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carosello

CARUGATE AMPLIAMENTO CAROSELLO
SEGRETARIO GENERALE E CONSIGLIERE DI MAGGIORANZA VOTANO CONTRO: NIENTE REFERENDUM

apr 8 • Cronaca, Home, Politica e Amministrativa, TerritorioNessun commento

Il quesito referendario non è stato giudicato ammissibile. Il referendum non si farà. Si conclude cosí una lunga parabola iniziata il 26 gennaio scorso in seguito all’approvazione dell’atto di indirizzo (ne avevamo parlato qui) sull’ampliamento del centro commerciale Carosello, e portata avanti con l’apertura della raccolta firme per arrivare ad un referendum consultivo in merito.

LA DISCUSSIONE
Una prima riunione della Commissione Comunale per giudicare l’ammissibilità del quesito referendario depositato lo scorso 17 marzo con, ricordiamolo, 1527 firme (ne avevamo parlato qui), si è tenuta martedí 4 aprile ma senza giungere ad un punto finale. Infatti i presenti, il Segretario Generale dott. Pietro Oliva, il consigliere comunale di maggioranza Andrea Lamperti, il consigliere di minoranza Paolo Molteni e il rappresentante del comitato referendario e primo firmatario Claudio Sangalli, hanno per più di due ore discusso senza di fatto arrivare ad una risoluzione. Il dibattito è stato acceso e sostenuto da entrambe le parti: “Ognuno ha portato delle dichiarazioni tecniche, esuli da fini politici e con solide basi di rimandi normativi o riferimenti giuridici” ha infatti dichiarato il rappresentante di maggioranza Andrea Lamperti.

Alla fine però si è deciso di rimandare la votazione a giovedí 6 aprile in modo che entrambe le parti avessero la possibilità di riflettere meglio: ”Ho deciso di richiedere la dilazione del voto proprio perchè le posizioni erano fondate e desideravo che ciascuna delle parti valutasse attentamente le argomentazioni contrarie” ha spiegato Paolo Molteni, rappresentante della minoranza per Carugate in Movimento.

LA VOTAZIONE
Alla votazione avvenuta la sera del 6 aprile, dai 3 aventi diritto di voto  sono arrivati i 2 voti contrari di Lamperti e Oliva che hanno sancito la non ammissibilità del referendum. Fra le motivazioni portate dal consigliere di Pro Carugate, il confronto con sentenze precedenti e con pronunce del Consiglio di Stato, che farebbero ritenere improprio l’uso del referendum consultivo quale “strumento di verifica a posteriori da parte dei cittadini di scelte già definite con formali provvedimenti amministrativi” e che invece dovrebbe “precedere l’attività decisionale, non seguirla”. Dunque il quesito non sarebbe ammissibile perché un eventuale referendum avrebbe dovuto tenersi prima che l’amministrazione portasse in consiglio comunale l’atto di indirizzo. Altro punto evidenziato da Lamperti, è il fatto che il comune di Carugate sia ente capofila nell’iter di ampliamento di Carosello, e per tanto non sussista il requisito di necessaria “competenza primaria ed esclusiva del Comune, senza il concorso di altri enti” in quanto “non è sufficiente che la collettività dei cittadini avverta un determinato problema come proprio perché il Comune possa ricorrere al referendum consultivo”.

Il rappresentante di minoranza Paolo Molteni in seguito ha dimostrato la propria perplessità e un certo scetticismo di fronte a tali motivazioni: “Da parte nostra erano state eseguite tutte le verifiche del caso interpellando esperti del settore come segretari comunali, avvocati amministrativi e promotori di consultazioni, i quali non avevano evidenziato alcun problema nel testo del quesito che è parso di assoluta competenza. Ci sentivamo davvero in una botte di ferro”.

LE REAZIONI
Dal Comitato Referendario non si sono fatte attendere reazioni, in primo luogo per la non apertura al pubblico degli incontri: “Di fatto si è negato a tutti noi un momento importante di partecipazione e informazione, e avere la possibilità di ascoltare le ragioni dell’uno e dell’altro per potere esprimere un giudizio consapevole” hanno commentato dal Comitato. Ma Molteni entra nello specifico della discussione: “è stato un comportamento scorretto della commissione, che ha portato diversi nuovi riferimenti normativi solo in seconda seduta, alla dichiarazione di voto, quando non erano più verificabili o confutabili. Riteniamo che sia stata negata la valorizzazione di una partecipazione cittadina, si poteva creare una discussione civica e ridare dignità alla politica, mentre invece i due incontri si sono conclusi con una pessima pagina per la democrazia nel nostro paese”.

Da ProCarugate rispondono alle accuse ricordando che da sempre la posizione della maggioranza è stata contraria al referendum sull’argomento perché non adatto ad una questione particolarmente complessa e con molte sfumature.  ”ProCarugate non ha mai ostacolato l’iniziativa legittima del comitato promotore del referendum -dicono dalla maggioranza- la commissione ha espresso un parere tecnico che è stato negativo secondo due commissari su tre. Se qualcun altro ha interpretato il ruolo di commissario come un ruolo “politico”, per poi rivendere politicamente la sconfitta, è un problema che non riguarda ProCarugate ma, semmai, chi ha posto fiducia in capipopolo incapaci di spiegare la realtà senza raccontarla veramente.”

A questo punto tutto rimane nella mani della Regione, la quale potrà sempre rivendicare il diritto di rifiutare la proposta, e da cui si attenderà risposta. Nel frattempo però il Comitato Referendario si dice pronto a continuare il proprio lavoro di opposizione all’ampliamento con altri strumenti, e non esclude la possibilità di ricorrere al TAR come prossima mossa.

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