghe, di andare contro al sistema moda che fa passare l’idea che per fare la modella si debba essere magrissime ed entrare in una taglia 38.

E’ così che è nata una campagna, dal nome significativo di “Curvy can“, ovvero “Le curve possono”, di cui fanno parte, insieme a Marina, modelle provenienti da tutta Italia e non solo: Aija Barzdina, Eleonora Finazzer, Elisa D’ospina, Mjriam Bon e Valentina Fogliani.

Le sei ragazze hanno lanciato questa campagna in collaborazione con Jonas Onlus, clinica che si occupa della cura, della prevenzione e della ricerca scientifica dei cosiddetti “nuovi sintomi” del disagio contemporaneo, tra cui, appunto, anoressie e bulimie.

Il messaggio è rivolto a tutte le persone che, per inseguire i canoni estetici proposti dalla moda e dalla società stessa, sono precipitate nel tunnel dell’anoressia e della bulimia rifiutando il cibo e sottoponendo il proprio corpo a quotidiane torture. L’obiettivo è far capire che la bellezza è una conquista che nasce da dentro, dalla consapevolezza del proprio corpo e dalla valorizzazione di quelle caratteristiche personali che ci rendono originali e uniche.

E pensare che, prima di arrivare a questo punto, Marina e colleghe ne hanno passate tante. Ecco perché, più di chiunque altro, conoscono il mondo della moda, possono giudicarlo e, in qualche modo, tentare di sensibilizzare sul problema per ottenere dei risultati. Alcune di loro, infatti, hanno iniziato la carriera da adolescenti, come modelle “regular” (taglia 38-40) senza sapere a cosa sarebbero andate incontro. Hanno vissuto per anni schiave delle misure, costrette a lunghi digiuni cadendo nella trappola di considerare il cibo un nemico e mettendo in serio pericolo la loro stessa salute.

Arrivate ai limiti dell’anoressia, grazie all’aiuto di amici, familiari ed esperti, hanno iniziato a vedere il mondo con una luce diversa, capendo che corpo e anima sono i beni più preziosi e che metterli in pericolo per inseguire i miti proposti dalla moda era un delitto.

Oggi sono felicemente passate dalla taglia 38-40 alla più comoda 46-48 assecondando la loro naturale fisicità e sono testimonial delle più importanti aziende “conformato” in Italia e nel Mondo. Sono amanti della buona e sana cucina e sono finalmente consapevoli del loro fascino e della loro femminilità anche con addosso quei chili che qualcuno definisce di troppo.

Proprio a giorni, Curvy can festeggerà il suo compleanno. Di progetti da allora ne sono stati portati avanti parecchi, come posare senza veli al grido di “I’m not a Fashion Victim” (“non sono una vittima della moda”) davanti all’obiettivo del fotografo Luca Patrone. Durante la settimana della moda donna (settembre 2010), poi, in collaborazione con l’artista milanese Fabio Weik, sono state protagoniste di una performance di grande impatto: le ragazze si sono aggirate per le vie del centro della capitale della moda milanese  truccate (col body painting) come scheletri. Un messaggio decisamente chiaro!

Per saperne di più, postiamo i video delle due iniziative di sensibilizzazione sopra citate!