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CIBO 2.0

ott 12 • Leggi i racconti dell'edizione 2015Nessun commento

Giorno zero

 

“Il corpo umano e’ un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre.”
Ippocrate

 

Kigali, Rwanda

Winston

 

Milano, Italia

Sara.

 

VISTA: vedo sono solo ombre. Alcune intense, mi accecano. Altre tenui. Certe si muovono.

UDITO: i miei stessi urli mi attraversano. Quando smetto, il silenzio è sovrano. A volte cantilene mi cullano.

TATTO: sento un abbraccio continuo, delicato, d’amore. Sto bene.

OLFATTO: non riconosco gli odori, tranne uno: quello della mia origine. Mi è sempre addosso. Lo amo.

GUSTO: il sapore di ciò che ingoio non lo distinguo. Attaccato ad una protuberanza sento questo gusto: anonimo, ma vitale.

 

5 anni

 

“La “macchina uomo” funziona in ogni individuo allo stesso modo: i cinque sensi sono le porte per comunicare col Pianeta. Senza badare alle condizioni esterne, la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto registrano, analizzano e comunicano tutto al cervello, come fossero entità autonome, noncuranti dell’anima”

Anonimo

 

Winston

 

VISTA: tutto ciò che noi – io, udito,tatto, olfatto e gusto -  percepiamo viene recepito da un’entità superiore. Il cervello. Lui organizza tutte le informazioni: dati che fanno vivere questo corpo.

Poi ci fornisce spiegazioni: ho saputo che alcune ombre scure che vedevo si chiamano piante, foglie e fiori, gli esseri che saltano da una pianta all’altra, uccelli o scimmie. Poi ci sono le persone.

Il cielo è un pietra azzurra limpida, il sole una gemma rovente. Questo posto è incantevole.

Incantevole, come la donna che ha generato questo corpo, riversandogli addosso un amore infinito, spremendosi goccia a goccia per nutrirlo; come l’uomo che ogni giorno cammina per 5 km, scalzo, sulle pietre, per procurare l’acqua a sua moglie e a suo figlio.

UDITO: la maggior parte dei rumori è ancora indecifrabile.

TATTO: qualcosa distinguo: la terra sotto i piedi, l’acqua che bagna ciò che tocca… ma è troppo presto per comprendere un mondo.

OLFATTO: adesso quello che conta è il lavoro di squadra con gli altri sensi.

GUSTO: il sapore di ciò che questo corpo ingoia per nutrirsi, mi è ormai noto: tutti i giorni è sempre presente. Sempre quello, sempre uguale.

Capita che il corpo lo rifiuti: piange. E la donna che lo ha generato lo forza a cibarsi: come se non ci fosse alternativa per vivere. E forse è così.

 

Sara

 

VISTA: ho già visto una quantità di cose impressionante.

Ho notato che questo corpo, anche se così piccolo, mangia sempre prima con gli occhi: non appena vedo qualcosa di attraente, poco dopo il gusto entra in azione.

UDITO: il caos è sovrano. Sono sicuro che ci sono nel mondo luoghi meno popolati di rumori e suoni. Ne sono sicuro.

TATTO: l’attività principale di questo organismo è toccare: tutto, indistintamente.

OLFATTO: fiutare non è ancora un riflesso di cui ci sia consapevolezza.

GUSTO: devo distinguere migliaia di sapori. La varietà dei cibi di cui si nutre è infinita: credo che il mio compito non possa finire mai.

 

15 ANNI

 

“Un uomo affamato non è un uomo libero.”
Adlai Stevenson

 

Winston

 

VISTA: Winston: il cervello ci ha comunicato che il nostro corpo si fa chiamare Winston. Ormai ha cognizione di sé.

Da tempo s’incammina verso il pozzo al posto dell’uomo che l’ha generato, che lui chiama “papà”, che così può andare subito nei campi a coltivare. La donna che l’ha partorito la chiama “mamma”.

Winston sa che vive in un villaggio vicino alla capitale.

Ogni mattina, nel tragitto, ho visto molte cose, prima nuove, ormai codificate: la vegetazione, gli animali, gli amici, la scuola…

Sveglia all’alba, colazione con un impasto di patate e acqua. Sempre e solo patate e acqua.

Per un breve periodo ho visto nella scodella un liquido bianco: latte. Un vicino di capanna aveva un animale, chiamato capra.

