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VORREI DORMIRE NEL FRIGO

ott 12 • Leggi i racconti dell'edizione 2015Nessun commento

Amo nascondermi dentro i sogni, per regalarmi la possibilità di disegnarmi con la fantasia, come vorrei essere nella realtà, cioè magra, magra e soprattutto magra; una strafiga che fa impazzire gli uomini.

Appena riapro gli occhi, spio furtivamente lo specchio per sincerarmi che il miracolo sia avvenuto, magari durante il sonno, generalmente prendo uno spavento  tale da urlare: ” Mamma mia quanto sono brutta e grasssssaaaaaaa…..roba da restarci secchi!!”

Mi chiamo Gaia, ma ho ben pochi motivi per essere allegra, ho trentasei anni e sono single, bella forza, chi se la piglia una come me? Gli unici sguardi che ricevo dagli uomini, sono quelli di compassione e vi assicuro che vorrei suscitare tutt’altro che compassione in un uomo… Non sono sempre stata il barilotto che vedete oggi; ero una ragazza alquanto carina,  filiforme, con gli occhi verdi e lunghi capelli castani. Con il trascorrere degli anni, per far tacere le mie ansie, le mie paure, le insicurezze, la solitudine e il timore dell’abbandono, ho iniziato ad ingozzarmi di cibo. Ogni sentimento che non riuscivo a gestire, lo seppellivo sotto tonnellate di cibo. Nei periodi critici di crisi, di innamoramento, di liti, mi ficcavo costantemente in cucina a preparare panini farciti a cinque strati e scatole intere di merendine riempite accuratamente di panna e nutella, facendo attenzione a non lasciare gli angoli senza ripieno. Divoravo tutto sdraiata sul divano, davanti alla mia impareggiabile complice, la tv!; Ingurgitavo  anche i film, i dibattiti, le opinioni e gli opinionisti, la pubblicità, i telegiornali con i giornalisti che ogni giorno mi ingrassavano con le brutture del mondo; ma ben inteso, se fosse dipeso da me, avrei  sicuramente preferito dormire nel frigo. In poco tempo ero lievitata triplicando il mio peso; sono alta un metro e sessantacinque centimetri e peso novantotto chili. La mia pancia, quando sono sdraiata, appare un enorme campo da golf con la buca al centro. Quando sono in piedi invece, diventa un gommone gonfiabile così ingombrante da impedirmi la camminata. Ho le braccia grosse, e le cosce che sfregano fra loro, procurandomi dolore, specialmente in estate, quando fanno attrito con la sabbia e il sudore. Sono imprigionata in un corpo opulento per sfuggire  alla paura di non esistere per nessuno.

Ho provato a mettermi a dieta, ho sborsato fior fiori di quattrini per farmi aiutare da dietologi, nutrizionisti, endocrinologi, maghe, fattucchiere con le loro pozioni miracolose che promettevano rimedi magici e risultati sorprendenti, sciogliendo il grasso ostinato e restituendo una forma e un fisico da urlo ad un corpo ormai da rottamare. Quante notti sprecate a sognare l’impossibile e poi al risveglio urlare di terrore di fronte allo specchio perché l’immagine riflessa era di un orca assassina e non la mia. Pasticca blu per  la sera , snellisce durante il sonno sciogliendo l’adipe, compressa gialla il giorno, drenante e purificane, facilita l’eliminazione dei liquidi trattenuti dalla ritenzione idrica. Mamma mia quanto lavorano due pastiglie colorate! Ma dopo il gran bla bla bla tutto finiva in un gran mal di pancia e in una diarrea fastidiosa che mi teneva incollata al water. Quanti soldi buttati nel cesso! Ma io continuo ad avere fame, io ho fame…fame d’amore. Il mio appetito parte dalla testa, passa per il cuore e arriva allo stomaco. Mi sento sola e non accettata, non mi accetto neppure io. Sono andata via dalla casa paterna perché mia madre peggiorava la situazione; sembrava non vedesse né capisse il problema che stava rovinando la mia esistenza oltre che la mia immagine, o più semplicemente, si rifiutava di capirlo, comunque sia, invece di trarmi fuori dal frigo, mi tentava con leccornie di ogni genere, quindi, prima di somigliare al cartone animato Obelix, sono rotolata via da quella casa.

