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REFERENDUM 17 APRILE
PER COSA SI VOTA ? PERCHE’ VOTARE SI’ ? PERCHE’ VOTARE NO ?

apr 10 • Cronaca, Home, Politica e Amministrativa, TerritorioNessun commento

Sono numerose le risorse d’informazione che stanno provando a dare un quadro più chiaro del Referendum relativo alle trivellazioni in mare, che porterà al voto gli italiani il prossimo 17 aprile. Proviamo anche noi a dare uno sguardo al tema e a spiegare molto semplicemente di che si tratta. Nel capitolo dedicato alle ragioni del Sì e a quelle del No, trovate il link ai siti dei due principali ed opposti comitati a sostegno di una e dell’altra tesi, così da approfondire le motivazioni di entrambe le posizioni.

IL REFERENDUM – LA NORMA – LA LEGGE – LA SITUAZIONE AD ORA
Il quesito referendario è voluto da 9 regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto, e chiede di cancellare la norma introdotta dal Governo Renzi nel patto di stabilità, che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia dalle coste senza limiti di tempo fino ad esaurimento del giacimento.

In Italia esiste il comma 17 del decreto legislativo 152, che stabilisce il divieto di estrazione entro le 12 miglia dalla costa, ma consente però agli impianti che operano già da tempo al di qua del limite, di continuare la loro attività sino al termine della loro concessione, che ha una durata minima di 30 anni prorogabile sino a 40.

La norma che i referendari vorrebbero abrogare, prevede che al termine della concessione le compagnie possano continuare ad estrarre sino a che non siano esaurite le risorse, che in Italia sono essenzialmente di gas metano e petrolio (in minor parte), e restano allo Stato per circa il 10% del totale estratto, mentre la restante parte è di proprietà delle società estrattive.

Sono 21 le concessioni attualmente operative al di sotto delle 12 miglia imposte dal decreto, e tutte nelle regioni promotrici del referendum: 7 in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata, 2 in Emilia Romagna, 1 nelle Marche, 1 in Veneto. Sono invece 66 quelle che operano a distanze consentite e quindi che non verranno in alcun modo toccate dall’esito del Referendum, né in un caso né nell’altro.

Traducendo in parole più semplici, la domanda che sarà posta ai cittadini avrà questo senso: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermate le estrazioni nelle acque territoriali italiane, anche se in presenza di gas o petrolio ancora estraibile nei giacimenti ?” (ilpost.it riporta il quesito per esteso qui).

LE RAGIONI E IL FRONTE  DEL SI’
Chi vota sì, posizione sostenuta dal comitato nazionale No Triv e dalle principali associazioni ambientaliste come Legambiente, WWF, Greenpeace, sostiene che il voto favorevole all’abrogazione sia un forte gesto di valenza politica e sociale, che farebbe pressione sul governo per spingerlo in una direzione sempre più precisa verso lo studio, la ricerca e l’utilizzo delle energie rinnovabili e sostenibili. La tutela delle acque e di conseguenza la salute della persona, sono altri due argomenti centrali per chi sostiene di abrogare la norma, facendo così in modo che nel giro di pochi anni cessino le attività estrattive attualmente operative sotto le 12 miglia. Lo strapotere delle multinazionali petrolifere è un altra delle condizioni condannate dai sostenitori del Sì. Politicamente a livello nazionale, il sì è sostenuto da Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Lega e alcuni singoli del Pd.

LE RAGIONI E IL FRONTE DEL NO E DELL’ASTENSIONISMO
Chi vota no, come il comitato Ottimisti e Razionali e l’associazione onlus ambientalista Amici della Terra, innanzitutto smentisce che ci siano concreti pericoli per la salute dei cittadini o per l’inquinamento delle nostre acque, citando addirittura il fatto che molte delle bandiere blu assegnate ai nostri mari, siano proprio nelle regioni che hanno promosso il referendum e che vedono le piattaforme entro le 12 miglia. Inoltre c’è chi, come i sindacati, esprime più di un dubbio per i posti di lavoro che si andrebbero a perdere in caso venissero fermate nell’arco di pochi anni le estrazioni (si parla di circa 30.000 persone impiegate attualmente nel settore). Rispetto alle fonti di energia rinnovabile, il fronte del no non è contrario a prescindere, ma teme che possa esserci un contraccolpo notevole al soddisfacimento del fabbisogno energetico del nostro paese, se dovessimo fermare l’estrazione di parte del gas metano e petrolio che estraiamo. Politicamente, a livello nazionale il fronte del no è formato dalla maggioranza del Pd (astensionista per lo più) e dalla quasi totalità di Forza Italia, Ncd, e Scelta Civica (tutti con posizioni piuttosto diversificate all’interno).

QUANDO SI VOTA
Si vota muniti di certificato elettorale, domenica 17 aprile dalle 07.00 alle 23.00 nel proprio seggio elettorale.

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