UDITO: sentivo il latte bollire nel tegame. Era un rumore nuovo. Non il solito suono sordo dell’impastare patate, con la padella che sfregava sulla pietra.

TATTO: quando il latte bolliva troppo, Winston, ne punzecchiava la superficie e raccoglieva una patina bianca.

Aveva una consistenza nuova che dovetti definire: non era come l’acqua, che fuggiva tra le dita. E non come le polpette di patate, creta da modellare. Un velo leggero, appiccicoso.

OLFATTO: Gli odori che ho sentito fin dall’inizio sono sempre stati pungenti, nel bene e nel male. Anche il profumo del latte non era esente dalla caratteristica, ma, forse perché nuovo, gradevole.

GUSTO: il latte di capra gli piaceva. Probabilmente solo perché diverso dai soliti sapori. Non ebbe il tempo di capirlo perché la capra morì di fame.

 

Sara

 

VISTA: Sara: così si chiama il nostro corpo. Vive in un luogo in cui “c’è tutto” e lo sperimenta: senza ritegno.

L’ultima scoperta è il cibo africano. In quel ristorante in Duomo, si scatena.

Esteticamente, non c’è niente d’intrigante in un piatto di polenta di manioca o di polpette di patate. Niente rispetto alle torte pirotecniche di quel negozio in centro o a quegli hamburger succulenti, che colano olio come oro fuso.

E che, comunque, non si fa mancare: mangia ancora prima con gli occhi.

UDITO: la vita di Sara è nei rumori. Un miscuglio di suoni: di voci, di musiche e di motori. E il suono del cibo – che cuoce, sotto i denti, che s’impasta – è solo un dettaglio. Non si coglie nemmeno, nel caos.

TATTO: Sara ha toccato così tante cose che faccio fatica a starle al passo. A volte le confondo: la consistenza di quelle polpette africane è identica a quegli degli hamburger: passo al cervello informazioni dissonanti.

OLFATTO: Sara mi utilizza in modo sbadato: non coglie le sfumature.

GUSTO: idem come l’olfatto. Ingoia e basta.

 

 

25 ANNI

 

“Chi mangia dimentica la fame altrui.”
Franz Fischer

 

Winston

 

VISTA: ho visto gran parte del nostro mondo. I cibi ormai sono diventati un’immagine nota, sempre uguale, sempre meno.

Di nuovo ci sono solo le persone in camice bianco, in una grossa tenda, dove Winston si reca una volta alla settimana.

Gli danno delle pillole e lo mettono su un oggetto che ne misura il peso, poi scuotono la testa con un sorriso tirato, che il cervello non sa analizzare.

Altra gente su lettini, attaccata a fili, si trova qui. Anche Winston sembrava dovesse rimanere lì, una volta, ma non poteva restare: il papà non c’era più e la mamma aveva bisogno di lui.

A volte non riesco a mettere a fuoco bene o diventa tutto buio. Poi, quando Winston vede di nuovo, le persone col camice bianco sorridono: sembrano felici che abbia riaperto gli occhi.

UDITO: i suoni nuovi sono di macchinari strani, con lancette e fili e aghi, attaccati agli individui sui lettini.

TATTO: hanno bucato la pelle di Winston. Il dolore è stato breve, ma nuovo. Al primo tentativo si è lacerata: troppo vicino all’osso. Poi, gli uomini in camice bianco, ci sono riusciti.

OLFATTO: in questa tenda enorme gli odori sono penetranti e fastidiosi.

Anche se poi, una volta prese quelle pillole, tra quegli odori, sento che Winston acquista forza e vigore.

GUSTO: quando ho sentito la pillola sulla lingua ne cercavo il sapore: percepivo solo una membrana dura, e una sensazione sgradevole, ma, così breve – il tempo di un sorso d’acqua – che diventava sopportabile.

 

Sara

 

VISTA:il cervello, dopo aver inglobato tante informazioni, sa capirle e usarle. Il cibo è sempre presente: in tutte le sue forme.

Sara si è nutrita di tutto: ho visto pesce crudo, carne unta, infilzata su una giostra, pizze, cibi nostrani: tutti gli ingredienti del mondo combinati in tutti i modi del mondo.

Non ha freni.

E poi vedo quell’oggetto nel quale rivedo lei. Ci passa le ore davanti.

UDITO: la qualità dei suoni è migliorata: oltre al caos della sua città, a volte va in luoghi nuovi. Allora mi capita di sentire il suono del mare o del vento nei boschi.