Non amo fare shopping, rimando gli acquisti a quando è strettamente necessario. Ogni qual volta misuro un indumento della mia taglia che mi và stretto, mi innervosisco e impreco. È difficile trovare negozi per taglie comode, e quelle rare volte che  riesci  a scovarne uno, ha i prezzi così esosi da scoraggiarne l’acquisto; per non parlare di quando una vocina schifata apostrofa “Sono spiacente signora ma non abbiamo nulla della sua taglia!”, è una commessa anoressica con lo sguardo allampanato. Ok, va bene, ho capito, andrò in giro  nuda!; Non è un gran bello spettacolo vedermi nuda, possibile che nessuno pensi che anche noi grassi vogliamo dei vestiti decenti? Tutto ciò mi deprime e mi mette di malumore, anche se riesco a camuffarlo  dietro una buona dose di sarcasmo. Ho trascorso anni ed anni in casa da sola, per la vergogna e il disagio di mostrarmi al mondo. Guardavo dalla finestra le persone passeggiare, oppure trascorrevo le domeniche e i giorni di festa  in compagnia di un buon film, per ammazzare il tempo, ma sinceramente mi sarei ammazzata io altro che ammazzare il tempo! Filtravo il dolore con lo sguardo disincantato di chi attende un domani migliore, con il desiderio di incontrare qualcuno a cui dire “Benvenuto nel mio mondo, è una vita che ti attendo! Perché mai hai tardato così tanto? Stavo perdendo le speranze!”.

Due volte alla settimana, mi reco agli incontri in un gruppo di auto-aiuto, dove donne e uomini con problemi di adattamento fisico o psicologico, mettono in comunione le loro esperienze di vita. Il mio gruppo si chiama <Sciogliamo i nodi>,  avrei preferito <Sciogliamo il grasso>, ma il mio non è l’unico problema da sciogliere. Provo giovamento ad ascoltare le testimonianze dei malcapitati come me, che lottano quotidianamente contro il vizio, le manie, le ossessioni, le psicosi, per poter andare avanti in questo mondo che ci ha dimenticati.

Sicuramente la cultura del bello, aborrisce tutto ciò che esce dagli schemi. Noi problematici, siamo visti come malati, diversi, disadattati, quindi trattati come appestati. <La bellezza dell’estetica salverà il mondo> , intuisco a questo punto che noi sporchiamo ciò che di bello c’è nel mondo; storpiamo la perfezione. Quindi Hitler; non era poi così folle a voler eliminare i non ariani, se anche la società usa lo stesso criterio di selezione.

“ Sono Gaia, peso novantotto chili e questa settimana non sono riuscita a smaltire neppure un etto”.

“ Sono Nicola, sono riuscito a non rubare nulla negli ultimi negozi che ho visitato e neppure al mercato, in questi ultimi giorni”.

“ Mi chiamo Francesco, ho giocato ininterrottamente per due giorni alle slot machine, perdendo tutto, sonno, lavoro, soldi, e famiglia, praticamente sono rovinato! Mia moglie è andata via da casa portando via con sé anche i figli”.

“ Ciao, sono Roberto, in questa settimana non mi sono strappato i capelli né le ciglia, neanche quando il mio cane è stato investito da un auto in corsa”.

