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MARTESANA
REDDITO DI AUTONOMIA ? NO GRAZIE, NON COSI’. I COMUNI DEI DISTRETTI 3, 4 E 5 CONTRO LA REGIONE

feb 5 • Home, Politica e Amministrativa, TerritorioNessun commento

Ci sono i comuni del distretto 3: Pioltello, Rodano, Vimodrone e Segrate; quelli del distretto 4: Bussero, Carugate, Cassina, Cernusco, Cambiago, Bellinzago, Gessate, Gorgonzola, Pessano; e quelli del distretto 5: Melzo, Liscate, Pozzuolo, Settala, Vigante, Cassano, Indago e Truccazzano. Ecco l’esercito degli enti che hanno deciso di non aderire al bando promosso da Regione Lombardia sul Reditto di Autonomia.

Il progetto regionale, nella teoria predispone cinque azioni a favore di famiglie con redditi bassi, di persone fragili (anziani e disabili) e di disoccupati che hanno finito la cassaintegrazione o la mobilità. Tre di questi interventi riguardano le famiglie (Zero Ticket SanitarioBonus Bebe’ e Bonus Affitti), una gli anziani e i disabili (Assegno di Autonomia) e una i disoccupati (Progetto di Inserimento Lavorativo – PIL).

Perché, davanti ad un progetto che appare positivo, una schiera di enti ha risposto “no grazie” ?

L’idea resta buona, ma è la sua applicazione che ha lascito l’amaro tra gli amministratori locali. Un iter che renderebbe poco fattibile il progetto, complicando il lavoro degli enti, e lasciando la maggior parte dei cittadini in bisogno, senza sostengo. “Al di là del continuo ricorso a un metodo poco utile, quello dei voucher, per una seria politica rivolta agli anziani e alle persone con disabilità, la cifra che il governatore Maroni ha messo a disposizione dei comuni lombardi è talmente esigua da sembrare una presa in giro. Non posso credere che la Comunità Europea, da cui i fondi arrivano, abbia concesso un finanziamento così ridicolo. Perciò mi chiedo che fine abbia fatto il resto dei fondi europei”. Così Santina Bosco, assessore alle Politiche Sociali del comune di Segrate.

Una delle principali criticità portate sul tavolo dai sindaci dei comuni riuniti in assemblea, è infatti lo scarto tra l’aspettativa generata e la capacità di rispondervi. Sembrerebbe infatti, che a causa dei tempi stretti di adesione e delle risorse economiche insufficienti messe in campo dalla Regione (5 milioni di euro  provenienti da fondo europeo per coprire tutta la Lombardia), sarebbe in realtà minimo il numero di cittadini effettivamente in grado di accedervi, rispetto a quelli che dovrebbero beneficiarne perché in possesso dei requisiti, sebbene anche qui, non sia ben definito il profilo dell’utente tipo che dovrebbe ricevere questo contributo.

 

La modalità mette in capo ai Distretti sociali un crono programma stringente e complesso, soprattutto se valutato a fronte dei possibili fruitori. Basti pensare che su tutto il territorio regionale saranno finanziati 520 anziani e 470 disabili -scrivono i comuni- Le relazioni tra Regione Lombardia, ex Asl MI2 e Distretti sociali dovrebbero garantire un sistema nel quale vengono rispettati e valorizzati i rispettivi compiti. In questo caso, invece, ai Distretti viene chiesta un’attività preliminare gravosa, che andrebbe di certo a determinare un numero esiguo di voucher regionali a fronte di aspettative di cittadini difficili da valutare a priori nella qualità e quantità”.

A dicembre la questione era stata avanzata anche dal distretto 6 e distretto 7: ColognoSesto, Cinisello, Cormano, Cusano e Bresso, che avevano lamentavano lo stesso problema, sottolineando in una dichiarazione congiunta come: “destinatari reali saranno solo un migliaio di cittadini, tra anziani e disabili. Mille in tutta la Lombardia, che significa per i nostri comuni una ben esigua quantità di persone”. Ciò nonostante questi comuni hanno comunque aderito alla proposta della Regione, ma chiedendo che tali provvedimenti vengano prima discussi con gli enti interessati.

I sindaci di distretto 3 e distretto 4 invece, hanno invece espresso il loro no, seppur “disponibili a rivalutare la propria posizione nei rapporti con Regione Lombardia a fronte di futuri nuovi sviluppi di interventi rivolti alla popolazione fragile del territorio, fermo restando un diverso e attento approccio ai bisogni delle persone e all’entità delle risorse che verranno messe in campo”, come scritto nella dichiarazione congiunta.

Da Segrate, l’assessore alle Politiche Sociali Santina Bosco, ha chiarito la posizione portata avanti dal suo comune all’interno del distretto 3: “Il principale motivo per cui il nostro Distretto ha detto no al bando -ha concluso- E’ che possiamo arrivare agli stessi risultati con le nostre sole forzedalla Regione ci aspettiamo aiuti più concreti. Siamo certamente disponibili a rivedere la nostra posizione, nel caso Palazzo Lombardia voglia aprire il confronto, perché ciò ci permetterebbe di portare avanti e discutere le nostre istanze”.

 

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