Sara sta bene.

TATTO: si tocca spesso:le braccia, le gambe, i fianchi. Una sensazione “nuova” per me da trasmettere. Ridicola: “sentire” la pelle nelle quale vive da sempre.

E ancora quell’oggetto. Il cervello ci ha detto che si chiama specchio.

OLFATTO: io e il gusto siamo allo stremo.

GUSTO: esatto. La mole di cibo ingerita non ci permette di capire cosa inviare al cervello, lui non sa che fare, e, se è qualcosa che fa star bene Sara, dà l’ok.

Come quel cibo, morbido, dolce, marrone: col dito nel bicchiere Sara ne raccoglie un pò e lo infila tra le labbra… poi sta bene… e infila, ancora e ancora.

Sara non si nutre più: cerca di chiudere buchi “dentro” col cibo.

 

35 ANNI

 

“In una casa dove si patisce la fame il cane non entra.”
Proverbio africano

 

Winston

 

VISTA: ormai vedo spesso la grande tenda degli uomini in camice bianco.

La mamma non c’è più: si è unita al papà.

Winston sperava di non provare più la stessa orrenda e glaciale sensazione di quando se ne andò papà, ma fu peggio.

Quel giorno ho visto il cadavere della madre sul letto, nella capanna. Sembrava dormisse tanto era sereno e disteso il volto, come una tovaglia di seta su di un tavolo antico.

Ma, sollevata la coperta, il corpo scheletrico, spolpato fino all’osso, mostrava le sofferenze patite dalla donna. La mamma.

UDITO: ”malnutrizione cronica allo stadio finale. Una chiara diminuzione di assunzione e assorbimento di protidi, minerali,vitamine e calorie”.

Queste parole mandai al cervello, che non capì, poi si avvicinò un uomo in camice bianco e, mettendo la mano sulla spalla di Winston, disse: “ Mi spiace: è morta di fame”.

TATTO: solo due cose ricordo: il cigolio delle ossa della mano della mamma: la pelle, carta velina, non proteggeva più nulla e la totale assuefazione all’ago che buca la pelle di Winston – ormai una routine.

OLFATTO: accanto alla mamma un solo odore prevaleva su tutto: quello dell’origine di Winston. Gli è sempre stato addosso. Lo amo

GUSTO: il sapore della morte gli raschiava la gola. Appena seppe della mamma, vomitò, cosa poco utile, vista la magra colazione e il pranzo non poco dissimile.

Tutto lì, riversato ai bordi della capanna, mentre dentro giaceva la mamma. Alla fine, in bocca quel gusto amaro, acido, promemoria del destino dell’uomo.

 

Sara

 

VISTA: da un po’ Sara frequenta un posto nuovo. Pieno di attrezzi e di persone sudate: una palestra.

Un giorno, dopo essersi messa su quell’oggetto che indicò sul display “137 kg”, decise che doveva cambiare vita. Per sé stessa. E non solo.

Quella palestra non era casuale. Quel ragazzo non la guardava per caso. Nemmeno lei lo guardava per caso.

Sara sapeva che era bella, tutto quel cibo ingurgitato era inutile e la mole che era il suo corpo non le apparteneva.

UDITO: riuscì a dimagrire: “65 kg”. Riuscì ad uscire col ragazzo che non la guardava per caso.

Passai al cervello frasi dolci, piene d’amore. E Sara stava bene: come, di più, di quando mangiava.

TATTO: le sensazioni nuove erano sulla pelle: le carezze del ragazzo. Diverse dal cibo che passava sempre dalle labbra.

OLFATTO: il profumo del ragazzo è il dato che invio al cervello, sempre: anche quando Sara non è con lui. E’ fragranza ma anche memoria e amore.

GUSTO: le sue labbra, gusto nuovo, sulla bocca. Sara era felice, come mai lo era stata.

 

 

45 anni

 

“La fame non ha scrupoli”

Charlie Chaplin.

 

Winston

 

VISTA: gli svenimenti – le fasi di buio assoluto – sono aumentati. Anche quando vedo, faccio molta fatica. Sono debole, non riesco a compiere il mio dovere.

UDITO: i rumori, ormai, sono solo quelli della tenda. Da qualche tempo Winston vive qui: la capanna è vuota, lui è stanco, non ci può stare.