Roberto è simpatico, mi trovo a mio agio con lui, sembra non accorgersi del mio aspetto fisico, mentre io il suo lo noto! Lo invito spesso a cena, purtroppo a causa dei turni, ha problemi con gli orari; è custode al museo. Si strappa i capelli  attorcigliando le ciocche tra le dita e tirando forte. Ha la testa piena di chiazze, si stappa anche le sopracciglia e le ciglia, alcune volte anche le unghia. Questo accade indipendentemente dagli episodi spiacevoli che possono turbarlo. Sembra essere un vizio che gli procura un piacere iniziale e poi sfocia in una crisi di pentimento. Roberto ha la mia età ed è stato sposato. La verità è che vorrei mangiare anche Roberto. Ho fame di lui. Ho bisogno di sentimento…ma lo sbranerei in un boccone e poi sarei assalita dai sensi di colpa perché tutto sarebbe finito ancor prima di cominciare. Devo stare buona, devo fare la brava, devo resistere, ma  avrei tanto bisogno di sentire la sua fame per me, ma lui mi vorrà mangiare oppure ha solo bisogno di saziare la sua voragine affettiva?

Non abbiamo fatto sesso, non so se a causa della sua timidezza, del fatto che non gli piaccio fisicamente o se ha qualche altro problema. Forse è meglio così, si troverebbe di fronte ad una balena in mutande a pois, allora sì che si strapperebbe tutti i capelli!

Meglio uscire con i ragazzi del gruppo, è così raro che io trascorra del tempo tra la gente. Compongo il numero di Roberto e dico “Roby ciao, andiamo con gli altri a divertirci”. Alle nove suonano al mio campanello, scendo senza rispondere; sono certa siano loro perché il mio campanello è sempre muto, qui abita una dimenticata dal mondo.

I ragazzi sono in sette: Nicola, Francesco, Laura, una bella donna con problemi di alcolismo; doveva avere un bel fisico quando era giovane, oggi è gonfia e flaccida. Poi c’è Roberto e la coppia Gianni e Sofia, due paranoici pieni di manie e fobie che riescono a far sorrider anche me; è difficile però restare a lungo in loro compagnia perché tutto diventa un dramma. Quanto siamo strani tutti insieme! Certamente le persone penseranno che siamo fuggiti da qualche manicomio.

Al bowling faccio tanta fatica ad allacciarmi le scarpe, non posso chinarmi, la mia mole mi opprime e non respiro. Sono negata in qualunque sport, non sono agile e in più sudo molto. Odio sudare, ho l’odore del lardo inacidito. Mi lavo continuamente e mi infilo sotto la doccia svariate volte al giorno, per evitare che il mio olezzo impesti il pianeta. Durante l’estate con il caldo e l’afa, vivo un dramma, mi affatico per un nonnulla e le maglie diventano madide e colanti.

Quando sto con gli altri, riesco a tralasciare i miei problemi, rido  scherzo spensieratamente, anche divertendomi ma c’è sempre una nota di amarezza, perché so bene che quando la serata sarà terminata, le mie angosce mi attendono dietro la porta di casa e mi assaltano nell’istante in cui varco la soglia…e sono loro a mangiare me, mi sbranano! Ho fame, vorrei mangiare il mondo, vorrei addentare la vita e sbranarla, così da ridurla in poltiglia e digerirla. Ho fame di amore, di calore, di baci, di carezze. Vedi cosa succede ora? Non resisto, devo ingurgitare qualcosa per zittire e placare la voragine interna. Vorrei non pensare; vorrei guarire dalla fame, vorrei accettarmi, vorrei…vorrei… vorrei…Spesso prego, sono credente, ma da qualche tempo non trovo sollievo neppure nella fede. Sono stata creata ad immagine di Dio…ma Dio sarà obeso come me? Ma no, è Buddah quello grasso, ed ha una pancia simile alla mia. Quando mi reco a messa e mi accosto all’eucarestia, penso a Gesù che si immerge nel mio corpo e si mischia alle mie cellule. Devo però sforzarmi molto per trovare Gesù in quella piccola e sottile ostia. Io ho fame di Gesù, ho fame del suo amore, voglio il suo aiuto, la sua consolazione…preferirei mordere il legno della croce per sentirne il sapore e il dolore.

