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BRUGHERIO – COLOGNO (video)
“IL PARCO (IN)VISIBILE”: UN DOCUMENTARIO PER RISCOPRIRE IL PARCO DELLA MEDIA VALLE DEL LAMBRO

apr 17 • Home, TerritorioNessun commento

Hai presente quella sensazione che hai il primo giorno di scuola?”. È così che si è sentito Davide Gatti, il 29enne regista del film documentario “Il parco inVisibile”, la prima volta che ha visto il PLIS della Media Valle del Lambro. “Hai presente quando entri, e inizi a memorizzare ogni corridoio e stanza? Crei nella mente una mappa, con i luoghi importanti e quelli meno in base a quella tua primissima esperienza. Il giorno dopo e quelli dopo ancora ti rendi conto che la geografia di quel luogo è radicalmente diversa, ti sei spinto più in là, hai varcato altri confini. Visitare il parco per la prima volta è stato così per me, avevo molti dubbi, ho snobbato certi spazi. Poi ho scoperto man mano angoli nascosti bellissimi per farci un’inquadratura, luoghi vivi solo al mattino presto, cose strane, cose che mi piacciono”.

Il documentario sul Parco della Media Valle del Lambro
“Il parco inVisibile” nasce con un bando indetto due anni fa dalla Direzione del Parco della Media Valle del Lambro (PMVL), il cui territorio fa parte di cinque Comuni, cioè Brugherio, Cologno Monzese, Milano, Monza e Sesto San Giovanni. È così che Davide Gatti, regista con diversi anni di esperienza in Italia e all’estero, ha cominciato a lavorare al suo primo documentario insieme a Guido Ingenito e Primavera Fumagalli. “Abbiamo raccolto le idee su come raccontare un parco lontano dai canoni estetici di come ci si immagina il parco “classico”, fatto di filari di alberi ordinati, prati curati- spiega Gatti- Il PMVL è un’altra cosa e per questo motivo sapevamo che avremmo avuto bisogno di una formula diversa. Siamo quindi partiti dai sensi e ci siamo chiesti come si può vivere un parco a prescindere dalla vista. Il PMVL è un parco dalla geografia frastagliata ed eterogenea, tanti pezzetti di terra recuperati col tempo, talvolta non collegati tra loro”.

L’ elemento alternativo che facesse da collante per l’insieme, i tre creatori de “Il parco InVisibile” lo hanno trovato in Gianfranco Berardi, attore non vedente e narratore del documentario. “Gianfranco lavora principalmente a teatro- spiega il regista- La prima volta che ho visto un suo spettacolo, dal titolo “Io provo a Volare”, sono rimasto stupito, come tutti del resto, dalla sua consapevolezza spaziale. Sapeva sempre dove si trovava nel palcoscenico, una precisione al centimetro. La cosa su cui ho voluto lavorare con lui è stata quindi l’annullamento dei confini del palcoscenico: gran parte del documentario è stata infatti girata seguendo il percorso scelto da Gianfranco. In alcune occasioni gli ho chiesto di lavorare con il corpo, di sperimentare il parco, di cogliermi di sorpresa”.

Un processo di riscoperta
Un parco da riscoprire e un narratore d’eccezione hanno dato vita al racconto di questo documentario dal titolo significativo, che nasconde un riferimento letterario, come spiega Gatti. “Il titolo fa solo in parte riferimento a “Le città invisibili” di Calvino. Fin dal principio di questa avventura ci siamo accorti che il PMVL è un parco nascosto, non evidente. Per prima cosa la sua origine è frammentata, legata principalmente al Fiume Lambro e ai suoi argini, un fiume che la gente oggi ricorda per il pessimo odore che si porta dietro, e non viene visto come un protagonista di un territorio vastissimo, quale invece è. I suoi argini hanno sempre rappresentato una zona di scarso interesse, ma grazie al processo di recupero progettato dalle istituzioni abbiamo intravisto questo cambiamento degli equilibri”.

I cittadini che vivono nelle zone limitrofe al parco hanno avuto un ruolo decisivo nella sua riscoperta, con le loro percezioni e opinioni diverse a riguardo e rispetto la territorio circostante. “Molti ricordano gli anni degli stabilimenti industriali, quando quella zona aveva un’identità completamente diversa”, spiga il regista. Ci sono diversi esempi, però, di come nel corso degli anni l’identità degli abitanti di quest’area si sia trasformata piano piano, in alcuni casi andando ad integrarsi a quella naturale del parco. “Un esempio che mi ha colpito molto sono gli ortisti della Bergamella a Sesto San Giovanni- racconta Davide Gatti- Quell’area, al confine con il comune di Milano, è una striscia di terreno non edificata che fino a pochi anni fa era piena di orti abusivi, costruiti con ogni tipo di materiale di recupero. Da qualche anno i pensionati della zona hanno contribuito allo smaltimento dei vecchi orti e alla ricostruzione di nuovi, non a scopo di lucro, gestiti insieme al Comune e alla direzione del parco. Parlando con queste persone è palpabile l’orgoglio che provano per avere contribuito a recuperare questa area e l’impegno che spendono per mantenerla e renderla rigogliosa”.

Il supporto degli amministratori del Parco
Grazie al bando per il documentario siamo venuti a conoscenza delle persone che lavorano al progetto del PMVL e delle difficili dinamiche che lo regolamentano- spiega Gatti- E’ un progetto a lungo termine, è ancora in evoluzione e sono ancora tante le tappe da completare. Recentemente il parco è entrato nella sua fase 2.0 con l’ingresso nel progetto dei Comuni di Milano e Monza e l’istituzione dell’assemblea dei Sindaci. L’interesse nel valorizzare questa area è tanto, ma si deve continuare e fare sempre di più”.

Il Sindaco di Brugherio Marco Troiano, Presidente dell’assemblea dei Sindaci del PLIS, ha visto il film e ne è molto entusiasta. “Ho visto la pillola del film che è stata diffusa su internet e che ha lo scopo di creare attenzione per il progetto. Ma soprattutto ho visto i restanti minuti, che sono ancora più belli. Il valore del film sta nella creatività dei ragazzi che lo hanno prodotto, nella loro intuizione di basare la narrazione sul racconto fatto da una persona non vedente e sul riuscire a mostrare come il parco sia inserito nel contesto delle nostre città, come delle volte vada ricercato”.

Purtroppo per ora il pubblico potrà vedere solo pochi minuti del documentario sul Parco della Media Valle del Lambro (in copertina), ma in futuro tutti potranno riscoprire grazie ad esso la bellezza di una natura che si trova a pochi passi da casa, in luoghi inaspettati. “Il video adesso sta partecipando a diversi concorsi, dunque ancora non può essere mostrato integralmente- spiega Troiano- Stiamo pensando però, quando sarà possibile, di presentarlo sul territorio, anche magari solo in parte, per mostrarlo anche ai cittadini”.

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