Ma la frase più agghiacciante l’ho sentita pochi giorni fa: gli uomini in camice bianco, forse, pensavano che Winston dormisse. Ma io sentii ciò che si dissero:”Malnutrizione cronica allo stadio finale. Una chiara diminuzione di assunzione e assorbimento di protidi, minerali, vitamine e calorie”.

Il cervello, questa volta, sapeva cosa volevano dire.

Come la mamma.

TATTO: sento solo il ruvido delle lenzuola, gli aghi che entrano nel corpo e l’unto delle malattie e della morte.

Quando Winston andava a prendere l’acqua al pozzo gli pesava: i sassi gli rovinavano i piedi, il sole gli seccava gli occhi e la gola era una buca in un deserto.

Pagherei per riprovare quelle sensazioni: perché Winston era libero, sano e forte.

OLFATTO: l’odore malsano di questo luogo prima mi tormentava. Ora quasi non lo riconosco più, tanto mi è amico.

GUSTO: Winston mangia poco. Fa fatica a deglutire. Non sento più sapori.

L’unico è quello dei liquidi che infilano nel suo corpo attraverso aghi conficcati nelle braccia.

Me ne stupii: ho sempre percepito i sapori dalla bocca. Non capivo se era un’informazione che dovevo passare io al cervello.

 

Sara

 

VISTA: da tempo non vedo più la palestra. Cinque anni fa la fine. Ho visto il volto di una persona che ti dice che non ti ama più: il ragazzo che non la guardava per caso.

Ho dato l’informazione al cervello, ma non volevo: sapevo cha Sara avrebbe sofferto. Ma è il mio lavoro. Ho sentito gli occhi gonfiarsi e buttare acqua salata.

Poi ho rivisto il cibo: di nuovo. Ingurgitato, ancora. Sara sarebbe stata male, come prima.

Ora sta male: tre giorni fa è stata portata in ospedale, per la seconda volta.

“Principio d’infarto. Se non controlla il suo peso, rischia grosso”. Le disse un uomo in camice bianco.

Tornata a casa inzuppò la mano nel barattolo della cosa dolce, morbida, marrone: la risposta a tutto.

UDITO: “Non ti amo più”. Questo passai al cervello quel giorno.

TATTO: Risentivo solo il cibo sulle labbra. Lo usava come medicina: per non stare male, per dimenticare.

OLFATTO: il cervello ci ha mandato un segnale di pericolo: Sara non ha più controllo. L’ultima volta che è si è pesata, un mese fa, la bilancia diceva 145 kg.

GUSTO: è svenuta ancora. Ha troppo cibo intorno, sempre,  e non resiste. Ma, se ci fosse meno cibo? Una quantità di sapori infinita, alcuni irresistibili, altri inutili, altri… Se ci si nutrisse meglio? Qualcuno, da qualche altra parte, potrebbe  averne più bisogno?

Intanto Sara sta male.

 

 

47 anni.

 

“La cosa divertente, se non fosse per le conseguenze a volte tragiche, è che due situazioni, una l’opposto dell’altra, portate all’estremo, generino la stessa soluzione.”

Anonimo

 

Winston

 

Kigali.

Ospedale aiuti umanitari.

Diario Medico Giornaliero del 21.03.2015 redatto dal Dr.xxx:

Oggi, causa stato malnutrizione allo stadio finale, si sono verificati tre decessi. I pazienti sono:

Yasar xxx, maschio 38 anni

Durdana xxx, femmina 33 anni

Winston xxx, maschio 47 anni

 

Note personali: è ridicolo: siamo qui per curare persone che non avrebbero bisogno di nulla e che non arriverebbero mai in queste condizioni se potessero espletare una delle funzioni primarie dell’uomo: nutrirsi.

Dr. xxx

 

Sara

 

Milano.

Ospedale San Raffaele.

Pronto Soccorso.

Report giornaliero, Dr. xxx

Oggi, 21.03.2015,ore 14.26, giunge al Pronto Soccorso una donna, 47 anni, con sintomi infartuali.

Alle ore 15.25, è confermato il decesso per un decadimento della funzione cardiaca.

Note mediche: in attesa di verifiche, il decesso sembra causato da una condizione di obesità eccessiva e, si presume, conseguente occlusione delle arterie principali.

Nome paziente: Sara xxx

 

0 anni

 

Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».

Mt.14,13-21

 

Rwanda. Kigali.

Winston.

R.I.P.

 

Italia. Milano.

Sara.

R.I.P.

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