Mercoledì quattro Luglio, mentre uscivo dal palazzo dove abito per recarmi al lavoro, ho incrociato…per meglio dire, mi sono scontrata con un uomo sommerso da scatoloni e buste. L’ho travolto letteralmente al mio passaggio, mi sono scusata e l’ho aiutato a recuperare il disastro causato. Ho saputo così, che lui è il mio nuovo vicino di casa. Che bello! Mi è parsa una persona gentile e simpatica. Si chiama Giulio Volpini, ha quarantacinque anni e vive solo. Come è possibile che un uomo così adorabile sia solo? Forse è separato…Mi rifiuto di credere che un bell’uomo come lui, passi inosservato. Comunque gli ho detto che, per qualsiasi problema, può fare capo a me.

Lunedì dieci dicembre, io e Giulio siamo diventati buoni amici…beh, più che amici, dividiamo lo stesso appartamento, così da tagliare i costi delle bollette e dell’ affitto. Giulio è infermiere in una clinica privata, questo  mi fa’ sentire sicura.  Inizio gradualmente a vivere meglio con me stessa, ho meno bisogno di farmi del male; piano lentamente, è un percorso lungo e graduale il mio, non devo avere fretta, la fretta è un’ ingannatrice che ti fa credere cose  non vere, certamente desiderate e poi ti assedia l’anima.

Continuo a recarmi al gruppo <Sciogliamo i nodi>, Giulio mi accompagna volentieri, ne trae beneficio anche lui; è rimasto traumatizzato da un incidente automobilistico, in cui sono restate vittime la moglie e i figli e la notte è preda di spaventosi incubi.

Usciamo ancora con i ragazzi del gruppo e ci divertiamo, anche se Roberto non ha accettato di buon grado il vedermi in compagnia di un altro uomo, per un lungo periodo si è ristrappato i capelli e le ciglia. Questa situazione mi addolora molto, tanto che all’inizio della mia storia con Giulio, non riuscivo a guardare negli occhi Roberto senza provare dei forti sensi di colpa .

Giulio oltre ad essere un uomo affascinante e gentile, ha bisogno di me, del mio affetto, della mia stima, della mia pazienza. Qualcuno mi trova importante…ma cosa sto dicendo importante? Mi  trova necessaria, ed è indispensabile qualunque cosa  provenga dal più profondo di me, dal mio cuore, dal mio animo. Anche io posso dare sentimento, emozioni, affetto, amore…lo straordinario risiede nel fatto che un uomo normale diventi speciale grazie alla passione di una cicciona. È la prima volta che sto insieme a qualcuno che non mi considera in base al mio aspetto fisico. Mi vuole bene per quella che sono, anche con i chili in eccesso. Mi fa sentire donna, non grassa, mi fa’ sentire desiderata, non disprezzata, mi fa sentire accettata, non commiserata…sono amata, amata, amata.

Quando mi guardo allo specchio, mi trovo cambiata, forse sono restata sempre la stessa ma sono diversa dentro. Non ho più bisogno di alzarmi di notte per prepararmi gli spuntini di fortuna, la notte a mia fame è stata placata. Non desidero più dormire nel frigo, ora ho il mio letto. Giulio è guarito dagli incubi notturni che lo tenevano sveglio. Sono contenta perché credo di aver contribuito, con la mia presenza, alla sua guarigione. Io però ho ancora fame di amore e mangerei Giulio ma, ho capito che questo non spegnerebbe la mia fame, quindi ho deciso di vivere serenamente, per quello che posso, questo rapporto, saziandomi di lui e donandomi come posso.

A proposito, quasi dimenticavo “ Sono Gaia, ho trentasette anni, sono alta un metro e sessantacinque centimetri, peso settanta chili ed ho un compagno. In un anno di autostima e amore, sono dimagrita ben ventotto chili di tristezza, che come una copertura, mi inglobava in un bozzolo per isolarmi. Sono uscita dal bozzolo non proprio come una farfalla, ma la metamorfosi è avvenuta internamente ed esternamente a me.

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