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COLOGNO
SPECIALE SITUAZIONE COMMERCIO LOCALE. TRA CHIUSURE E PROSPETTIVE

gen 19 • Cronaca, Home, Politica e AmministrativaNessun commento

“Il commercio cittadino è spesso il salotto della città. Le vetrine accolgono la gente nel centro storico, sono da cornice alle passeggiate. Di contro, se i negozi chiudono, non c’è proprio nulla da vedere o che accolga i passanti, e così le passeggiate si vanno a fare nei centri commerciali, e le città si svuotano. Non si può ragionare quindi di commercio senza legarlo ad un discorso più complesso sulla città, il suo tessuto e la sua viabilità, a partire dai parcheggi”.

E’ un’analisi accurata e amara quella che fa Giuseppe Penza, attualmente facente funzione di Presidente dei commercianti colognesi in attesa che vengano nuove elezioni. Quello del commercio di vicinato è un problema che è sulla bocca di molti non solo a Cologno certamente, ma anche nelle cittadine limitrofe dove la grande distribuzione ha spesso segnato il declino dei piccoli esercizi. In città però, con la fine del 2016 si è assistito ad un raro boom di saracinesche abbassate tutte insieme. Sono diverse le attività che hanno chiuso i battenti nell’area pedonale: il bar Il Glicine, il ristorante Il Castello, un bazar in via Casati, un negozio di intimo, uno di vestiti per bambini, una gioielleria, e pare che altrI tre negozi stiano pianificando la cessione entro la fine del primo mese dell’anno.

“Le amministrazioni locali, la Città Metropolitana ma anche la Regione, devono capire che un negozio può anche funzionare da deterrente al degrado, perché tenendo aperto crea circolo di gente, movimento e non desolazione, ma deve poter lavorare –continua Penza- Ci sono affitti insostenibili da pagare, a Cologno poi abbiamo una tassa rifiuti indecente, che aumenta ogni anno e porta a pagare quasi 1000 euro l’anno per un esercizio, e quasi 2000 se si opera nell’alimentari, e se parliamo della spesa per la pulizia delle strade, si sappia che i commercianti la pagano per il 61% del totale, mentre sui nuclei familiari grava per il 49%, ci fosse almeno un 50 a testa sarebbe già qualcosa. Si potrebbe almeno pensare ad agevolazioni da applicare sull’ IMU di chi possiede stabili vuoti, che potrebbe quindi affittarli ai commercianti a prezzi calmierati”. 

COCCIRO: “SCELTE AMMINISTRATIVE SBAGLIATE PENALIZZAZNO I NOSTRI ESERCENTI”
La polemica aperta è stata innescata da un’indagine condotta in primis dal capogruppo PD Giovanni Cocciro, che spiega come le attività commerciali sul territorio siano state falcidiate dalla crisi economica, dal caro affitti, dall’aumento della grande distribuzione, ma anche a suo avviso, da scelte amministrative penalizzanti: “A Cologno con l’ultimo aumento effettuato dalla giunta Rocchi sulla TARI, la nostra città e’ diventata uno dei comuni piu’ cari di tutta la provincia di Milano per quel che concerne la tassa rifiuti a carico delle imprese.” Così si legge in un reportage firmato dal capogruppo Cocciro e Loredana Manzi, che ragionano su un abbattimento della tassa rifiuti e dell’ ICI per le attività commerciali di vicinato, “su un’aliquota IVA generalizzata al 4%, e sull’estensione del regime fiscale semplificato previsto per gli artigiani, anche per i commercianti al di sotto dei 30.000 Euro”.

IL CASO DEGLI EVENTI E DELLE FESTE IN AREA PEDONALE
Al di là delle difficoltà a sostenere i costi di un’attività imprenditoriale commerciale, una cosa ha davvero mandato su tutte le furie Giuseppe Penza e parecchi esercenti colognesi, l’organizzazione di eventi e feste di carattere gastronomico e commerciale appunto, proprio in area pedonale, con bancherelle provenienti da fuori città e un centro storico chiuso al traffico. “E’ chiaro che il beneficio di questi eventi non l’hanno avuto certo i commercianti locali –ha spiegato Penza- messi in difficoltà dalla viabilità bloccata, e dalla vendita di prodotti simili a quelli dei negozi cittadini, proprio a ridosso degli stessi. Street Food davanti a bar e ristoranti, mercato di abbigliamento e non solo in un luogo pieno di negozietti di vestiti. Insomma, le tasse chi le paga al Comune ? Non certo quelli di Forte dei Marmi ad esempio, ma noi. E’ urgente che le attività di questo tipo vengano calendarizzate insieme, attraverso al Consulta del Commercio di cui non si ha notizia, e di modo che non penalizzino i commercianti cittadini”.

L’IMPEGNO DEL NEO ASSESSORE DI BARI:
“CONDIVIDEREMO SCELTE, E HO GIÀ CHIESTO 50.000 EURO DI FONDI
dall’amministrazione come viene recepita la crisi ? Il neo assessore al Commercio Giuseppe DI Bari ha da poco preso in mano la situazione ereditata dall’ex collega Bruno, e se nulla ha potuto fare sugli eventi calendarizzati per il prossimo anno e obbligatoriamente chiusi entro il 2016, nel mese di gennaio ha già messo a mano a delle priorità. “Innanzitutto –spiega Di Bari- ho già convocato entro il 30 gennaio la Consulta del Commercio, organo per il quale esiste un decreto del sindaco ma forse mai convocato sino ad ora, e ho ampliato la seduta a tutte quelle realtà associative del territorio che hanno a che fare con le attività produttive. Con loro faremo una seria riflessione sulle possibili azioni a favore del commercio.”

Proprio per queste azioni, che potrebbero essere declinate con sgravi, incentivi o contributi, e comunque tutte da ragionare nel dettaglio, Di Bari ha già chiesto per il suo assessorato un fondo di 50.000 euro. “Abbiamo molto cui pensare, molto da lavorare per tenere fede alla valorizzazione del commercio del vicinato che ci sta a cuore -ha concluso Di Bari- Sono appena subentrato, ma ho chiaro che con al condivisione dei ragionamenti insieme alle realtà commerciali e alle associazioni, di sicuro si troverà una via”.

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