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IL BUIO HA PAURA DEI BAMBINI: COMMUOVERSI SORRIDENDO PER LA STORIA, DURA, DEL PICCOLO ANGELO

ago 27 • PAROLE PAROLE PAROLENessun commento

Il buio ha paura dei bambini
di Emilio Marrese
252 pagine
Piemme – Narrativa
L’ho scritto in un mese scarso, all’alba o di notte, nel poco tempo lasciato dal lavoro e dalle famiglie. L’ho scritto veloce come vorrei che venisse letto. A me, da consumatore di parole, piacciono i romanzi che ti fanno venire urgenza di finirli. Secco come un pugno allo stomaco, senza troppi fronzoli”. Così Emilio Marrese, giornalista e autore di questo romanzo, spiega la genesi di questo suo romanzo, nato mentre era in una vasca termale all’aperto, con un’intuizione veloce che gli ha restituito subito la chiarezza della storia, dell’ambientazione, dei personaggi.
Napoli e Bologna, due città agli antipodi, geograficamente e culturalmente. È tra queste due città che si svolge la vita di Angelo, adolescente napoletano che viene affidato a una coppia bolognese. Napoli con i suoi colori, i suoi sapori, Napoli che sa di famiglia, di casa, di mare, di povertà. Bologna, negli anni della lotta studentesca, borghese, distante, fredda agli occhi del piccolo Angelo. Una storia che racconta di noi, che fa ridere e fa piangere allo stesso tempo; una storia che ci ricorda chi siamo. Ma Angelo, invece, chi è? Un bambino un po’ speciale, con il “buio” dentro di sè.
Marrese, autore di questo noir, è nato a Napoli e cresciuto a Bologna, ed è noto anche per essere una firma del giornalismo italiano (La Repubblica). La casa editrice sul suo sito mette a disposizione la lettura del primo capitolo del romanzo (qui), e sempre Piemme chiosa la presentazione del libro lasciandoci incuriositi: “In fondo all’ironia con cui si muove nelle vite degli altri, alle lacrime che non versa mai, ai giochi ingenuamente pericolosi che riempiono le sue giornate, Angelo nasconde qualcosa. Lui lo chiama “il nero”, come quello dei polpi. Qualcosa di cattivo, istintivo e scuro che gli impedisce di dimenticare. Di perdonare”.
L’autore poi aggiunge altra dose di elementi per cui vien voglia di fiondarsi in libreria e andare oltre al primo capitolo: “È una storia che sfiora e smuove tanti temi, nelle mie intenzioni è divertente e disturbante, ti tira uno schiaffo mentre stai ridendo e ti fa il solletico mentre ti stai inquietando. Come la commedia all’italiana. Come la vita. Non ho teorie da sostenere, non ho mondi da stupire, non ho bisogni da sfogare, non ho verità da rivelare. A me dei bambini (come degli adulti) attrae il lato oscuro: la cattiveria innocente, la solare efferatezza. Anche loro hanno come tutti, nel loro piccolo, quel sacchettino nero dentro, pieno di inchiostro come quello dei polpi o delle seppie. E schizzano fuori nero all’improvviso, quasi sempre per difendersi, dicendo, e talvolta anche facendo, cose terribili.”
Rubrica curata da:
Clio 6

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